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Sfera Ebbasta a San Siro per Inter-Napoli circondato da 10 ragazze, il problema è uno stereotipo non più tollerabile

La scena ha suscitato le reazioni social di tifosi, estimatori dell'artista ma anche di figure autorevoli sui messaggi legati alla figura femminile e al corpo delle donne di quelle 10 giovani donne replicanti di un modello pericoloso

4 min di lettura

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

Dalla giusta distanza, l’immagine appare più inquietante rispetto all’immediato, quando nel flusso dei contenuti ha rischiato di essere fagocitato dal marasma dello scroll continuo. Frammento liquido della messa in scena allo stadio San Siro, sabato 5 settembre, nel box riservato per Inter-Napoli e apparso fuori contesto, quasi una rappresentazione scenica. Un altro Inter-Napoli. Sfera Ebbasta (o anche Gionata Boschetti) viene inquadrato, e fotografato, al suo ingresso circondato da giovani donne che si accomodano sedute accanto al trapper e alle altre in fila e a circondarlo. Una scena che segna, per via dell’abbigliamento e dell’aspetto delle ragazze in questione che allude a una scia di omologazione: provoca commenti variegati, nell’effetto moltiplicatore del generatore automatico che le piattaforme social sanno mettere in atto. Le reazioni sono variegate, ma su cui non si può tacere.

Il dibattito social su Sfera Ebbasta a San Siro

In altri termini, diviene ciò che si definisce virale. Sui social, il video al pari degli scatti condivisi e commentati destano l’interesse – inevitabile – di personaggi autorevoli in materia e non semplici estimatori o tifosi impegnati a sfogare la reazione immediata, emozionale davanti a questa visione inusuale. Dieci donne intorno a Sfera a ridosso del match di Serie A tra i più attesi del fine settimana, nello stadio più rappresentativo del calcio italiano, a Milano.

In una società segnata dal dibattito attorno alla strumentalizzazione della figura e dal corpo della donna, scelte simili non possono che alimentare stereotipi pericolosi.

La posizione dello psicoterapeuta Alberto Pellai

Proprio su Instagram, lo psicoterapeuta e autore Alberto Pellai si espone sui messaggi e i significati che vengono veicolati da quell’immagine impattante che ogni adolescente (e non solo) scopre nel proprio feed: “Il paradosso oggi sta nel fatto che da ogni parte si invocano l’educazione di genere e la rimozione degli stereotipi di genere. A scuola si inventano progetti, si mobilitano specialisti. I ragazzi sembrano afferrare il messaggio. Nel frattempo, la loro cultura “mainstream” continua a bombardarli di immagini e messaggi che affermano l’esatto contrario”.

“Un uomo con dieci ragazze, lui davanti, loro dietro. Tutte vestite uguali, praticamente in divisa. Di lui sappiamo tutto, di loro non sappiamo nemmeno il nome”. Situazione collocata nel contesto di un impianto sportivo, nella serata della partita di cartello del fine settimana tra due grandi squadre, Inter e Napoli, in un box riservato e dunque esclusivo di enorme visibilità.

“Viene in mente il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo che anni fa aveva raccontato al mondo il ruolo decorativo del corpo femminile all’interno di tutte le trasmissioni della TV generalista. Era il 2009 e dopo quasi 20 anni siamo praticamente ancora lì. Solo che allora questa cosa veniva vista per ciò che era: un gigantesco stereotipo culturale da ribaltare. Oggi viene raccontata come qualcosa da celebrare; online ho letto anche l’aggettivo “colossale” per definire tale scena e tale ingresso. Siamo noi uomini per prima a doverci distanziare da questo genere di narrazioni e di celebrazioni”, la riflessione di Pellai.

Getty Images

Sfera Ebbasta a San Siro

Il silenzio sull’accaduto

Il silenzio, da parte di chi ha deciso di entrare in uno stadio gremito con dieci ragazze identiche nell’abbigliamento, potrebbe indurre a incasellare l’accaduto come una scelta chiara, una strategia. L’emergere di un dibattito che dai social deve essere elevato ai media, se non a sedi differenti, è nella portata stessa della comunicazione di quella scena che ha già creato molteplici riflessioni, con sé e da sé. Non è solo lavoro, non è solo polemica o strategia di immagine. Rischia di trascinare il corpo delle donne in un dibattito in cui è mero oggetto, senza interrogarsi e frenare sull’influenza che un modello simile potrebbe provocare. E rendere accettabile, opportuno e addirittura desiderabile ciò che non lo è e che ritenevamo, o speravamo, archiviato con il secondo scorso.

Sfera Ebbasta a San Siro per Inter-Napoli circondato da 10 ragazze, il problema è uno stereotipo non più tollerabile Getty Images

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