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Petrucci tira dritto: la FIP revoca l'affiliazione della Trapani Shark. Ma Antonini al TAR vuol riprendersi tutto

Nessuna sorpresa dal Consiglio FIP: revocata l'affiliazione del club siciliano, ma la sentenza Agnelli della Corte Europea riaccende le speranze del patron Antonini. Ok al varo delle due società romane

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Tutto secondo previsioni: due squadre a Roma, Trieste che mantiene il proprio posto in LBA e Trapani che vede revocata l’affiliazione alla FIP. È quanto ha partorito il Consiglio Federale convocato dal presidente Gianni Petrucci, col quale sostanzialmente ha tenuto a battesimo la nuova stagione del massimo campionato italiano di pallacanestro. Sul quale però pende come una spada di Damocle il ricorso al TAR che presenterà Valerio Antonini, proprietario della Trapani Shark, che dopo essersi vista estromesso dal campionato 2025-26 lo scorso gennaio è pronto a dare battaglia su tutta la linea nei confronti di chi (a suo modo di vedere) ne ha decretato la fine in modo scientifico, studiato a tavolino.

La sentenza della Corte Europea che ribalta tutto

Antonini, sempre molto attivo sui social, nei giorni scorsi aveva fatto sapere di aver spostato a Palermo la sua organizzazione cestistica e calcistica (lui che è patron anche del Trapani, appena sceso in Serie D), pronto a ripartire con due società ad hoc legate agli sport che aveva rilanciato nella città siciliana nell’estate del 2023.

A dar manforte alle sue ragioni è soprattutto la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sui ricorsi presentati da Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, puniti dalla Giustizia Sportiva con 24 mesi di inibizione quando rivestivano cariche all’interno della CDA della Juventus per via dell’inchiesta sulle plusvalenze fittizie, arrivata fino al grado dell’appello. La CGUE di fatto ha imposto all’Italia una riforma epocale: l’ordinamento sportivo non potrà più avere il privilegio dell’autonomia assoluta, dal momento che una volta finiti i gradi di giudizio non c’era altro modo per far revisionare le sentenze (al TAR si potevano solo chiedere di fatto risarcimenti economici, e molto più raramente la sospensione o l’annullamento delle misure disciplinari).

Uno schema dichiarato incompatibile con il diritto dell’Unione Europea, poiché queste inibizioni incidono in modo sostanziale sul diritto al lavoro e pertanto non potranno più sottrarsi a un vaglio pieno davanti a un giudice indipendente ed esterno alla federazione.

Antonini adesso vuol andare all in contro Petrucci

Antonini fino a oggi aveva indicato unicamente nella volontà di arrivare a ricevere risarcimenti milionari il suo unico intento. Adesso però comincia a credere in qualcosa di più sostanzioso: al TAR chiederà che venga revocata l’affiliazione della Trapani Shark, votata dal Consiglio FIP dopo che il patron dei trapanesi s’è rifiutato di pagare poco meno di 900mila euro di sanzioni accumulate nel corso della stagione prima e dopo l’esclusione dal campionato (ufficialmente per irregolarità sui pagamenti fiscali e le mensilità dei tesserati, oltre che sul numero di giocatori tesserabili).

E tra le opzioni c’è anche quella di chiedere la sospensione del prossimo campionato fino alla fine dell’iter amministrativo e giudiziale, ponendo dunque a forte rischio il via del torneo, prevista alla fine di settembre. La FIP fino a ieri poteva dormire sonni relativamente tranquilli, ma dopo la sentenza della CGUE rischia di ritrovarsi a fare i conti con uno scenario inatteso, e potenzialmente esplosivo.

Ufficiali le due squadre romane. Trieste è salva

Il tutto arriva in coda a settimane nelle quali il basket italiano è finito sui giornali e sui social per motivi certo poco edificanti. Perché il Consiglio FIP ha ratificato lo spostamento di Vanoli Cremona e Germani Brescia nella nuova sede di Roma, la prima con la BC Basketball SPQR (che fa capo a Donnie Nelson, con Luka Doncic tra i finanziatori) e la seconda con al Maxima Roma di Paul Matiasic.

Quest’ultimo ha fatto appena in tempo a chiudere i ponti col passato a Trieste, dove martedì s’è insediato il nuovo board con Josh Hiller alla presidenza. A Trieste è stata la piazza a insorgere contro l’ipotesi di spostare il titolo sportivo nella Capitale, e Matiasic alla fine ha trovato in Brescia la sponda ideale per far tornare i conti (Brescia che ripartirà dalla B nazionale). Un gesto d’amore estremo, quello della tifoseria giuliana, che ha “salvato” club, posti di lavoro e mantenuto la passione di una piazza che rischiava di sparire da un momento all’altro, solo perché l’ex proprietario brama all’idea di entrare nel progetto NBA Europe (lo stesso criterio seguito da Nelson con il titolo di Cremona: c’è posto solo per una, e l’altra poi che farà?).

La FIP ha ricordato che esiste un regolamento che permette di spostare titoli da una città all’altra, e lì s’è fermata, limitandosi a osservare. Ma sulla vicenda sollevata dalla CGUE potrebbe non avere l’ultima parola. E questo si che sarebbe un bel problema.

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