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Sinner, il soprannome che lo svilisce: l’ultima bordata arriva da Baez, ecco la vera differenza con Alcaraz

La rivalità tra i due tennisti che dominano la classifica ATP è sempre più oggetto di discussione. L'argentino allo scoperto: "Ecco come chiamiamo Jannik"

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Domenico Esposito

Domenico Esposito

Giornalista

Da vent’anni in campo e sul campo per vivere ogni evento in tutte le sue sfaccettature. Passione smisurata per il calcio e per la sfera di cuoio. Il pallone è una cosa serissima, guai a dirgli di no

Missione riscatto. Sinner riparte da Doha dopo aver fallito il tris all’Australian Open, che, invece, ha sorriso per la prima volta ad Alcaraz. La caccia al primato si complica, ma in Qatar l’altoatesino ha la possibilità di rosicchiare altri punti allo spagnolo, dopo i 500 già recuperati grazie al forfait del talento di El Palmar all’ATP di Rotterdam. La rivalità tra i due assi del tennis è ormai oggetto di discussione da tempo: l’ultimo a parlarne è l’argentino Baez. Che lancia una bordata al rosso di San Candido.

Sinner-Alcaraz, la loro rivalità secondo Baez

In una lunga intervista rilasciata al quotidiano La Nacion, Sebastian Baez, quarta testa di serie dell’Argentina Open, si racconta a 360 gradi. Sembrava fosse un predestinato, ma poi gli infortuni e i risultati deludenti hanno frenato l’ascesa del classe 2000 di Buenos Aires.

Sconfitto da Darderi in quattro set al secondo turno dello Slam andato in scena a Melbourne, Baez punta a fare bella figura nel torneo di casa, ma soprattutto a scalare posizioni nel ranking. Il sudamericano, che occupa la posizione numero 34 della classifica ATP e vanta sette titoli nel circuito maggiore, si è soffermato anche sulla rivalità tra Sinner e Alcaraz.

Spoilerato il soprannome di Jannik

Baez premette: “Sono giocatori diversi”. Non è certo un mistero, piuttosto è interessante lo spoiler dell’argentino, che rivela il soprannome dato a Jannik. A La Nacion confessa: “Lo chiamiamo ‘El Robotito’ (il piccolo robot, ndr). È molto costante e gioca sempre nel posto giusto. È una macchina. Fantastico. Tattico”.

E aggiunge un altro dettaglio che sottolinea la grandezza dell’italiano: “Quando sei in campo contro di lui, è come se ti soffocasse. Gli dai un passaggio corto e ti affonda. Non sbaglia una palla, non sbaglia le risposte, è sempre lì, intenso”. Però anche i robot hanno dei difetti, un punto debole. E se piovono elogi, bisogna sempre aspettarsi un ‘ma’.

La differenza tra l’azzurro e il murciano

Baez si concentra poi sui pregi di Alcaraz, capace di sfatare la maledizione Australian Open nonostante l’addio allo storico allenatore Juan Carlos Ferrero. “Ha un talento, un’abilità e una ribellione straordinari. Una potenza di gambe incredibile, una qualità di tiro impressionante. Carlos mette a segno colpi che ti fanno esclamare: ‘Dai, amico!’.

Quindi esce allo scoperto sulla vera differenza tra il numero uno e il numero due del mondo. Ed ecco la stoccata a Jannik: “Sembra che Alcaraz commetta più errori, ma allo stesso tempo non sai mai cosa farà dopo, perché ha una gamma più ampia di colpi. Sinner potrebbe essere più prevedibile”. A Doha, dal 16 al 22 febbraio, riparte la sfida infinita tra i due eredi dei Big Three: l’altoatesino è chiamato non solo a battere il murciano, ma pure a smentire Baez.

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