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Riecco Tyson Fury: sfida Makhmudov, che si è allenato contro...un orso. E il Gipsy King sfotte il Tottenham

Sabato sera al Tottenham Stadium (diretta Netflix) torna Fury, opposto al russo Makhmudov. Ma nella testa del Gipsy King c'è la sfida a Joshua. E poi forse il terzo atto con Usyk.

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Lontano dal ring non si può stare, non se ti chiami Tyson Fury e nella vita hai fatto praticamente solo una cosa (sportivamente parlando, s’intende). “È inutile far finta di niente, la verità è che mi piace prendere a pugni in faccia le persone, e soprattutto essere pagato per farlo. Risposta chiara e senza troppi fronzoli: Fury vive di pugilato e distanza di quasi 16 mesi dall’ultima volta che è salito sul quadrato, ovvero nel rematch contro Oleksandr Usyk del dicembre 2024, è pronto a fare il suo rientro in grande stile nel mondo dei pesi massimi. Perché evidentemente sente di non aver finito il lavoro.

Occhio a Makhmudov, che si è allenato… con un orso

Domani sera Fury tornerà a combattere per la 38esima volta da professionista sfidano il pugile di origini russe Arslanbek Makhmudov, classe 1989 (di un paio d’anni più giovane), che in carriera vanta un ruolino di 23 match disputati con 21 vittorie e due sconfitte, l’ultima delle quali inflittagli da Guido Vianello nell’estate nel 2024 (ko tecnico all’ottava ripresa). A ottobre, battendo il britannico David Allen a Sheffield, si è laureato campione intercontinentale WBA dei massimi.

Anche se poi alle cronache Makhmudov c’è salito per fatti che col mondo della boxe c’azzeccano poco: un mese e mezzo fa si è fatto immortalare in un allenamento decisamente insolito, dove si ritrovava a fronteggiare nientemeno che… un orso. A netto di tutto ciò, un pugile più che discreto, quello che potrebbe fare al caso di Fury immaginando che dopo più di un anno di lontananza dal ring ci sarà bisogno di ritrovare gradualmente il ritmo perduto.

Il solito Fury: “Sono ancora il più forte”. La puntura agli Spurs

Nella testa del Gipsy King è forte la convinzione che questo match, che Netflix trasmetterà in tutto il globo e che al Tottenham Stadium di Londra porterà ad assistere dal vivo non meno di 80mila spettatori, serva come prima tappa per tornare a combattere per le cinture che contano, con i titoli mondiali dei massimi detenuti oggi da Usyk e Fabio Wardley.

“Tutti sanno che io sono ancora il migliore della mia categoria”, ha detto con la solita sfrontatezza Fury in una conferenza stampa di presentazione della sfida nella quale non ha mancato di regalare qualche perla a uso e consumo dei giornalisti presenti. “Dicono che non ho più le gambe e nemmeno i riflessi, ma se sabato sera vi sintonizzerete sulla sfida vedrete che le cose non stanno affatto così. Perché non ho mai perso la mia velocità e i miei riflessi: avrò fatto 500 round di sparring in questi mesi, dubito che qualcuno possa dire lo stesso”.

Una cosa però Fury se l’è augurata, ed è una frecciata bella buona alla squadra che da qualche giorno ha chiamato Roberto De Zerbi in panchina: “Combattiamo nello stadio di una squadra che sta facendo schifo… ecco, spero di fare meglio di ciò che sta facendo il Tottenham in questo momento, perché sono pessimi”.

Nella testa di Fury c’è la sfida con Joshua (e poi Usyk?)

Fury aveva annunciato il ritiro poco prima delle festività natalizie del 2024, dopo aver perso il secondo match contro Fury (le uniche due sconfitte in carriera: c’è anche un no contest oltre a 34 vittorie). Contro Makhmudov sa che dovrà comunque tenere le antenne dritte: “Tutti gli altri pugili dovranno mettersi in coda e aspettare, prima di prendere lezioni da me. So che è un pugile al quale piace partire forte, ha vinto 17 volte nei primi due round, non lo sottovaluto, ma penso che prenderà una bella ripassata. Anzi, penso che gli staccherò la testa: sono pronto a scatenarmi”.

Nella testa di Fury invece c’è soprattutto un obiettivo: andare a sfidare Anthony Joshua, che dopo averla scampata bella nell’incidente in Nigeria dove sono morte due persone del suo staff potrebbe finalmente acconsentire a sfidare il britannico in un match che milioni di appassionati attendono da un decennio abbondante. E poco male se rispetto ad allora Fury e Joshua sono in fase crepuscolare (carta d’identità alla mano): se davvero l’incontro si dovesse fare, sarebbe molto più di un semplice evento. E magari l’anticamera di un terzo (e ultimo) atto contro Usyk. Perché con Fury (ormai è chiaro) mai dire mai.

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