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Psg, Luis Enrique: so che sareste pronti a buttarmi giù dalla Torre Eiffel, non vi spiego la tattica con Safonov

Il tecnico non pensa ancora alla finale di Champions, tiene concentrata la squadra sulla gara di domani con il Brest ed elogia l'armonia del gruppo

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Che il pensiero possa andare già alla finale di Champions League con l’Arsenal è normale ma se c’è uno capace di isolare la squadra e farla concentrare solo sul prossimo impegno quello è lui. Luis Enrique è determinato a non sottovalutare la partita casalinga di domenica contro il Brest. In primo luogo, perché sarà “l’ultima partita al Parco dei Principi in questa stagione”, e in secondo luogo, perché il PSG potrà “avvicinarsi al titolo “.

Il paradosso di Luis Enrique

Già ben prima della qualificazione alla finale di Champions ma a maggior ragione dopo l’impresa col Bayern su Luis Enrique è arrivata una pioggia di elogi e complimenti ma il tecnico spagnolo è abbastanza scafato per farseli scivolare addosso: “Fin dal primo giorno ho avuto il supporto di tutti: il presidente, il direttore sportivo e i tifosi. Avevamo questo supporto, era molto chiaro. Poi, se fai la stessa cosa con la stampa, è tutta un’altra storia…. Ma mi piace questo tipo di rapporto, non ho problemi. Vinci una partita, sei molto popolare, perdi e ti ritrovi accanto alla Torre Eiffel, pronto per essere buttato giù”.

La tattica speciale col portiere

Hanno fatto molto discutere le istruzioni date a Matvey Safonov mercoledì a Monaco: il portiere sballava volutamente i rinvii dal fondo. Il suo compito era quello di rilanciare il più avanti possibile, in fallo laterale e sul lato di campo dove gioca Olise. L’idea era quella di evitare il pressing della squadra di casa e soprattutto di creare tanta densità di giocatori nella zona di campo del giocatore francese, uno di quelli maggiormente capace di determinare le partite. Luis Enrique però non rivela i suoi segreti: “La cosa importante è che tutti i tifosi vogliono vedere il PSG vincere. Non vogliono sapere come giochiamo e non ho alcuna intenzione di dare informazioni agli avversari. Cerchiamo il modo migliore per vincere le partite, i dettagli sono più interessanti per i giornalisti, ma non mi interessano.

Il Psg una grande famiglia

In questo gruppo si parla spesso di famiglia e Luis Enrique è il papà: “Come allenatore, non posso farci niente. Dipende dalla qualità individuale e dall’educazione di ogni giocatore. Si chiamano “fratelli”, passano molto tempo insieme ed è un vero piacere vivere tutto questo ed essere parte di questa famiglia con lo staff, i responsabili del materiale sportivo, i medici… tutti quelli che lavorano nel club. Siamo contenti di questa famiglia e siamo felici di venire ad allenarci ogni giorno. È importante per ottenere risultati”

Ultima riflessione sul saper perdere: “Alla fine della partita col Bayern, c’è una foto di Dembélé e Upamecano che si abbracciano e camminano insieme. Non ci sono vincitori. Bisogna saper vincere e perdere nel calcio. È normale nello sport come nella vita… E dobbiamo mostrare ai giovani che è importante saper perdere. Quando vedo questi momenti, sono molto speciali. È importante mostrare alla gente che sappiamo perdere.”

Psg, Luis Enrique: so che sareste pronti a buttarmi giù dalla Torre Eiffel, non vi spiego la tattica con Safonov Ansa

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