Virgilio Sport

Pochesci: "Distrutti i giovani, Frosinone oasi. Mi fido di Mancini" - ESCLUSIVA

Intervista a Pochesci sui mali del calcio italiano: "In B si diventa uomini. Frosinone modello da seguire. Azzurri? Mancini sa di calcio".

5 min di lettura

Giovanni Cardarello

Giovanni Cardarello

Giornalista

Giornalista pubblicista, romano ma umbro d'adozione. Scrive di calcio e di basket dai primi Anni Ottanta, raccontando lo sport in ogni suo aspetto: storico, tecnico, tattico ed economico.

Sandro Pochesci non è uno che le manda a dire. Il tecnico romano è uno degli allenatori più schietti e originali del panorama calcistico italiano. Cresciuto nei campi della periferia della Capitale, ha costruito la sua carriera con una lunga gavetta nelle serie dilettantistiche, prima di approdare al calcio professionistico.

Salito alla ribalta nazionale sulla panchina della Ternana in Serie B, si è distinto per un calcio offensivo e una comunicazione senza filtri. Nel 2017, la sua disanima sulle difficoltà del movimento divenne virale: “Siamo diventati tutti pariolini”, disse allora. Alla vigilia del nuovo ciclo della Nazionale, lo abbiamo intervistato in esclusiva per capire a che punto è la notte nel nostro calcio.

L’ex tecnico della Ternana analizza i mali del nostro movimento: dai vantaggi fiscali per l’acquisizione di stranieri al fallimento delle primavere, esaltando il modello ciociaro di Massimiliano Alvini. E lancia la ricetta per ripartire con le seconde squadre.

Sistema fiscale e illusione degli stranieri

Secondo Pochesci, non è la carta d’identità a spaventare i tecnici, ma un meccanismo finanziario ed economico che avvantaggia l’acquisto di calciatori dall’estero. “È il sistema che aiuta a far vedere gli stranieri. Se una squadra compra un giocatore italiano, deve mettere in cassa quasi subito i soldi del cartellino. Se invece si prende uno straniero, magari lo si paga a rate in più anni. È normale che un presidente decida di scommettere all’estero”, spiega l’allenatore. “Non è una questione di coraggio dei tecnici. Se l’Italia non cambia queste regole a livello fiscale per l’acquisizione degli stranieri, i presidenti non saranno mai incentivati a investire sui nostri diciottenni”.

L’esempio emblematico è Antonio Raimondo: “A Terni fece un grandissimo campionato, ma poi è tornato a Bologna, non ha trovato spazio ed è esploso a Frosinone. Se il Bologna gli avesse dato più fiducia, oggi avremmo già un giocatore con una trentina di partite in Serie A. Ma l’Italia non ha la cultura di far sbagliare i ragazzi: la sconfitta ti fa imparare, la vittoria spesso ti esalta e basta”.

Registrati a Virgilio Sport per continuare a leggere questo contenuto

Bastano pochi click

Il modello Frosinone e la lezione di Alvini

Se c’è una piazza che sta remando controcorrente e che rappresenta la speranza del “Made in Italy” calcistico, quella è la Ciociaria. Un concetto su cui Pochesci pone un fortissimo accento, indicandolo come strada maestra: “Guarda che bella lezione ha dato il Frosinone: sette italiani in campo, di cui quattro del settore giovanile, contro un Como in cui non c’era nemmeno un italiano. Lì c’è un presidente lungimirante e un allenatore sognatore come Massimiliano Alvini, che basa tutto sulla meritocrazia. Alvini non guarda in faccia a nessuno, viene dai dilettanti e si è fatto largo a spallate. Il Frosinone deve essere l’esempio per tutta l’Italia, si costruiscono i campioni in casa con i vari Palmisani, Calvani, Fini e Cicchella”.

La Serie B come vera “palestra di vita”

Ma dove possono formarsi davvero i nostri talenti? Sicuramente non nelle formazioni Under 19, che secondo Pochesci trattengono i ragazzi troppo a lungo. “A 17 anni devo capire se un ragazzo è pronto per i professionisti, non ha senso che a 19 anni faccia ancora la Primavera“.

La vera maturazione avviene in Serie B e in Serie C. “Lì entri in un mondo di grandi, non giochi più per niente, ma giochi per la ‘pagnotta’. Entri in uno spogliatoio con padri di famiglia, dove una retrocessione in Serie C è un dramma sociale ed economico. Lì diventi uomo e ti assumi delle responsabilità”. È in questi campionati che emergono e si fanno le ossa ragazzi come è accaduto a Cacciamani alla Juve Stabia, a Favasuli al Catanzaro o a Doumbia al Venezia.

Seconde squadre e riforme della Nazionale

Un assist per la crescita potrebbe arrivare dal progetto delle seconde squadre (Under 23), ma a patto di cambiare radicalmente i regolamenti. La proposta di Pochesci è chiara: “Le seconde squadre servono per far crescere i campioncini in casa, ma ci vuole una regola fissa: l’80% della rosa deve essere italiano. Se andiamo a vedere rose piene di stranieri anche lì, stiamo commettendo sempre lo stesso errore”.

Un cambiamento che deve partire dai vertici istituzionali dello sport italiano, guardando al ciclo della Nazionale. Capitolo su cui Pochesci esprime fiducia tecnica ma pretende riforme: “Mancini è un uomo di calcio, sa di calcio. Gli do molta fiducia nonostante le scelte impopolari. Ho meno fiducia nelle istituzioni politiche, nella politica in generale. Non intendo Malagò. Lui anche fa parte di quel mondo, ma oggi è il presidente di tutti. E deve essere lui ad avere il coraggio del cambiamento. Abbiamo tre anni per preparare il Mondiale, ma dobbiamo farlo con le scelte e le regole giuste”.

Pochesci: "Distrutti i giovani, Frosinone oasi. Mi fido di Mancini" - ESCLUSIVA Social Media Soccer

Leggi anche:

Salute

ULTIME GALLERY

ULTIME NOTIZIE

SPORTS IN TV
E IN STREAMING

GUIDA TV:
Eventi sportivi in diretta tv oggi
SERIE A:
Frosinone - Sassuolo

 SPORT TREND

Global Summit

Caricamento contenuti...