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Roland Garros, Djokovic è l'ultimo "immortale" della generazione '80: Wawrinka e Monfils salutano tra le lacrime

Djokovic ha ammesso che a 39 anni è sempre più dura restare al top, ma continua a lottare, Wawrinka e Monfils hanno vissuto il loro commiato da Parigi: la carta d'identità non fa sconto alcuno

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Quei meravigliosi anni ’80 hanno ormai una data di scadenza. Perché di tennisti tanto longevi nel circuito se ne vedono sempre meno: Novak Djokovic è la classica eccezione che conferma la regola, anche se ha ammesso candidamente che restare al top è sempre più complicato (e ci mancherebbe che non fosse così). Ma lui intanto continua a vincere, cullando il proposito di mettere piede nuovamente sul Philippe Chatrier quando si disputeranno le partite in programma alla fine della seconda settimana. Mentre Stan Wawrinka e Gael Monfils hanno vissuto l’ultima partita sui campi parigini, arrendendosi (loro si) all’età che avanza e non fa sconti.

Nole sa che con l’età non si può barare: “A 39 anni è più dura…”

Djokovic ha l’elisir di lunga vita, e questo basta a caratterizzarne l’ennesima campagna in terra di Francia. Contro Mpetshi Perricard ha dimostrato una volta di più un adattamento invidiabile alle condizioni che ha trovato lungo il cammino, superando le criticità emerse nel primo set per poi venir fuori alla distanza e chiudere l’incontro in 4 parziali. “Quando devo tenere a bada i nervi nei momenti chiave del match vuol dire che c’è da sforzarsi tanto a livello mentale”, ha spiegato l’ex numero 1 del mondo.

“Quando ho capito come disinnescare la potenza del suo servizio le cose hanno preso tutta un’altra piega. Sinceramente nessuno si augura di affrontare un giocatore che serve così forte e bene, quindi posso dire che alla fine mi è andata anche troppo bene”.

Chiaro che gestire una partita al meglio dei 5 set a 39 anni è esercizio sempre più complicato. “Vero, col passare degli anni le criticità aumentano. Al Roland Garros poi è tutto più difficile, perché le partite sono spesso lunghe e si deve lottare su ogni punto. Non è il massimo per uno della mia età, ma ho accettato di giocarmela con tutte le mie forze e penso solo a fare il mio”, ha aggiunto Nole. “Mi sono preparato a fondo per arrivare a Parigi nelle condizioni di forma ideali per resistere a certe battaglie. Ora devo solo capire come reagirà il mio corpo partita dopo partita, ma so che devo raggiungere un determinato livello di gioco per poter essere competitivo”.

Wawrinka, un addio da vero eroe: l’omaggio dei Big3

Wawrinka avrebbe potuto sfidare Federico Cinà al secondo turno, in un match che avrebbe avuto quasi dell’assurdo: lo svizzero è classe 1985 e quando il siciliano venne al mondo (cioè il 30 marzo 2007) aveva già giocato 4 partite nel main draw al Roland Garros, con un bilancio di due vittorie e due sconfitte. L’occasione per un confronto diretto intergenerazionale però l’ha negata Jesper de Jong, che ha battuto in 4 set il vincitore dello slam parigino del 2015.

Al quale Amelie Mauresmo ha voluto concedere un’ultima passerella, tributandogli tutto l’affetto del pubblico francese (e non solo). “Per me è dura parlare in questo momento, soprattutto è dura dire addio a questo posto. Grazie al Roland Garros ho potuto sognare e posso solo dire grazie a chi mi ha permesso di vivere ciò che ho vissuto nella realtà”.

Wawrinka è stato accolto da un video nel quale tanti suoi ex avversari (quindi Federer, Nadal e Djokovic) e gli attuali leader del circuito (Sinner e Alcaraz) lo hanno voluto salutare, consapevoli dell’impatto avuto nel torneo francese ma più in generale nel mondo del tennis. “Non vorresti mai dire addio, ma il mio sogno era diventare un tennista e sono stato fortunato ad averlo potuto realizzare, viaggiando in ogni angolo del mondo. Ho dato tutto ciò che avevo, ora è giusto fermarsi”.

Monfils, cuore matto: con Gaston un finale da protagonista

L’ultimo ad arrendersi è stato Gael Monfils, che contro Hugo Gaston ha mandato a referto l’ennesima serata nella quale ha mostrato tutto il proprio repertorio. Perché di giocatori come Monfils se ne sono visti pochi, e pochi se ne vedranno: va sotto due set a zero, trova la forza per spingere la partita al quarto, poi brekka subito il connazionale e lo trascina di prepotenza al quinto.

Lì però la luce si spegne: le energie fisiche e mentali vengono meno e Gaston ne ha approfitta, piazzando un 6-0 letale che fa calare il sipario su una carriera ultra ventennale che dalle parti di Parigi ha vissuto alcune delle pagine più emozionanti. Alla fine tra il pubblico si scorge qualche lacrima: è finita un’era, e degli ’80 praticamente resiste solo Djokovic.

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