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Rugby, disastro Italia contro l'Australia: a Perth finisce 57-10, si salva solo Lamaro (e poco altro)

Si chiude malissimo il tour estivo dell'Italia nell'emisfero Sud: a Perth arriva una sonora sconfitta contro l'Australia, che vendica il ko. di Udine di novembre

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Peggio di così proprio non poteva andare. Con l’Italia che a Perth incassa una ripassata sonora e sonante dall’Australia, che dopo aver ceduto a Irlanda e Francia ha pensato bene di sfogarsi al cospetto di una nazionale decisamente troppo fragile e svagata. Il 57-10 finale non ammette repliche: è una lezione pesantissima per capitan Lamaro e compagni, che al netto di qualche assenza di troppo e con una condizione oggettivamente rivedibile (per chi proviene dall’emisfero Nord giocare in pieno inverno, dopo 11 mesi di battaglie in lungo e in largo per il mondo, non è propriamente il massimo) danno la sensazione di essere completamene scollegati fra loro. Un’Italia troppo brutta per essere vera.

Una ripassata senza appello: ma che Italia è questa?

Perché in queste prime tre giornate di Nations Championship, tolto qualche sprazzo di vitalità contro gli All Blacks (ben presto sopito dall’arbitro), gli azzurri hanno fatto da spettatori non paganti. E pesano (e pure parecchio) i tre ko. rimediati, con 131 punti al passivo e appena 37 realizzati, che chiaramente spediscono i ragazzi di Quesada all’ultimo posto della classifica parziale.

Ma è soprattutto il modo col quale sono maturate le battute d’arresto a preoccupare: rispetto al Sei Nazioni disputato a inizio anno il passo indietro è totale, e in qualche modo si potrebbe anche affermare che già col Galles, nell’ultima sfida del torneo continentale, qualche avvisaglia si era avuta. A Perth però è andata in scena una prestazione decisamente inconsistente su tutta la linea: dopo 12’ gli australiani erano già avanti 19-0, con tre mete realizzate e senza consentire mai all’Italia di entrare nei propri 22.

E sebbene Lamaro (forse l’unico salvabile) e poi Ioane a inizio ripresa abbiano mitigato il passivo trovando una meta ciascuno, con Dimcheff che quasi allo scadere s’è visto annullare la terza realizzazione di giornata per aver perso l’ovale prima di schiacciarlo a terra, la sensazione è che davvero non ci sia stata partita, facendo sembrare i Wallabies anche più forti di quanto fossero nella realtà. Dopotutto a novembre a Udine li avevamo battuti 26-19: vista oggi, davvero una vita fa.

Un’estate da incubo e una disfatta senza attenuanti

Con Quesada assente per via della squalifica rimediata dopo le dichiarazioni pronunciate a margine della sfida con gli All Blacks (nelle quali criticava in qualche modo l’operato dell’arbitro Ramos: da quest’anno World Rugby ha deciso di non tollerare più proteste e quant’altro), sebbene in appello si sia visto ridurre da due settimane a una soltanto la sanzione (quindi a novembre ci sarà contro il Sudafrica), l’Italia ha subito da subito la pressione della formazione di casa, avanti al 4’ con Canham (meta non trasformata).

Ogni attacco Wallabies produce punti: al 9’ Wright trova la seconda meta, al 12’ arriva la terza con Paenga-Amosa. Appena gli azzurri mettono il naso fuori dal guscio qualcosa la combinano, con Lamaro che al 20’ trova una meta non semplice per provare a riaccendere i compagni. Resterà un’illusione: Canham al 27’ va per il 24-5, Paenga-Amosa al 32’ concede a sua volta il bis e prima dell’intervallo arriva anche Ikitau a completare la festa (38-5).

Ioane a inizio ripresa sorprende all’ala la difesa australiana (Garbisi non trasforma, come già avvenuto nel primo tempo), ma Canham, Pollard e Donaldson allo scadere arrotondano a 9 mete per il 57-10 finale, con Riccioni espulso a 13’ dalla fine per aver lasciato la panchina ed essere andato a spintonare un avversario dopo uno scontro tra Fischetti e Amatosero. Insomma, il finale peggiore per un’estate da dimenticare, e possibilmente anche in fretta.

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