La vigilia di una finale di Champions League dovrebbe essere dominata soltanto dal campo, ma al Paris Saint-Germain un episodio avvenuto durante un’amichevole interna ha attirato l’attenzione ben oltre gli aspetti tecnici. Prima del fischio d’inizio del test organizzato da Luis Enrique al centro sportivo di Poissy, Matvey Safonov e Illia Zabarnyi hanno evitato di stringersi la mano, ignorandosi anche nei momenti successivi. Un gesto apparentemente semplice, ma carico di significati in un contesto segnato dalla guerra tra Russia e Ucraina. I due condividono lo stesso spogliatoio da quasi un anno e hanno già disputato diverse partite insieme, ma la distanza personale sembra essere rimasta immutata. Un episodio che dimostra come il calcio, a volte, non riesca a separarsi completamente da ciò che accade fuori dal campo.
- Un gesto che non è passato inosservato
- Una convivenza professionale mai diventata personale
- Safonov, il vice di Donnarumma diventato protagonista
- Il PSG davanti a una sfida che va oltre il calcio
Un gesto che non è passato inosservato
L’episodio si è verificato durante la tradizionale stretta di mano che precede il calcio d’inizio. Safonov e Zabarnyi, schierati in squadre opposte nell’amichevole organizzata dal PSG, hanno evitato qualsiasi contatto e persino lo sguardo reciproco. In tribuna il gesto non è sfuggito agli osservatori presenti, trasformandosi rapidamente in un tema di discussione. Considerando il momento delicato della stagione parigina, con la finale di Champions ormai alle porte, la scena ha inevitabilmente assunto una rilevanza particolare. Non si è trattato di un litigio o di un confronto diretto, ma di una distanza che appare ancora evidente.
Una convivenza professionale mai diventata personale
Safonov e Zabarnyi sono compagni di squadra soltanto da questa stagione. Il portiere russo era arrivato a Parigi nell’estate del 2024 inizialmente come vice Donnarumma prima poi di prenderne il posto, mentre il difensore ucraino ha raggiunto il club un anno più tardi dopo l’esperienza al Bournemouth. In campo hanno condiviso tredici partite tra Ligue 1 e Champions League, dimostrando professionalità e disponibilità nel rispettare i rispettivi ruoli. Tuttavia, il loro rapporto si è sempre fermato alla sfera lavorativa. Lo stesso Zabarnyi, al momento del suo arrivo, aveva chiarito pubblicamente di non voler instaurare rapporti personali con cittadini russi, limitandosi esclusivamente agli obblighi richiesti dal club.
Safonov, il vice di Donnarumma diventato protagonista
La vicenda coinvolge anche un giocatore che nel corso della stagione ha acquisito un peso crescente all’interno della squadra. Arrivato dal Krasnodar per circa 20 milioni di euro, Safonov aveva inizialmente ricoperto il ruolo di alternativa ai titolari. Con il passare dei mesi, però, Luis Enrique gli ha concesso sempre maggiore spazio, affidandogli anche partite importanti nonostante l’acquisto del promettente Chevalier. Per questo motivo viene spesso indicato come uno dei possibili eredi di Gianluigi Donnarumma nelle gerarchie future del club. Sul piano sportivo il rendimento del portiere russo non è mai stato messo in discussione, ma l’episodio con Zabarnyi dimostra come alcune questioni vadano ben oltre il rettangolo verde.
Il PSG davanti a una sfida che va oltre il calcio
Il club parigino ha sempre puntato sulla convivenza di culture, nazionalità e storie diverse all’interno dello stesso spogliatoio. La situazione che coinvolge Safonov e Zabarnyi rappresenta però un caso particolare, perché nasce da un conflitto che continua ad avere conseguenze profonde anche lontano dal fronte. Finora il PSG è riuscito a mantenere l’equilibrio senza che la questione avesse ripercussioni sul rendimento della squadra. L’assenza della stretta di mano conferma però che alcune ferite restano aperte e che il rispetto professionale, pur presente, non è sufficiente a cancellare tutto. Con la finale di Champions alle porte, Luis Enrique spera che la tensione resti confinata fuori dal campo.
