Il Como ormai non fa più notizia. Ha un presidente ricchissimo e va bene. Ha un allenatore giovane e pieno di idee che ha già il suo codazzo di adoratori e di conseguenza non a tutti risulta simpaticissimo. E pure questo è assodato. Ha costruito in due anni una squadra giovane, brillante, efficacissima perché gioca bene, mette in mostra giocatori nuovi e dalla grande tecnica e porta a casa risultati che anche per le grandi sembrano oggi irraggiungibili, tipo andare in Champions.
Insomma non la si può definire più una sorpresa. C’era curiosità per vedere cosa avrebbe fatto in Champions: i più inaciditi che profetizzavano figuracce epocali, sono stati serviti. Gli sprovveduti dimenticano che il Como non ha una rosa tipo quella degli Anni 80 con allenatore che si è fatto la gavetta nelle serie minori e un manipolo di volenterosi venuti su dai campi della Brianza: questa è una piccola multinazionale costituita da giocatori provenienti dalle cantere di Real, Barcellona, City e non – come nei tempi andati – dalla Caratese. Siamo cioè di fronte a una realtà che ha la base in una ridente cittadina lacuale, la cui squadra per anni ha girovagato tra serie D e Serie A, ma che non ha nessun legame di parentela con la squadra che fu di Mondonico, Marchesi e Ottavio Bianchi. Qui c’è gente abituata a vincere coppe internazionali (Fabregas) o a giocare in contesti estremamente selettivi come Paz, Perrone, Chalobah, Valle etc
I tifosi delle cosiddette “strisciate”, due delle quali versano in uno stato comatoso impensabile fino a 5 anni fa, e anche quelli delle altre ex nobili del pallone, vedono con un certo “rosicamento” la crescita esponenziale di questo piccolo club che non ne sbaglia neanche mezza. Compra giocatori sui mercati internazionali a prezzi ragionevoli e il loro valore lievita enormemente; tenta soluzioni tattiche molto complicate che ricordano quelle del Barca stellare di dieci anni fa e gli riescono, esprimendo gran gioco con vittorie ampie e convincenti; mai una polemica, spogliatoio unito e la stampa avversa che (per ora) non mette zizzania. Se si pensano ai bidoni milionari e al gioco inguardabile a cui si sono dovute abituare quasi tutte le altre squadre, effettivamente il Como non può non provocare invidia.
Ma poi c’è il dato tecnico, o almeno il risultato di campo che è quello che conta per davvero. Finora il Como sta vivendo un 2026 stellare fatto di tantissime vittorie, pochi pareggi e quasi nessuna sconfitta. Gioca sempre bene e sembra ormai non avere punti deboli. La domanda che ci facciamo tutti è: ma quanto dura e dove può realisticamente arrivare questo Como? Se uno dovesse rispondere oggi direbbe: arriva fino in fondo e vince qualcosa, magari la Coppa Italia e, se l’Inter dovesse essere meno perfetta di com’è adesso, perché no, provare a vincere anche lo Scudetto. Vanno a mille, il mister non sbaglia nulla, qualunque giocatore buttano in campo fa bene… basta unire i puntini e si ottiene una risposta.
Potrebbe però succedere che magari il Como in questo momento stia vivendo il momento di grandissima forma che capita ciclicamente a tutte le squadre. Adesso qualunque tiro va in porta, poi magari un po’ per volta iniziano ad arrivare i pali, i portieri che parano anche le mosche, i gol annullati per un tacchetto in fuorigioco, il bomber che sbaglia a porta vuota etc e anche il Como si ridimensiona un po’. Restando nelle posizione alte, come l’anno scorso, ma senza… strafare.
Oppure ancora potrebbe pagare a caro prezzo sia la partenza a razzo, sia l’impegno Champions che nei momenti topici della stagione potrebbe portare affaticamento e infortuni per adesso sconosciuti. La rosa è abbastanza ampia e giovane quindi sembrerebbe un’ipotesi da scartare, ma effettivamente è una variabile importante. Infine i più invidiosi, critici e ostili potrebbero dire che il Como stia solo overperformando: per una serie di concomitanze tutto gira bene, ma che il valore reale di questa squadra sia meno alto di quante sembri ora; oppure che prima o poi scoppia atleticamente come capita a tutte le altre e torna sulla terra. Staremo a vedere. Intanto il sondaggio è lì e ci interessa sapere come la vedete voi: durerà il Como? Quanto? E dove arriverà?
