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Sawe sotto le due ore alla maratona di Londra cancella il debutto da record mondiale di Kejelcha per undici secondi

Mentre Sabastian Sawe fa la storia, Yomif Kejelcha corre una delle gare più assurde di sempre: 1:59:41 alla sua prima maratona

Pubblicato:

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Sawe sotto le due ore alla maratona di Londra cancella il debutto da record mondiale di Kejelcha per undici secondi Getty

Essere Yomif Kejelcha nel giorno in cui il mondo celebra Sabastian Sawe. Isnt’ it ironic, cantava nei ’90 Alanis Morisette. Per anni correre la maratona sotto le due ore è stato un limite impensabile. Alla London Marathon 2026 quel muro è crollato due volte a distanza di undici secondi.

Sabastian Sawe ha vinto con un tempo clamoroso: 1:59:30. Ma undici secondi dopo, Yomif Kejelcha ha chiuso in 1:59:41 la sua prima maratona.

Il muro delle due ore non esiste più

L’1:59:30 finale rende Sawe il primo uomo della storia a scendere sotto le due ore in una competizione ufficiale. Il dato che impressiona, oltre al tempo finale, è lo sviluppo della gara.

Il gruppo di testa passa i 5 km in 14:14, ritmo perfettamente in linea con un progetto da record mondiale. La maratona è esplosa subito, quando di solito ci si studia, si controlla, si cerca il ritmo.

Undici secondi che cambiano la narrazione

Al km 30 il cambio di passo diventa selettivo: la fatica emerge ma Sawe non rallenta. Accelera.

Negli ultimi 12 km impone una progressione crescente, fino a correre gli ultimi tratti sotto i 2’50’’ al km. Taglia il traguardo in 1:59:30. Il record del mondo viene demolito. Sembra il finale perfetto. Ma non è ancora quello definitivo.

Perché mentre Sawe festeggia, la telecamera resta sul rettilineo e inquadra Yomif Kejelcha: sta arrivando anche lui. Non è crollato, tutt0altro: ha picchiato sul tempo e tenuto il suo passo, è un passo da record del mondo. E chiude in 1:59:41. Ha scritto la storia: sfondato il muro delle due ore al debutto in una maratona ufficiale. Ma è solo secondo. Essere Yomif Kejelcha nel giorno in cui il mondo celebra Sabastian Sawe: resta un’impresa clamorosa ma unici maledetti secondi cambiano il senso della storia e della narrazione.

Il dettaglio che rende tutto irreale

Non è solo questione di cronometro, diventa semmai un’analisi complessiva che tiene conto di tutta una carriera. Delle fasi di allenamento, della crescita ponderata, degli obiettivi che si evolvono. La maratona è una disciplina che si impara a correre progressivamente: come gestire lo sforzo dopo il trentesimo km, come tutelare la muscolatura nella durata e nell’intensità, come lavorare sulla testa per evitare di commettere passi falsi nella gestione del proprio ritmo.

E, quel ritmo, va cercato col tempo, performato maratona dopo maratona. Anche i più grandi, da Eliud Kipchoge in poi, hanno vissuto una curva di apprendimento.

Kejelcha la salta. Arrivato dalla pista e dalla mezza maratona, si è trovato faccia a faccia con il record del mondo.

Il paradosso della storia e qualcosa che sa di beffa

In qualsiasi altra giornata, correre una maratona in 1:59:41 avrebbe significato frantumare ogni record e prendersi la scena. A Londra no. Quello di Kejelcha diventa il secondo tempo della storia perché Sawe ha fatto meglio di lui. E allora, mentre la vittoria viene celebrata, il secondo posto viene assorbito. C’è una differenza netta, sostanziale. Undici secondo dopo. Il sapore della gioia si mescola al risciacquo della beffa.

Un podio mai visto nella storia

Il podio della maratona di Londra 2026 di fatto riscrive le logiche della disciplina madre dell’atletica olimpica. Il terzetto che finisce a medaglia racconta un fatto eccezionale:

  • 1° Sawe: 1:59:30
  • 2° Kejelcha: 1:59:41
  • 3° Kiplimo: 2:00:28

Anche l’ugandese Jacob Kiplimo, che ha chiuso di bronzo e non è andato sotto le due ore, è sceso sotto il precedente record mondiale di Kelvin Kiptum (2:00:35). Significa che d’ora in avanti la barriera delle due ore non è più un limite e ci si spingerà ancora più in profondità per ridefinire i limiti umani.

Sawe dopo il record: le sue parole da Londra

Per Sabastian Sawe, la vittoria alla London Marathon 2026 è figlio di una preparazione costruita nei mesi precedenti, la gara è stata una gestione ottimale di ogni fase.

Il keniano ha raccontato di aver percepito subito la particolarità del giorno e che sarebbe stata una maratona di altissimo livello. Negli ultimi chilometri, la sensazione è stata quella di una progressione perfettamente riuscita.

Una giornata che si fa largo nella storia dell’atletica e il lascito alle nuove generazioni di atleti di poter superare limiti considerati inaccessibili.

La benedizione di Eliud Kipchoge

Sulla falsariga le parole di Eliud Kipchoge: il due volte campione olimpico, primo uomo a tentare ufficialmente il sub-2 ore nella storica “INEOS 1:59 Challenge”, ha commentato sui social:

“Le mie più sincere congratulazioni sia a Sabastian Sawe che a Yomif Kejelcha. Superare la barriera delle due ore nella maratona è stato a lungo un sogno per i corridori di tutto il mondo, e lo avete realizzato”.

Ha sottolineato come la combinazione tra talento, progressione tecnologica e fiducia nel potenziale umano stia ampliando i confini della disciplina.

Due interpretazioni della stessa gara

La perfezione e l’anomalia. Le gare di Sawe e Kejelcha raccontano due facce che si ricompongono nella stessa medaglia. Sawe, keniano 31enne, è il volto dell’esperienza, della progressione. Il professionista che ha il controllo totale della gara

Kejelcha, etiope 28enne, è lo straordinario imprevisto: talento da pista certificato, al debutto assoluto si è conformato alla maratona con un adattamento che non era prevedibile.

Nell’uno e nell’altro caso, la somma dà il totale: niente è impossibile.

Kejelcha ha dalla sua l’età: se questo è il debutto, la domanda va oltre quanto accaduto a Londra e diventa già una proiezione sul prossimo futuro: dove può arrivare l’etiope e quanto gli resta ancora da erodere alla storia della maratona, ai secondi che compongono 42 km complessivi, alle distanze della mente che separano l’umano dal sovrannaturale.

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