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Serie A, su arbitri e Var è stato un anno nero ma ora bisogna cambiare: una soluzione c'è per evitare nuovi disastri, ma va adottata subito

A prescindere dall'inchiesta sul caso Rocchi la stagione che sta per finire è stata un condensato di errori e veleni per i troppi errori arbitrali

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Gli ultimi sgorbi appena domenica scorsa: a Verona Di Bello ignora almeno un paio di rigori dell’Hellas, per niente aiutato dal Var, e a Parma Chiffi diventa protagonista nell’acceso finale col gol giallorosso contestato e il rigore di Malen dubbio ma di sviste arbitrali quest’anno ce ne sono state tante, troppe. Alla malafede non crediamo ma che ci sia qualcosa che non torna è palese. Si può discutere di una generazione di fischietti non all’altezza di una nobile tradizione (da Lo Bello padre a Collina e Orsato), si possono dare colpe al designatore ma scava scava il vero neo di un anno nero ha un nome, anzi un acronimo. Si chiama Var.

Va cambiato l’uso del Var

Da quando è nato, nella stagione 2017-2018, lo strumento elettronico che avrebbe dovuto essere il primo amico degli arbitri ha finito per diventarne l’incubo. Si è insinuato con sempre maggior potere decisionale, ha delegittimato la funzione degli assistenti ed a tutti gli effetti è diventato il vero padrone su cosa succede in campo. La mia personale convizione è che molti errori degli arbitri degli ultimi tempi nascano dalla confusione sull’interpretazione di alcune regole e dalla paura del Var.

Chi arbitra davvero?

Quanti arbitri, richiamati all’on field review, restano della convizione avuta in campo senza cambiare idea dopo aver rivisto le immagini al monitor? Quanti, prima di fischiare o non fischiare, aspettano cenni dalla regia di Lissone? Risuona sinistra la provocazione di Ancelotti che, quando era al Napoli, in una riunione con gli arbitri chiese al designatore: “Chi arbitra? Il Var o l’arbitro?”. La risposta oggi la sappiamo.

Come fare per ridare centralità al ruolo dell’arbitro ma fornirgli comunque un supporto tecnologico? Basta rispettare il protocollo iniziale. Il Var può intervenire solo in caso di chiaro ed evidente errore. E va bene allargarne la competenza anche per le ammonizioni, gli angoli ecc ma che sia chiaro. Solo quando si tratta di chiaro ed evidente errore.

Ridare centralità all’arbitro

Se a Lissone devono rivedere le immagini per 2 o 3 minuti per fissare un frame e scovare semmai una spalla in fuorigioco e se l’arbitro deve impiegarne altrettanti al monitor, vuol dire solo una cosa: non è un chiaro ed evidente errore. Ergo il Var non è tenuto a intervenire. E’ la morte civile del calcio che un’esultanza del pubblico di 5 minuti prima venga azzerata da un freddo verdetto frutto di replay infiniti sulla cui veridicità pure ci sarebbe da discutere. Tutto questo restituirebbe autonomia ma anche autostima e credibiltà agli arbitri: gli errori ci saranno sempre, per carità, ma forse con meno polemiche. Giusto e sbagliato non esistono in assoluto. E’ giusto quando una cosa sta al suo posto. E Il Var questo posto se l’è preso di prepotenza finendo con l’avvelenare i pozzi. Poi si può ipotizzare il Var a chiamata (2-3 slot a squadra) come succede in C e si possono migliorare anche tante altre cose ma cominciamo da qui. Meno Var e più arbitro.

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