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Serie A, la Lazio rilancia: "Va terminata, o si falsa il campionato"

L'opinione di Diaconale, responsabile della comunicazione del club biancoceleste: "Esigenza di non mandare in crisi un settore che non se lo può permettere".

15-04-2020 20:39

Serie A, la Lazio rilancia: "Va terminata, o si falsa il campionato" Fonte: 123RF

Si continua a discutere a proposito dell’eventuale ripresa della serie A, una missione che in particolare la Lazio ha fatto sua con l’obiettivo mai nascosto di portare a conclusione il campionato 2019-2020. Una situazione della quale è tornato a parlare Arturo Diaconale, responsabile della comunicazione del club biancoceleste, intervenuto mercoledì pomeriggio nel corso di ‘Maracanà’, trasmissione di ‘TMW Radio’.

Diaconale ha ribadito i motivi per i quali, a suo giudizio, è opportuno concludere la stagione: “Se non si termina, sicuramente il campionato successivo viene falsato. Perché si porterebbe la mancata conclusione nei tribunali, cosa che inciderebbe sull’andamento del campionato. Mi auguro che sia il campo a decidere chi vince, chi perde, chi andrà in paradiso e all’inferno”.

Anche l’opzione di un campionato da disputare nell’anno solare, in caso di necessità, lo convince: “E’ un’ipotesi che può funzionare. L’esigenza è quella di non mandare in crisi un settore, che non può permettersi di andare in difficoltà. L’unica vera garanzia per tornare a giocare è che in campo non scenda un giocatore contagiato. Servono controlli, anche nei minuti prima che si giochi”.

Rimangono però diversi dubbi: “Seguo l’evolversi della situazione – ha spiegato Diaconale -. Le indicazione che arrivano sono quelle di una ripresa, restano da stabilire i tempi e i modi in cui può essere effettuata con le massime garanzie per tutti, a partire dai calciatori. Le partite però si svolgeranno a porte chiuse, almeno in questa prima fase”.

C’è il nodo delle partite al nord: “Sicuramente è complicato, soprattutto per gli spostamenti, visto che ci sono ancora dei focolai. E’ vero che il calcio è uno sport di contatto, ma il contatto non provoca il contagio“, ha affermato il responsabile della comunicazione della Lazio.

“Il problema è impedire che arrivino a contatto giocatori positivi con quelli sani. Non ci siamo resi conto che la gran parte del peso del Coronavirus è gravato sulle famiglie“, ha quindi aggiunto.

“Non è facile per chi ha sintomi accedere ai tamponi – la sua ammissione -. I giocatori invece vivono all’interno di strutture che devono essere attrezzate dal punto di vista sanitario”.

“Se si garantisse a tutti la possibilità di avere dei controlli, i contagi non ci sarebbero. Ma servirebbe essere tutti organizzati, cosa difficile nel nostro Paese”, la chiosa finale.

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