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Sinner e le parole (fake) di Vagnozzi: "Ecco contro chi gioca". La verità sui pianti di Jannik

Dopo il flop agli US Open sono uscite delle frasi dell'allenatore sulle pressioni che condizionano ogni partita del rosso di San Candido: in realtà il coach non ha mai parlato.

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Fin quando si vince, sono tutti lì sul carro. Basta una sconfitta, però, per ritrovarsi soli. Jannik Sinner l’ha capito dopo il ko a New York nella finale degli US Open. La sconfitta che l’ha spodestato da numero 1 del ranking a vantaggio di Carlos Alcaraz, meno di due mesi dopo la squillante vittoria dello stesso Sinner sullo spagnolo a Wimbledon. Il rosso di San Candido s’è scoperto improvvisamente fragile, inerme, quasi impotente di fronte alle variazioni improvvise e micidiali di Carlitos. Quel set vinto nella finalissima di Flushing Meadows è stato uno scatto d’orgoglio, il sussulto del campione. Ma non è bastato a evitare ko e polemiche.

Sinner, l’autocritica dopo la finale degli US Open

Il primo ad analizzare cosa non ha funzionato, a prendere coscienza delle sue mancanze è stato proprio Jannik. Che ha riconosciuto subito dopo la partita contro Alcaraz la necessità di dover cambiare delle cose. Troppo prevedibile il suo gioco, ormai un libro aperto per Carlitos e per il suo staff: Ferrero, coach del murciano, ha sottolineato come insieme abbiano fatto un gran lavoro proprio per ovviare alle pecche costate la finale di Wimbledon. E i risultati si sono visti, coi ruoli di fatto capovolti: Alcaraz a guidare il gioco e a dettare i tempi sul cemento di New York, Sinner incapace di opporsi allo strapotere del rivale.

La lettura (troppo facile) di Alcaraz del gioco di Jannik

C’è bisogno di lavorare, d’inventarsi qualcosa. Di trovare variazioni anche al gioco che ha portato Jannik in cima al mondo e che è diventato oggetto di studio. Alcaraz, ormai, lo conosce a memoria. E dunque va rivisitato, arricchito di colpi e soluzioni, reso meno decifrabile. Un compito che spetta a Sinner, certo. Ma anche e soprattutto ai suoi coach. Cahill, vecchia volpe, starà già pensando a come guidare la trasformazione dell’altoatesino. Vagnozzi, invece, per il momento punta soprattutto a proteggere il giovane campione dall’eccesso di critiche. Tanti, forse troppi, i commenti e i giudizi velenosi su Jannik.

Il (finto) retroscena di Vagnozzi su Sinner: “Pianti e stanchezza”

Come riportato da Rai News, il coach marchigiano di Sinner si sarebbe lanciato in una difesa d’ufficio del numero 2 in realtà contenente un atto d’accusa collettivo: “Jannik non gioca solo contro l’avversario dall’altra parte della rete. Gioca contro le aspettative di un Paese intero“. Una nazione capace di idolatrarlo in caso di vittoria, ma anche di scaricarlo – forse – come fatto da molti subito dopo la debacle newyorchese. “Tutti vedono la sconfitta, ma non vedono le notti in cui piangeva, i giorni in cui non riusciva nemmeno ad alzare il braccio per la stanchezza” . Dichiarazioni attribuite a Vagnozzi ma in realtà mai pronunciate dal coach di Jannik. Una fake news diffusa sui social e condivisa dal sito del Servizio Pubblico televisivo.

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