Smaltita la rabbia e la delusione per il ko nel derby con il Paris Fc in Ligue1, Luis Enrique è pronto per la finale di Champions League contro l’Arsenal a Budapest (30 maggio, ore 18.00) e nel media-day aperto a tutti è apparso di ottimo umore al PSG Campus di Poissy, a dieci giorni dall’evento.
- La pressione come l'abbraccio di un orso
- La data del ritiro di Luis Enrique
- Il ricordo agrodolce da ct della Spagna
La pressione come l’abbraccio di un orso
Sorrisi, battute, persino la traduzione simultanea dallo spagnolo all’inglese e poi di nuovo al francese…Il tecnico spagnolo ha dato spettacolo in sala-stampa. Lontana la rabbia post-derby. Dopo due giorni di riposo, i parigini sono tornati ad allenarsi, con dieci giorni a disposizione per recuperare, riposare e lavorare sulla tattica e Luis Enrique si dice sereno: “Siamo incredibilmente fortunati ad essere arrivati a questa finale dopo aver fatto la storia a Parigi la scorsa stagione. L’ho detto al mio assistente: siamo fortunati, siamo qui! Fin dal primo giorno, con il presidente e il direttore sportivo, ho avuto il loro pieno supporto, e questo è molto difficile da ottenere nel calcio. Ogni volta che abbiamo perso, abbiamo avuto il loro sostegno, e poi c’è anche la qualità dei giocatori. La pressione? Credo che l’anno scorso ci fosse più pressione. Il fatto di non averla mai vinta significava molto per il club e per i tifosi. Era una pressione positiva, di supporto e incoraggiante… ma che poteva anche soffocarti. Capisci cosa intendo? Come un abbraccio d’orso che ti uccide.”
La data del ritiro di Luis Enrique
A “La nueva Espana” il tecnico asturiano ha rivelato anche di essersi dato una data di scadenza: ” Non voglio essere il vecchio rimbambito che allena. Non voglio esserlo, ma ovviamente vedo sempre più vecchi rimbambito che allenano. Penso oltre i sessant’anni… Inoltre, scherzo con mio fratello Felipe, gli dico: ‘Devo ritirarmi prima di te’. Lui è un anno più giovane di me, ha 55 anni, e si ritirerà a 61… beh, fate voi i conti .”
Nato a Gijon e cresciuto nello Sporting Gijón, club con cui ha esordito come professionista, dal 1991 al 1996, Luis Enrique sognava di allenare il suo primo club ed ora si prende la rivincita: “Lo Sporting ha perso una grande opportunità non dandomi l’incarico all’inizio. Ora, persino mio padre scommette su Luis Enrique come allenatore , certo, è comprensibile. L’opportunità si è presentata quando ero un nessuno, un nessuno tra virgolette. Beh, sì, come allenatore ero un nessuno. Questo è quello che ha fatto il Barça, dandomi la squadra riserve. .
Il ricordo agrodolce da ct della Spagna
Infine capitolo Mondiali. Lucho è stato anche ct della Spagna: “Il mio ricordo più bello? L’ultima partita che ho giocato contro il Marocco, dove siamo stati nettamente superiori a una delle squadre africane più forti e promettenti. Loro hanno dovuto difendersi nella propria metà campo per novanta minuti più trenta di recupero, centoventi, e abbiamo perso ai rigori. Sono stato criticato allora, e lo sono ancora adesso, perché è stato il mio più grande fallimento. Eppure, questa è la mia più grande gioia in un Mondiale. Perché? Perché abbiamo dato il massimo per cercare di vincere la partita, siamo stati migliori dei nostri avversari, anche se non eravamo particolarmente ispirati. Quella che per loro è una tragedia e una frode, per me è una gioia che non dimenticherò mai. Ho sempre ricordi molto belli dei Mondiali. Non vedo l’ora che arrivi quest’estate, con una birra o del sidro, per guardare i Mondiali e godermi la nazionale spagnola.”
