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Simone Inzaghi all’Al Hilal dimostra che il prezzo del successo lo puoi pagare con l’infelicità

L'avventura dell'ex allenatore dell'Inter in Arabia Saudita si sta rivelando più complessa del previsto nonostante uno stipendio monstre e un mercato faraonico

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

Il destino, a volte, sa essere beffardo e crudele allo stesso tempo. Incrocia storie, ribalta percorsi, costruisce paradossi difficili da spiegare. Chi avrebbe immaginato che Simone Inzaghi, l’uomo delle due finali di Champions League con l’Inter, potesse vivere il momento più complicato e controverso della sua carriera in Asia e per giunta dopo un derby azzurro di coppa contro Roberto Mancini? Mentre in Qatar il tecnico marchigiano dell’Al-Sadd è celebrato come ‘italiano vero’, in Arabia Saudita il collega emiliano che guida l’Al Hilal delle stelle è ritenuto il colpevole numero uno di un naufragio inaspettato.

Simone Inzaghi, l’Al Hilal dopo il ‘tradimento’ all’Inter

La decisione di ‘Inzaghino’ di lasciare l’Italia per la Saudi Pro League è maturata in seguito alla notte nera (e per niente nerazzurra) di Monaco di Baviera, quando il sogno Champions si è tramutato incubo per via dei cinque gol incassati dal PSG nell’ultimo atto della massima competizione continentale. In casa Inter c’è chi ha interpretato il suo addio come un tradimento.

Perché le voci del trasferimento all’Al Hilal circolavano da settimane, eppure fino all’ultimo istante (e col Mondiale per Club alle porte) l’allenatore non aveva escluso la permanenza. Sei titoli (uno scudetto, due Coppe Italia e tre Supercoppe) e due finali di Champions cancellati di colpo, per via di una decisione forse dettata dal portafogli più che dal cuore. È la dura e spietata legge del calcio moderno, che non lascia spazio ai romantici rimasti ancorati ai valori di un pallone sempre più sgonfio. D’altronde, il tempo in cui le partite si ascoltavano con l’orecchio incollato a una vecchia radiolina a transistor fantasticando con i racconti di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ è tramontato da un pezzo.

Il prezzo del successo e la felicità mancata

All’età di 49 anni – è appena entrato nei cinquanta – Inzaghi si è trovato davanti a un bivio decisivo di una carriera ancora tutta da scrivere. Pur non mancandogli offerte, alla fine ha preferito cedere al richiamo dorato dell’Arabia. La squadra di Riad – la più vincente della Saudi Pro League – si è assicurata il sì del tecnico di Piacenza a fronte di uno stipendio da 25 milioni di euro netti a stagione per due anni. Sì, avete letto bene: 25 milioni. Un ‘progetto ambizioso’, costruito per dominare la scena asiatica, che ha spinto il tecnico a lasciare lo Stivale in fretta e furia e volare negli Stati Uniti per il Mondiale per Club. Ma il campo, come spesso accade, racconta una storia diversa.

Un antico e mai banale adagio ricorda che i soldi non fanno la felicità. Partita dopo partita, tra pressioni crescenti e risultati al di sotto delle aspettative culminati con l’eliminazione dalla Coppa d’Asia per mano del Mancio, l’esperienza saudita si è trasformata rapidamente in una sfida complessa. Aveva ragione Aristotele: la felicità dipende da noi stessi. Non dal conto in banca. Il paradosso è che in Medio Oriente, dove il calcio sarà pure roba da ricchi ma è ancora distante anni luce dal Vecchio Continente, Inzaghi sta subendo attacchi più feroci di quelli ricevuti in Italia dopo i due scudetti persi a favore di Milan e Napoli.

I numeri di Inzaghi con l’Al Hilal

L’avventura di Inzaghi alla guida dell’Al Hilal ha preso il via a giugno col Mondiale per Club. Dopo aver fermato sull’1-1 il Real Madrid nella fase a gironi e aver addirittura eliminato il Manchester City di Pep Guardiola agli ottavi, la compagine di Riad ha salutato la prima edizione della competizione FIFA ai quarti, superata 2-1 dai brasiliani della Fluminense. In campionato gli addetti ai lavori avevano prospettato un dominio assoluto da parte degli Squali, che, invece, inseguono l’Al Nassr di Cristiano Ronaldo.

Alla 28esima giornata l’Al Hilah è secondo con 68 punti, frutto di 20 vittorie, otto pareggi e nessuna sconfitta, a -5 dal fenomeno lusitano, che vede il suo primo titolo in Arabia Saudita. A Inzaghi sono attribuite colpe già note in Italia: il paradosso è che pur essendo imbattuto, l’allenatore paga i punti persi a causa degli eccessivi pareggi. Che i tifoso leggono come mancanza di coraggio nei momenti cruciali. Nella Champions asiatica fatale è risultato l’incrocio agli ottavi contro l’Al Saad di Mancini, mentre si conferma infallibile o quasi nelle coppe nazionali. Col 5-3 ai rigori contro l’Al Ahly, gli uomini in blu hanno staccato il pass per la finale di King’s Cup.

Mercato faraonico ma caotico: da Theo a Benzema

Tanto in estate quanto in inverno il club della capitale non ha badato a spese per consegnare al nuovo tecnico una rosa di assoluto valore. Giusto qualche nome: dal Milan è arrivato Theo Hernandez in cambio di 25 milioni, dal Liverpool l’attaccante uruguaiano Darwin Nunez per 53. A gennaio, invece, il colpaccio Karim Benzema dall’Al Ittihad in chiusura di mercato.

Un colpo che ha destato enorme scalpore, perché ha scatenato la clamorosa protesta di Cristiano Ronaldo. Il cinque volte Pallone d’Oro ha incrociato le braccia saltando più di una partita, accusando il Fondo pubblico di investimento saudita (PIF) di voler favorire l’Al Hilal. In totale, tra le due finestre di mercato, sono stati spesi 121 milioni di euro per 21 colpi che hanno generato una confusione senza precedenti. I casi più emblematici riguardano l’ex Fiorentina Pablo Marì e proprio Darwin Nunez, messi fuori lista dalla Saudi Pro League per il superamento dei limiti sui giocatori stranieri.

Il futuro di Inzaghi e la via di fuga

Nonostante la nuova ondata di critiche che lo ha travolto dopo il flop nel derby con Mancini, nel post partita Inzaghi ha assicurato che intende andare avanti con l’Al Hilal, attribuendo il ko alle assenze di alcuni titolarissimi come Koulibaly (quello delle “scuse” è un altro tema che infastidisce non poco i tifosi).

Il futuro, in realtà, potrebbe essere diverso dalle dichiarazioni rese a favore di telecamere. Già, il ritorno in Italia è un’opzione concreta, una via di fuga per dare nuovo slancio a una carriera che rischia una pericolosa battuta d’arresto in un torneo di seconda fascia. Allora, attenzione al possibile valzer delle panchine in Serie A: se uno tra Antonio Conte e Massimiliano Allegri dovesse essere nominato ct della Nazionale, si libererebbero caselle importanti in grado di favorire Inzaghi. Perché – dopotutto – i soldi non fanno la felicità.

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