Che il mondo del tennis sia diventato ormai una provincia italiana lo dicono più o meno tutti. Ma da qui a pensare che persino a fine novembre, cioè nel momento di pausa dagli impegni della stragrande maggioranza dei migliori giocatori del pianeta, ci sia ancora una volta un italiano in vetta alla Race, questo non era propriamente nelle attese. Ma Francesco Maestrelli ha ribadito una volta di più che oggi, nel tennis, “italians do it better”. Talmente meglio della concorrenza che anche durante le vacanze dei big c’è comunque una bandiera tricolore davanti a tutte.
- La vittoria di Bergamo e un primato inatteso
- Il "piccolo Medvedev" non è più solo un "terraiolo" convinto
- Il 2026 l'anno della svolta? Fino ad aprile si può volare...
La vittoria di Bergamo e un primato inatteso
Maestrelli è primo nella Race (cioè nella classifica dalla quale usciranno gli 8 qualificati alle ATP Finals 2026, che salvo sorprese si disputeranno ancora a Torino) grazie ai 100 punti ottenuti nel Challenger di Bergamo, cui vanno sommati i 6 ottenuti nel precedente Challenger disputato a Lione, dove è uscito al secondo turno per mano di Vit Kopriva, attuale numero 101 del ranking.
A Bergamo, Maestrelli è andato letteralmente all in: ha battuto in finale il tedesco Marko Topo, numero 238 al mondo, risalendo una marea di posizioni e posizionandosi oggi alla 138, il che consentirà al 23enne di Pisa di presentarsi senza troppe difficoltà alle qualificazione degli Australian Open, anche con reali ambizioni di poter entrare nel main draw. Peraltro nel corso del torneo disputato alla ChorusLife tra le vittime di Maestrelli c’è stato anche il finlandese Emil Ruusuvuori, che solo due anni e mezzo fa era numero 37 del mondo (perse con Sinner nei quarti a Miami: oggi è precipitato oltre la 500 dopo aver faticato a rientrare a causa di vari problemi fisici).
Il “piccolo Medvedev” non è più solo un “terraiolo” convinto
Maestrelli da giovane era stato ribattezzato il “piccolo Medvedev”, proprio per la somiglianza a livello fisico con il russo (stazza alta e braccio potente). Un paragone che forse però gli si è ritorno contro, perché quelli della sua generazione (vedi Musetti, Cobolli, Nardi e Zeppieri) hanno finito per rivelarsi prima di lui in ambito ATP, nonostante quando giocavano nelle categorie giovanili era spesso Maestrelli a prendersi le luci dei riflettori. “Ma ognuno matura con i suoi tempi”, ha ribadito il pisano, felice di poter commentare questo insolito primato nella Race.
“Certo, adesso mi sento più completo rispetto a un paio di anni fa, anche se so di essere ancora un cantiere a cielo aperto. Una volta mi comportavo bene soprattutto sulla terra, ora sto trovando continuità anche sul cemento e questo mi da fiducia, perché in fondo mi sono sempre considerato un terraiolo. Quando riesci a vincere anche in condizioni meno favorevoli per le tue caratteristiche è sicuramente positivo, e voglio provar a cavalcare l’onda e a crescere il più in fretta possibile”.
Tanto che la prima parte del 2026 potrebbe rivelarsi alla stregua del momento decisivo per fare quello scatto che potrebbe farlo atterrare per la prima volta nella top 100 mondiale. “Lo spero tanto, perché significherebbe davvero completare un percorso che parte da lontano. So però che devo ancora migliorare sotto molti aspetti del mio gioco: dal lato del dritto prima di tutto, poi anche al servizio posso rendere più di quanto non faccia adesso, perché a volte perdo un po’ di convinzione e decisione. La risposta è migliorata, ma si può fare ancora meglio”.
Il 2026 l’anno della svolta? Fino ad aprile si può volare…
A gennaio, a Melbourne, per Maestrelli potrebbero schiudersi le porte del primo slam in carriera, e sarebbe davvero una rivoluzione copernicana. Per ora c’è andato vicino soltanto una volta: Roland Garros 2024, due turni di qualificazione superati, l’ultimo risultato invalicabile contro Mikhail Kukushkin.
Poi ci sarà da sfruttare una prima parte di 2026 dove i punti da difendere saranno pochi, a differenza di quel che accadrà da maggio in poi, pensando ai successi nei Challenger di Francavilla e Brasov, cui s’è aggiunta la finale di Porto.
