Che il pensiero possa andare già alla finale di Champions League con l’Arsenal è normale ma se c’è uno capace di isolare la squadra e farla concentrare solo sul prossimo impegno quello è lui. Luis Enrique è determinato a non sottovalutare la partita casalinga di domenica contro il Brest. In primo luogo, perché sarà “l’ultima partita al Parco dei Principi in questa stagione”, e in secondo luogo, perché il PSG potrà “avvicinarsi al titolo “.
Il paradosso di Luis Enrique
Già ben prima della qualificazione alla finale di Champions ma a maggior ragione dopo l’impresa col Bayern su Luis Enrique è arrivata una pioggia di elogi e complimenti ma il tecnico spagnolo è abbastanza scafato per farseli scivolare addosso: “Fin dal primo giorno ho avuto il supporto di tutti: il presidente, il direttore sportivo e i tifosi. Avevamo questo supporto, era molto chiaro. Poi, se fai la stessa cosa con la stampa, è tutta un’altra storia…. Ma mi piace questo tipo di rapporto, non ho problemi. Vinci una partita, sei molto popolare, perdi e ti ritrovi accanto alla Torre Eiffel, pronto per essere buttato giù”.
La tattica speciale col portiere
Hanno fatto molto discutere le istruzioni date a Matvey Safonov mercoledì a Monaco: il portiere sballava volutamente i rinvii dal fondo. Il suo compito era quello di rilanciare il più avanti possibile, in fallo laterale e sul lato di campo dove gioca Olise. L’idea era quella di evitare il pressing della squadra di casa e soprattutto di creare tanta densità di giocatori nella zona di campo del giocatore francese, uno di quelli maggiormente capace di determinare le partite. Luis Enrique però non rivela i suoi segreti: “La cosa importante è che tutti i tifosi vogliono vedere il PSG vincere. Non vogliono sapere come giochiamo e non ho alcuna intenzione di dare informazioni agli avversari. Cerchiamo il modo migliore per vincere le partite, i dettagli sono più interessanti per i giornalisti, ma non mi interessano.
Il Psg una grande famiglia
In questo gruppo si parla spesso di famiglia e Luis Enrique è il papà: “Come allenatore, non posso farci niente. Dipende dalla qualità individuale e dall’educazione di ogni giocatore. Si chiamano “fratelli”, passano molto tempo insieme ed è un vero piacere vivere tutto questo ed essere parte di questa famiglia con lo staff, i responsabili del materiale sportivo, i medici… tutti quelli che lavorano nel club. Siamo contenti di questa famiglia e siamo felici di venire ad allenarci ogni giorno. È importante per ottenere risultati”
Ultima riflessione sul saper perdere: “Alla fine della partita col Bayern, c’è una foto di Dembélé e Upamecano che si abbracciano e camminano insieme. Non ci sono vincitori. Bisogna saper vincere e perdere nel calcio. È normale nello sport come nella vita… E dobbiamo mostrare ai giovani che è importante saper perdere. Quando vedo questi momenti, sono molto speciali. È importante mostrare alla gente che sappiamo perdere.”
