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Roma, Ofner e la sfida impossibile: il "quasi" derby con Sinner e una voglia matta di provare a sorprendere

Seb Ofner contro Sinner non ha nulla da perdere: vorrebbe farsi un mega regalo di compleanno (martedì saranno 30 candeline), ma il recente passato non lascia spazio a troppi voli pindarici

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

I maligni diranno “derby”. Perché c’è ancora una fetta (per fortuna non più così consistente) di italiani che considerano Sinner più “austriaco” di quanto non lo sia nella realtà dei fatti (e la cosa non è degna di attenzione, perché Jannik non deve certo dimostrare a nessuno di essere più italiano di tanti italiani nati ben più a Sud di San Candido…). Ma quella contro Sebastian Ofner è una partita un po’ diversa dalle altre. Anche perché l’austriaco (quello vero) è spesso di stanza a Verona, al Circolo Scaligiero, e quando affronta tennisti italiani avverte nell’aria qualcosa di diverso. Che poi tra i due c’è già stato un precedente, peraltro a livello Challenger: finale del torneo di Ortisei del 2019, vinta da Sinner 6-2 6-4.

Una primavera “di rinascita” tra Challenger e terra rossa

Ofner non è quel che si potrebbe definire un carneade, nel senso che non è certo l’ultimo arrivato. Anche se quest’anno a livello ATP ha centellinato le presenze: appena tre partecipazioni nei tabelloni principali dei tornei, con due vittorie (oltre a quella su Michelsen a Roma ne era arrivata una a Madrid contro Basilashvili) e due sconfitte, a Barcellona contro de Minaur e a Madrid contro Etcheverry.

Con Sinner, a meno di clamorosi ribaltoni (non così facili da pronosticare), dovrebbe arrivare la terza, che poco o nulla cambierebbe rispetto alle buone sensazioni provate nell’esordio al Foro Italico contro Michelsen. Anche perché per Ofner questa ha comunque tutta l’aria di essere una primavera “di rinascita” (o resurrezione tennistica): dopo essersi sottoposto a un intervento al tallone sinistro nell’estate del 2024 (e poi poco dopo anche al destro), e aver perso più di 6 mesi di tornei (dalla fine di agosto fino al marzo del 2025), l’austriaco ha faticato e pure tanto a ritrovare la continuità perduta.

E per farlo s’è buttato anima e corpo nei Challenger, tanto da averne già messi due in bacheca tra febbraio e marzo (St. Brieuc e Thonville, ma affrontando solo Gaston tra i top 100 del ranking e Kjaer che era 150, altrimenti gli avversari incontrati erano tutti dalla 180 in su). Anche se tutti l’hanno ricordato per qualcosa di diverso.

La sconfitta di Melbourne, diventata “tristemente” virale

Il riferimento è alla partita disputata a Melbourne nel secondo turno del tabellone delle qualificazioni agli Australian Open. Quando nel tiebreak del terzo set, opposto a Basavareddy, ha esultato pensando di aver vinto dopo aver ottenuto il settimo punto, non sapendo però che il regolamento del torneo australiano prevedeva per i match di qualificazione che il tiebreak decisivo si sarebbe risolto al 10, e non al 7.

Qualcosa che ha tolto un po’ di concentrazione all’austriaco, che alla fine quel tiebreak l’ha perso, finendo per dover subire sberleffi a mezzo social per una svista costa carissima. Sembrava, insomma, l’ennesimo affronto di un destino che da un po’ di tempo a questa parte sembrerebbe aver voltato le spalle al lungagnone di Bruck an der Mur, in piena Stiria. Che a Roma vuol farsi un regalo per i 30 anni, che compirà martedì prossimo.

Servizio e risposta le uniche armi di Seb per controbattere

Contro Sinner, di armi per provare a controbattere il buon Seb sa di averne poche. Il servizio sarà forse l’unica in grado di far male veramente: i 191 centimetri di altezza gli consentono di poter servire palle potenti, e lo stesso giocatore austriaco ha ammesso che quella potrebbe essere la chiave. “Affronterò uno che ha perso due sole partite nel 2026, dunque è chiaro che mi attende un compito molto complicato. Ma se non pensassi di poter vincere, allora non scenderei nemmeno in campo”.

Servizio e risposta, queste le migliori virtù con la racchetta in mano che Ofner ha saputo offrire nel suo prime, quello che lo vide balzare anche alla posizione numero 37 del ranking (era il gennaio del 2024, pochi mesi prima dello stop forzato per i problemi a entrambi i talloni). Oggi non avrà nulla da perdere, ma chiaramente avrà anche da alzare portentosamente l’asticella se vorrà evitare di non garantirsi neppure una chance. Sebbene quanto fatto nei giorni scorsi da Prizmic contro Djokovic (afflitto invero anche da problemi di stomaco) e Arnaldi contro de Minaur (e in misura minore da Blockx, non più una sorpresa, contro Griekspoor), quantomeno sperare appare cosa lecita.

L’unica certezza, sentendo quel che raccontano nel circolo veronese che bazzica spesso, è che dopo una partita una bella birra non se la fa mai mancare, che si vinca o si perda. Intanto perché serve per reintegrare i sali, e poi perché se uno deve essere austriaco, allora tanto vale esserlo fino in fondo.

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