Si è chiuso ufficialmente un altro campionato di Serie A e, come di consueto, arriva il tempo di bilanci e pagelloni di fine anno. Inevitabile analizzare come sono andate le stagioni delle singole squadre: dall’Inter campione d’Italia al percorso turbolento del Napoli di Antonio Conte, passando per i fallimenti sportivi di Milan e Juventus, fino ad arrivare allo straordinario risultato raggiunto da Roma e Como. Nel mezzo, anche l’annata storta della Fiorentina, che è riuscita almeno a mantenere la categoria, senza dimenticare la quarta salvezza consecutiva del Lecce.
- Serie A, le squadre promosse: dall'Inter campione al tandem Roma-Como
- Milan e Juve bocciate, Fiorentina flop. Lazio anonima
- Napoli, bene ma non benissimo. Atalanta e Bologna ridimensionate?
Serie A, le squadre promosse: dall’Inter campione al tandem Roma-Como
Partiamo dalle note liete. Cavalcata trionfale per l’Inter di Cristian Chivu (10), nonostante lo scetticismo che ha accompagnato l’ex allenatore del Parma la scorsa estate. Da piano B di Fabregas a tecnico che è riuscito a far dimenticare Simone Inzaghi, anche grazie ad un’ottima strategia comunicativa, che ha colpito tifosi e addetti ai lavori. Qualche passo falso inaspettato, ma ad aiutare sono state proprio le sconfitte, utili per la crescita del gruppo. Vedi Torino contro la Juve di Tudor e il ko nel derby con il Milan a marzo. Rosa attrezzata, con tanti ricambi in ogni ruolo, e un Chivu rimasto sempre molto concentrato sull’obiettivo. E lo scudetto non poteva che tornare a Milano, sponda nerazzurra.
Ampiamente promosse Roma (8,5) e Como (9,5), rispettivamente terza e quarta forza del massimo campionato italiano. Un calcio moderno, in costante evoluzione, affrontato con mappe concettuali differenti, ma con un’idea che unisce Gasperini e Fabregas: mai speculare sull’avversario, mai attendere la prima mossa altrui. E alla fine, il coraggio è stato premiato: i giallorossi sono riusciti a resistere alla “tempesta Ranieri”, che rischiava di uccidere sportivamente un ambiente e invece lo ha ricompattato, mentre i lariani possono dirsi avanti nel loro percorso. Hanno saltato uno step, forse due, e sono già in Champions League.
Menzione d’onore per Sassuolo (7) e Lecce (6,5). Il campionato condotto dalla formazione di Fabio Grosso, una delle rivelazioni di questa Serie A, ha oscurato il punto di partenza: i neroverdi erano neopromossi. È vero, due anni fa la retrocessione era già sembrata un passo falso figlio di un’annata storta sotto ogni punto di vista, ma riemergere non è mai semplice. Il talento in rosa c’era e c’è ancora: andava solo sfruttato nel modo giusto. E i salentini? Beh, stagione storica per il club di Sticchi Damiani. Mai, nella sua storia, il Lecce aveva disputato cinque campionati di Serie A consecutivi. Stavolta ci riuscirà grazie alla quarta salvezza di fila, che porta la firma di Eusebio Di Francesco. Un uomo, prima ancora che un allenatore, che ha trovato la forza per rialzarsi sempre, dopo anni sfortunati e, a tratti, accompagnati da una sorta di maledizione.
Milan e Juve bocciate, Fiorentina flop. Lazio anonima
E ora le note stonate. Impossibile non partire da Milan (4) e Juventus (4,5), capaci di chiudere al quinto e al sesto posto in classifica. Una tragedia sportiva sotto il profilo tecnico ed economico per due dei club più importanti d’Italia, che sembrano continuare a brancolare nel buio quando sentono odore di programmazione. I rossoneri, dopo un ottimo girone d’andata, si sono sciolti come neve al sole all’indomani della vittoria nel derby contro l’Inter di Chivu a inizio marzo. Da allora, sei pesantissime sconfitte e un “Meazza” che è diventato terra di conquista per gran parte delle compagini ospiti a San Siro. In società, una confusione che porterà ad inevitabili conseguenze e rivoluzioni, e sul campo un Allegri bis che non è mai riuscito a rialzare la testa, pur avendo avuto una sola gara a settimana. Marassi è stata un’illusione, la partita con il Cagliari la triste fotografia della realtà. Peraltro, complice il 2-2 tra Toro e Juve, sarebbe stato soltanto un pareggio per centrare l’obiettivo Champions League.
La Champions, invece, l’ha giocata quest’anno la Vecchia Signora, che la prossima stagione dovrà accontentarsi dell’Europa League. Un passo indietro enorme, che rischia di mettere a rischio tutte le operazioni programmate nel mercato estivo. Anche qui, però, pochi alibi a cui aggrapparsi. Acquisti sbagliati sin dal principio e una dirigenza mai realmente convinta di confermare Igor Tudor a inizio anno, dopo un Mondiale per Club che aveva già dato qualche avvisaglia. Poi, l’approdo di Luciano Spalletti sulla panchina bianconera e un rinnovato entusiasmo, nonostante i problemi alla radice. Rimonta con numeri importanti nel girone di ritorno e poi un doppio clamoroso scivolone nel finale: una Champions persa davanti al proprio pubblico contro il Verona di Sammarco, retrocesso in B, e la Fiorentina di Paolo Vanoli, che aveva appena messo in cassaforte la salvezza. Risultato? Sesto posto e un nuovo capitolo da chiudere. Comolli rischia, Spalletti no.
La vittoria dello Stadium è stata l’unica giornata da ricordare proprio per la Fiorentina (4), vera delusione di quest’anno calcistico. Voto insufficiente, a dir poco, considerando le aspettative iniziali e le ormai note parole di Stefano Pioli in avvio di stagione. Si puntava all’Europa, persino alla Champions con alcuni acquisti, e alla fine ci si è ritrovati in un vortice negativo che ha fatto tremare la piazza di Firenze. Archiviato il progetto Pioli 2.0, la palla è passata a Vanoli, a cui va dato il merito di aver condotto in porto una barca che stava lentamente affondando. I dubbi sulla sua gestione restano, ma il peggio è stato evitato. A Paratici il compito di rimettere insieme i cocci di un vaso rotto in mille pezzi.
Anonima l’annata della Lazio (5) di Maurizio Sarri, costretta a far fronte a numerose problematiche extra-campo, tra cui il “ban” sul mercato e la contestazione dei tifosi nei confronti della gestione Lotito. Il raggiungimento della finale di Coppa Italia non è bastato per dimenticare che i biancocelesti saranno senza coppe europee per la seconda stagione di fila. E, soprattutto, senza Sarri al timone.
Male, chiaramente, anche le tre retrocesse. Pisa (4) ed Hellas Verona (4) inadeguate per la Serie A e mai realmente in corsa per la salvezza. Cremonese flop, dopo un girone d’andata incredibile sotto la guida di Davide Nicola. Poi, il nulla. Marco Giampaolo non ce l’ha fatta. In caduta libera.
Napoli, bene ma non benissimo. Atalanta e Bologna ridimensionate?
Non ci si è certo dimenticati del Napoli (7) di Antonio Conte. Campioni d’Italia in carica, partiti con i gravi infortuni patiti da Lukaku e De Bruyne, gli azzurri hanno subito affrontato difficoltà non indifferenti, pur reggendo l’urto con la forza del gruppo e il buon impatto di Hojlund sul campionato. Le turbolenze ci sono state, è evidente: lo dimostrano il pessimo cammino in Champions League e la precoce eliminazione dalla Coppa Italia. Guardando al campionato, però, l’impressione è che quest’anno non si potesse fare di più, complice un’Inter troppo forte e molto più completa di tutte le competitors. Il Napoli, in primavera, ha provato ad infastidire i nerazzurri, per poi immediatamente scontrarsi con la realtà. La qualificazione alla prossima Champions, però, è stata blindata con discreto anticipo ed è la cosa più importante sotto l’aspetto finanziario.
In Europa, ci andrà anche l’Atalanta (6) della famiglia Percassi, che ha pagato le fatiche della Champions e il cambio di guida tecnica in corso d’opera, ritrovandosi costretta ad una rimonta significativa in Serie A. L’arrivo di Raffaele Palladino ha cambiato le cose, nel primo anno del dopo Gasp, e alla fine si è riusciti a staccare almeno il pass per la Conference League. Non un ridimensionamento, ma un passo indietro figlio del classico anno di transizione. Preoccupa l’apparente mancanza di progettualità, con l’addio di Gasperini che non è stato del tutto metabolizzato dalle varie componenti.
E il Bologna (5,5)? La partecipazione alla Champions League si è fatta sentire e la squadra di Vincenzo Italiano ne ha pagato le conseguenze sotto il profilo del dispendio di energie. Stagione maledetta tra le mura amiche, con il “Dall’Ara” che è stato più volte testimone di prestazioni non all’altezza o di sconfitte beffarde. Bernardeschi e Rowe hanno salvato (senza dubbio) la faccia, con Castro e Orsolini un po’ in calo. Il prossimo anno, però, si tornerà con i piedi sulla terra: solo campionato e Coppa Italia, nessuna competizione UEFA da disputare. E un futuro tutto da (ri)scrivere.
