Eh no caro Jannik, stavolta non siamo d’accordo. “Non sono un robot”, ha specificato il campionissimo di San Candido commentando la clamorosa e amarissima uscita di scena contro Juan Manuel Cerundolo, l’esterrefatto argentino capace di centrare la vittoria più importante e prestigiosa della sua carriera sfruttando il malore, i disagi e i giramenti di stomaco dell’italiano. Non siamo d’accordo perché pochi giorni prima dell’inizio del Roland Garros lo stesso Sinner aveva ostentato con orgoglio il suo “essere un robot” in un’intervista a Vaniy Fair: “Non lo vedo un termine dispregiativo”. Come dire: mi fa piacere essere considerato tale.
- Da Cincinnati a Parigi, quando il robot Sinner si surriscalda
- L'importanza della pennichella per Jannik: se non dorme, son dolori
- Anche il tifo è importante: la "macchina perfetta Sinner" ne risente
Da Cincinnati a Parigi, quando il robot Sinner si surriscalda
Il problema è che non si è robot a intermittenza o solo quando si vince. Sinner è un robot i cui circuiti sono soggetti a surriscaldamenti frequenti. Deve “tararsi” meglio, ancor più di quanto non riesca a fare finora. Sono tanti gli indizi, ormai, che costituiscono prove dei “corti circuiti” a cui di tanto in tanto va soggetto. Il virus che lo mise ko a Cincinnati prima della finale con Alcaraz, durante una delle ondate di calore più sconvolgenti della storia recente degli Stati Uniti. Il teatrino contro Spizzirri a Melbourne, durante gli ultimi Australian Open. L’agonia vissuta contro Cerundolo a Parigi, con quella vittoria ormai a portata di mano che si è trasformata in una lenta e inesorabile via crucis prima della mesta uscita di scena dal torneo.
L’importanza della pennichella per Jannik: se non dorme, son dolori
Ma non è solo il caldo a minare la perfezione di Jannik. “Non ho dormito bene, non mi sono mai sentito così privo di forze”, ha sottolineato il fenomeno azzurro provando a dar spiegazione della sua debacle. Il sonno è un altro motivo ricorrente dei suoi ragionamenti pre e post gara. Quante volte lo abbiamo sentito ripetere: “Adesso devo riposare”. Oppure che prima di una partita importante era riuscito a fare un sonnellino ristoratore e tonificante. Se qualcosa turba o impedisce la pennichella, di contro, sono dolori. Possibile che l’energia che carica il robot di San Candido sia alimentata non dalle batterie, ma dalle dormite?
Anche il tifo è importante: la “macchina perfetta Sinner” ne risente
Se proprio bisogna trovare un altro storico limite di Jannik, eccolo: il tifo contro. Jannik soffre le gazzarre a favore del suo avversario: in questo, lo scalmanato pubblico parigino non ha rivali. Nella finale del 2025 le mani alle orecchie e i pugni al cielo di Alcaraz galvanizzarono gli spettatori a suo favore. Jannik sembrava lo sparring partner, il rivale. Il toro di fronte al torero Carlos nell’arena. Sinner, che non ama atteggiamenti e reazioni plateali, ne soffrì molto. L’impressione è che la freddezza, la glacialità di Jannik funzionino soltanto se tutte le condizioni collimano in un mix perfetto. Che basti un piccolo “fuori programma” per mandare in tilt la sua macchina perfetta. Finanche qualche grado in più oppure un quarto d’ora di sonno in meno.
