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Inter, Thuram uomo scudetto e leader con gli Oakley: l’arte di sorridere e l’omaggio da brividi a Kobe Bryant

Proprio come due anni fa contro il Milan, il francese ha messo la sua firma sullo scudetto. Oltre le critiche, oltre le voci, Tikus oggi è più leader che mai e sa come non perdere il sorriso

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Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili

Sport Specialist

Giornalista pubblicista, redattore, divulgatore. E' una delle anime video del sito: racconta in immagini un evento e lo fa come pochi altri

E sono due. C’è la firma indelebile di Marcus Thuram sul 21° scudetto della storia dell’Inter, così come c’era la sua firma su quello della seconda stella nel 2024. In tre stagioni, il figlio d’arte strappato al Milan ha contribuito in modo decisivo a cucire ben due volte il tricolore sulle casacche nerazzurre. Senza fare troppo rumore, anche quando le cose non andavano per meglio, Marcus ha saputo diventare grande. Ha saputo diventare leader. Per lui parla il campo. Parlano le prestazioni, i gol, gli assist. E chi lo ha detto che un leader non possa sorridere e indossare un paio di Oakley?

La firma sulla vittoria con il Parma

Minuto 45. La frizzante aria di festa nerazzurra è ancora imbottigliata nella testa, nel cuore e nei polmoni. Chiamato a raccolta a San Siro, in campo e in tribuna, il popolo interista è un passo dal traguardo. Lo vede. Lo sa. È conscio. Nulla può strapparglielo. Il Napoli ha pareggiato a Como. Il Milan è naufragato a Reggio Emilia.

Manca un punto. Tutto è pronto per mettere la parola fine e riprendersi lo scudetto fallito proprio per un solo punto nella passata stagione. Minuto 45+1. L’ex Napoli Zielinski premia il taglio del “quasi rossonero” Thuram. Controllo. Tiro. Gol. Le bollicine possono finalmente esplodere. Abbandonare teste, cuori e polmoni. La festa può cominciare per davvero.

L’uomo dello scudetto

D’altronde, era destino che contro il Parma, città che gli ha dato i natali, la festa dovesse partire dai piedi di Marcus. Era stato lui, già nel 2024 a chiudere i giochi nel derby della seconda stella. Ed è lui ad aprire la gara con i ducali, sparring partner designato senza più nulla da chiedere al campionato.

Ci aveva provato una ventina di minuti prima, ma Suzuki aveva detto di no. Le speranze nerazzurro dovevano restare in ghiaccio ancora per un po’. Riflesso miracoloso ad anticipare il tap-in facile facile del nove dopo la carambola nata dalla botta sulla traversa di Barella. Marcus si dispera. Il destino sorride.

L’arte di sorridere e guardare oltre le critiche

Già sorridere. Una delle cose che Marcus sembra avere nel sangue. Se c’è l’occasione, lui sorride. Se la gode. E così ha fatto, sdraiato sul verde di San Siro dopo la scivolata fallita per festeggiare alla sua maniera. Un’esultanza liberatoria, che zittisce definitivamente anche le troppe parole dette sul suo conto. Perché, sì, Marcus in alcuni frangenti non è riuscito a essere decisivo come spesso gli succede. Non è riuscito a trovare il gol come spesso gli succede. “Fate giocare Pio al fianco di Lautaro”, diceva qualcuno.

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Poi, però, senza nulla togliere al talento immenso di Pio Esposito, quando i nerazzurri erano in cerca di leader, Marcus ha saputo prendere in mano la squadra e trascinarla al traguardo. Con Calha a mezzo servizio, Lautaro fermato dall’infortunio, Barella involuto, Bastoni investito dalla tempesta mediatica tra il fatto Kalulu e la nazionale, Tikus si è caricato la squadra sulle spalle a suon di gol: sei con due assist nelle ultime cinque, per un bottino stagionale che recita 13 gol e 5 assist in 28 presenze in campionato.

Festeggiare con classe

Chivu lo richiama in panchina appena prima del 70’. A Lautaro servono minuti in vista della finale di Coppa Italia. Marcus esce con il sorriso. Abbracci per tutti. Si gode tutto. L’atmosfera. Il raddoppio di Mkhitaryan. Tutto. Poi, a pochi giri di lancette dal triplice fischio, inforca i suoi Oakley Kato già indossati per i festeggiamenti della seconda stella e annuncia di fatto l’inizio della festa. Vibra con lo scudetto tra le mani. Attende il segnale dell’arbitro per dare il via allo show. Il tricolore torna nerazzurro e Marcus può finalmente goderselo tutto.

L’omaggio a Kobe

I festeggiamenti proseguono anche sui social. Marcus non è prettamente un tipo da Instagram. Ne centellina l’uso. Qualche post, sempre a forti tinte nerazzurre. Pochissima vita privata. Nel giorno del 21° scudetto, però, sceglie di dedicare la vittoria a uno dei suoi idoli: Kobe Bryant.

“Il tricolore è tornato a casa non ci lasciare mai più”, scrive Marcus. Ad accompagnare la frase, uno scatto che a sei anni dalla scomparsa di Kobe riprende l’iconica fotografia del 2001 di Black Mamba nello spogliatoio con il Larry O’Brien Trophy dopo il successo dei Lakers contro i 76ers. Stessa posa pensierosa, giacca interista e doppio trofeo dello scudetto per Tikus. Il giusto finale a una serata (e a una stagione) iniziata con l’omaggio di San Siro ad Alex Zanardi.

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