Poi magari con calma ci spiegheranno perché hanno deciso di pubblicare l’intervista a Jannik Sinner più di un mese dopo la sua realizzazione, nel frattempo quelli de L’Equipe ci hanno fatto un favore, loro che hanno avuto la fortuna di poter trascorrere un’intera mattinata con lui a Montecarlo: porre al numero 1 della classifica ATP una raffica di domande su argomenti “scottanti”, quelle a cui di solito il rosso di San Candido nelle occasioni pubbliche non risponde o da cui scappa attraverso risposte diplomatiche, ma pur sempre evasive. Tre le questioni principali: la sua “freddezza” che lo fa spesso paragonare a un robot, la residenza nel Principato di Monaco e il caso doping.
- Sinner fiero di essere un robot: "Non lo trovo dispregiativo"
- Ecco perché Jannik Sinner ha fissato la sua residenza a Montecarlo
- Il caso doping e i tre mesi di sospensione: la verità di Jannik
Sinner fiero di essere un robot: “Non lo trovo dispregiativo”
In tanti lo definiscono freddo, distaccato, un cyborg, anzi un robot vero e proprio. E non sanno, in realtà, che gli stanno facendo un complimento. “Ho l’immagine di un giocatore senza emozioni, ma questo perché sono molto concentrato su ciò che devo fare“, ha spiegato Sinner. “È solo che cerco di non darlo a vedere ai miei avversari. Io un robot? Non trovo il termine dispregiativo. È così che lavoro. Cerco sempre di essere il più preciso possibile, di giocare il colpo giusto al momento giusto e questo richiede di essere in un’ottima forma fisica e mentale. È semplicemente così ed è per questo che mi alleno, per essere il più preparato possibile per i momenti importanti di una partita”.
Ecco perché Jannik Sinner ha fissato la sua residenza a Montecarlo
La seconda domanda spinosa forse sarà stata suggerita da Massimo Gramellini, l’editorialista del Corriere della Sera che spesso ha incalzato Jannik sulla sua residenza all’estero. Nella sua risposta Sinner non ha parlato di fisco, tasse o soldi, ma di ciò che gli interessa realmente: la serenità. “Ho scelto Montecarlo per la pace e la tranquillità che trovo qui: posso andare al ristorante o fare shopping senza che nessuno mi noti, è ciò di cui ho bisogno. Campi da tennis, palestre, tutto è perfetto. Certo, mi manca la famiglia: i miei nonni stanno invecchiando e mi piacerebbe poterli andare a trovare più spesso. Ma se fossi rimasto a casa ad allenarmi, non sarei stato nelle condizioni ottimali per diventare il miglior giocatore che potevo essere”.
Il caso doping e i tre mesi di sospensione: la verità di Jannik
Terza e ultima domanda scottante: il “pasticciaccio brutto” del Costebol. Nel 2025 Sinner ha scontato tre mesi di sospensione, per i suoi detrattori troppo pochi, per lui e i suoi fan troppo pesanti visto che la sua buona fede è stata sempre riconosciuta. “Non direi che la vicenda mi abbia necessariamente cambiato, ma mi ha fatto capire un paio di cose. È stato un periodo difficile da superare perché ho dovuto pagare il prezzo di un errore non mio. La cosa più difficile sono stati i mesi che hanno preceduto la mia sospensione perché non potevo parlarne con nessuno. In campo sembravo molto triste e lo ero: non mi sentivo libero. Credo però che nulla accada per caso”.
