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Roubaix, van der Poel e Pogacar si giocano la storia: chi è il re del pavé? Ganna sogna da terzo incomodo

La Roubaix si presenta al mondo come una gara unica, ma quest'anno ancora di più: van der Poel e Pogacar si giocano un posto nell'olimpo e tutti li attendono al varco

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Lo chiamano “l’inferno del Nord”, perché chiamarla la corsa più drammatica e cruenta del mondo magari avrebbe avuto un effetto un po’ fuorviante. Perché alla Roubaix la verità è che tutto è il contrario di tutto: sangue, sudore e fango, come quello che ricoprì il volto di Sonny Colbrelli nell’autunno del 2021, ultimo italiano capace di mettere il proprio sigillo su una corsa talmente iconica da farla sembrare fuori dal tempo. Con interi tratti di pavé che sono un inno alla sofferenza, con mani e braccia che per giorni portano i segni della “battaglia”. Anche se poi alla fine a spuntarla, salvo grosse sorprese, dovrebbero essere sempre quelli là, quelli cioè che monopolizzano ogni arrivo che conta, dotati da madre natura di una classe sconfinata e un coraggio (a volte) fuori dal comune.

La resa dei conti: MVDP o Pogacar inseguono la storia

Van der Poel e Pogacar sanno che la gloria li attende nel velodromo più celebre al mondo. L’olandese sa cosa significhi arrivarci a braccia elevate: l’ha fatto già in tre occasioni, anche se in Italia tutti ricordiamo quella che avrebbe potuto essere la quarta, ma non lo fu proprio perché in volata vinse Colbrelli. Pogacar alla Roubaix chiede qualcosa che sul suolo terrestre non s’è ancora mai visto: consegnargli il pass per andare a caccia della cinquina nell’anno solare in tutte e 5 le Monumento, un proposito che sarebbe sembrato folle negli anni ’70 quando di mezzo c’era gente come Merckx e de Vlaeminck, figurarsi oggi, che di campioni in grado di dire la loro ce ne sono a iosa.

Eppure, dopo essersi sbloccato alla Sanremo e aver fatto suo il Fiandre, lo sloveno punta al bersaglio grosso sulle strade del Nord della Francia. Perché dovesse vincere la Roubaix, allora si che la cinquina secca avrebbe motivo di essere considerata tale: Liegi e Lombardia sono gare che Pogacar ha nelle corde e dove parte come il grande favorito (al Lombardia si lotta più per la seconda piazza che per altro), ma è sul pavé che dovrà spostare gli equilibri e provare a detronizzare van der Poel, che punta a sua volta al record all time di successi (cioè 4). Insomma, un piatto ricchissimo che non necessita di ulteriori aggiunte, né di cariche maggiori di attese.

Possibili rivali: Van Aert e Ganna sognano il colpaccio

Van der Poel e Pogacar sono i duellanti designati, ma la Roubaix al solito potrebbe diventare terreno di conquista per molti. Perché incidenti meccanici, cadute e sconquassi sono all’ordine del giorno: un anno fa Pogacar fu vittima di una caduta e vide andare in frantumi il proposito di arrivare assieme al rivale, stavolta per non farsi trovare impreparato si presenterà con un copertone rivoluzionario, di 35 millimetri di spessore, quasi più da gravel che da ciclismo su strada.

Tecnologia che corre in aiuto dei campionissimi, ma anche di coloro che la Roubaix la sognano da sempre: Van Aert e Ganna ad esempio, due che in condizioni “normali” (cioè senza quei due alieni) potrebbero tranquillamente dire la loro. E così anche Mads Pedersen e Tim Merlier, oppure Jasper Philipsen, che se si arrivasse in una volata ristretta diventerebbe l’uomo da battere (e così anche Jonathan Milan, che pure dovrebbe correre inizialmente per Pedersen) Oppure gente come Stuyven, Veermesch e Abrahamsen, abituata a soffrire sulle strade del Nord, abituati però anche a doversi accontentare delle briciole lasciate sul tavolo dai fenomeni del pedale.

Il vero dilemma: attaccare da lontano o aspettare?

Cosa potrebbe rimescolare le carte? Magari il meteo, che se dovesse piovere potrebbe favorire corridori con un fisico più possente (quindi van der Poel e Ganna), ma che poi non è detta che a Pogacar non possa comunque andar bene lo stesso. Ma il confine è sottile e quello che resta da capire è dove attaccheranno i big, se partendo da lontano (foresta di Arenberg?) o se aspettando gli ultimi tratti in pavé, magari il Carrefour de l’Arbre, teatro spesso e volentieri degli episodi che hanno deciso la contesa.

“Spero solo che non partano a -100 km dall’arrivo, sennò tanto vale farlo già alla partenza a Compiegne”, s’è lasciato scappare Filippo Ganna. Che alla Roubaix pensa da una vita, ma che forse è capitato nel periodo storico peggiore per provare a vincerla. Una roulette russa dove tutto può succedere, ma dove tutto lascia pensare che succederà esattamente quello che tutti pensano, cioè Pogacar o van der Poel a sfidarsi a colpi di pedale finché ci sarà un metro per staccarsi l’un l’altro, e viceversa.

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