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Rebus Supercoppa italiana 2026, sede e formato ancora da decidere: e se si tornasse a giocarla in Italia?

La prossima edizione della Supercoppa deve ancora prendere forma e sono ancora moltissimi i punti di domanda in attesa di una risposta

Pubblicato:

Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili

Sport Specialist

Giornalista pubblicista, redattore, divulgatore. E' una delle anime video del sito: racconta in immagini un evento e lo fa come pochi altri

La Supercoppa italiana 2026 è già un caso ancora prima di veder delineati al meglio i suoi connotati. Sede da scegliere, contratti internazionali, formula e squadre da definire. Tra Final Four e gara secca, estero e ritorno in Italia e il campionato ancora aperto… tutto è ancora in bilico.

La Supercoppa ritorna alle origini?

Ma andiamo con ordine. Le ultime sulla prossima edizione della competizione sembrerebbero delineare un ritorno al passato. Al momento, la formula tradizionale con finale secca tra la vincitrice dello Scudetto e della Coppa Italia pare essere prospettiva più plausibile. Da regolamento, dunque, con il doblete nerazzurro si andrebbe a riproporre lo stesso Lazio-Inter visto nella finale dell’Olimpico che ha consegnato la decima Coppa Italia ai nerazzurri.

Qualora, invece, si optasse per mantenere la formula Final Four vista nelle ultime edizioni disputate in terra araba, allora la situazione al momento sarebbe alquanto incerta. Incerta al pari della corsa alle posizioni Champions. Sì, perché gli altri due posti della Supercoppa andrebbero di diritto alla seconda e alla terza forza del campionato. Al momento, dunque, con ancora due giornate da disputare sarebbe un gioco a cinque tra Napoli, Juventus, Milan, Roma e Como.

Mistero sede

Al di là di formule e del chi scenderà in campo, occorrerà poi capire dove verrà disputata la Supercoppa. L’Arabia, almeno per il 2026, sembra fuori dai giochi. Le tensioni geopolitiche degli ultimi mesi hanno congelato la situazione. Così, sul piatto restano tre alternative. La prima porterebbe verso gli Stati Uniti, che a meno di clamorosi (e improbabili) colpi di scena non ci vedranno protagonisti ai Mondiali, ma che potrebbero rappresentare una buona cassa di risonanza per il nostro calcio con la Supercoppa.

L’alternativa meno probabile porta a una destinazione internazionale ancora da individuare. Difficile fare previsioni, ma quell’Australia “saltata” per la gara di campionato tra Milan e Como potrebbe candidarsi. L’ultima opzione, che forse – tolte le motivazioni prettamente economiche – è anche la più auspicabile, è quella di un ritorno a giocare la Supercoppa in Italia.

Tentazione estero

Eppure la tentazione di continuare a esportare la Supercoppa resta fortissima. Il motivo è semplice e risponde, ovviamente, a una questione principalmente economica. Con il formato Final Four delle ultime edizioni, infatti, l’accordo pluriennale con l’Arabia Saudita ha garantito infatti alla Serie A qualcosa come 23 milioni di euro a edizione, per un totale di 92 milioni (quattro delle sei edizioni della competizione a partire dal 2023).

Cifre irrinunciabili per un sistema che prova a riformarsi per recuperare il terreno perso a favore di campionati come Premier League e Liga spagnola sotto praticamente tutti i punti di vista. Il quesito, però, specie dopo aver assistito allo “spettacolo” non propriamente esaltante offerto in campo dalla finale di Coppa Italia e dopo gli stadi vuoti “ammirati” a Riyad nelle passate edizioni della Supercoppa, è se il nostro calcio possa, o meno, continuare a essere considerato un prodotto che valga realmente la pena esportare.

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