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Simone Anzani lascia la nazionale: “Lo devo alla mia famiglia, ma è stato un viaggio bellissimo”

Il titolo mondiale conquistato nelle Filippine è la chiusura di un cerchio: Anzani saluta la nazionale e lo fa dopo due anni durissimi, ma con un meraviglioso lieto fine

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Ha toccato il cielo con un dito, chiudendo un maledetto cerchio che si era aperto due anni fa. E adesso Simone Anzani ha deciso che può bastare così: subito dopo aver conquistato il titolo mondiale, di ritorno in azzurro dopo l’operazione al cuore che gli ha precluso due estati in nazionale, il centrale classe 1992 ha deciso di chiudere la sua avventura in maglia azzurra.

L’annuncio nella cena post finale: il grazie ai compagni

“Questa che indosso al collo è una medaglia, ma la mia medaglia più grande siete voi, compagni di squadra”. Sono le parole con le quale Anzani ha iniziato il suo discorso con il quale ha ufficializzato l’addio alla Nazionale. Un video che non ha lasciato troppo spazio ai sentimenti, perché in fondo li aveva già condensati bene in quelle lacrime versate dopo il trionfo di domenica scorsa contro la Bulgaria, con quell’ultimo punto realizzato proprio dal vice capitano azzurro (e si sa, gli ultimi punti restano incastonati per sempre nei libri di storia…).

Simone ha annunciato l’intenzione di voler salutare definitivamente la maglia azzurra nel corso della cena tenuta con i compagni a Manila, subito dopo la vittoria del mondiale, ripercorrendo i suoi 10 anni in azzurro, le gioie e anche i momenti duri, come quelli che nel 2023 e nel 2024 lo hanno visto costretto a restare fuori dopo l’operazione per curare l’aritmia cardiaca, scoperta poco prima degli Europei di due anni fa.

Proprio quell’ultimo punto realizzato è sembrato mettere “un punto” su una carriera comunque indimenticabile, fatta di 211 presenze in azzurro, con due titoli di campione del mondo (2022 e 2025), un titolo europeo (2021), un argento nella VNL (2025) e nella World Cup (2015) e un bronzo continentale (2025).

L’ultimo pallone toccato, un’istantanea per la storia

“Con la nazionale ho vissuto tante gioie, come in questi giorni, ma anche dolori dopo qualche sconfitta. Voglio ringraziare tutti, dal coach con tutto lo staff, il presidente e tutta la Federazione, che mi sono sempre stati vicini. Ma soprattutto voglio ringraziare i miei compagni: tutti sanno che ho passato due anni difficili, perché non sapevo se avrei potuto essere ancora con loro, se avrei ancora potuto fare ciò che amo, cioè giocare a pallavolo.

Il mio obiettivo più grande era quello di partecipare all’olimpiade e ora, dopo questo mondiale, è arrivato il momento per me di fermarmi con questa maglia, perché lo devo alla mia famiglia e a tutte le persone che si sono sacrificate per me. Lo devo alle mie bambine, che tante volte sono state senza il loro papà”.

Quel sogno olimpico resterà dunque “negato”: Anzani non ha potuto partecipare a Parigi 2024 e non lo farà a Los Angeles 2028, con la spedizione di Tokyo 2020 che rimane l’unica a cinque cerchi della sua carriera (l’Italia venne eliminata nei quarti dall’Argentina, ultima gara sulla panchina azzurra di Chicco Blengini prima del via dell’era De Giorgi). Nella prossima stagione sarà ancora in campo con Modena, pronta a tornare in auge dopo anni un po’ complicati nel campionato di Superlega. Poi la prossima estate tornerà a fare il tifo per i suoi compagni, anzi, per “le mie medaglie”: chiude da campione del mondo, con quel primo tempo destinato a restare scolpito nell’olimpo del volley azzurro

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