Comincia male, anzi malissimo l’avventura dell’Italia nel neonato Nations Championship: in casa del Giappone arriva una battuta d’arresto che semina diverse perplessità, con i nipponici dominanti sui punti d’incontro e decisamente più reattivi nella testa e nelle gambe rispetto ai ragazzi di Quesada. Che alla vigilia aveva messo un po’ le mani avanti, sostenendo che la condizione non sarebbe stata alleata degli azzurri. Ma da qui a pensare di farsi dominare dalla compagine giapponese, beh, un po’ ce ne passava. Lezione severa anche più di quanto non dica il risultato finale di 27-10.
- Brex illude, poi è notte fonda: una sconfitta durissima
- Ripresa senza punti a referto: pessimi segnali azzurri
Brex illude, poi è notte fonda: una sconfitta durissima
E dire che la meta di Brex dopo soli 5’ di partita aveva un po’ illuso la comitiva italiana. Un avvio fulminante che pure ha finito per scuotere un Giappone che ha giocato col coltello fra i denti, consapevole che una vittoria contro l’Italia avrebbe aiutato nel percorso di rilancio del XV asiatico.
La velocità d’esecuzione dei ragazzi di Eddie Jones (assente per squalifica, oltre che per un lutto familiare) manda però subito in tilt i fragili automatismi azzurri: un’incomprensione tra Pani e Ioane consente al Giappone di portarsi minaccioso nei 5 metri italiani e la meta di Dearns non sorprende nessuno, perché la pressione portata è tale da far crollare senza troppe pretese la linea difensiva italiana. E i guai sono solo all’inizio, perché Pani s’infortuna al ginocchio ed è costretto a uscire (in lacrime), salutando una partita che per lui aveva un sapore particolare, essendo oggi anche il suo compleanno (Allan al suo posto, ma con largo anticipo rispetto alle attese).
I nipponici fanno quello che vogliono: comoda la volata di Matsunaga per la meta del sorpasso al 18’, con numero 10 asiatico che firma anche il piazzato del 17-7 che obbliga l’Italia a mettersi al lavoro, e pure in fretta. Ma una decina di minuti di pressione non porta grossi dividendi, con il piazzato di Garbisi a tempo scaduto che accorcia a -7 il ritardo all’intervallo.
Ripresa senza punti a referto: pessimi segnali azzurri
Una delle poche note liete è l’impatto dell’esordiente Faissal, che in qualche modo riesce a farsi notare pur in un contesto piuttosto abulico e senza troppe idee. La ripresa però, anziché mostrare la reazione italiana (nel solco del finale di primo tempo), diventa il terreno ideale per il Giappone per allungare le mani sulla partita: una lunga azione offensiva porta alla meta di Gunter, che Matsunaga converte per un 24-10 con poco più di mezzora da giocare che mette in grossa difficoltà Quesada.
Che ha le munizione corti e non trova il modo per scuotere i suoi ragazzi: entrano subito Lucchesi e Vintcent, ma nelle occasioni in cui l’Italia si presenta nella metà campo avversaria c’è sempre qualche sbavatura a compromettere le giocate (vedi quattro inavanti nel giro di una manciata di minuti). I nipponici giocano ordinati e con disciplina e Matsunaga piazza l’allungo che a 13’ dalla fine chiude di fatto le ostilità.
L’Italia almeno evita (due volte) la beffa della quarta meta subita, evitando di concedere il bonus a un Giappone comunque superiore in tutto e per tutto. Per Sergio Parisse, un pessimo debutto nel nuovo ruolo di assistente della mischia. E adesso l’asticella sarà ancora destinata ad alzarsi: sabato la sfida con gli All Blacks, poi in Australia. Sperando che Quesada trovi l’interruttore per accendere i suoi ragazzi.
