Dunque Tudor è stato esonerato e non è più l’allenatore della Juve. Il croato che l’anno scorso aveva messo una pezza a un’annata tormentata subentrando a Motta, paga un avvio di stagione molto molto complicato. Dopo un inizio promettente con tre vittorie consecutive, ottenute però con tantissimi brividi, la squadra è piombata in un black out totale di gioco e risultati. Oltre un mese senza una vittoria e in più una completa astinenza da gol figlia di un gioco totalmente assente. Giocatori spesso fuori ruolo e un integralismo tattico che ha fatto storcere il naso persino ai tifosi più accaniti. Insomma i capi d’accusa verso il tecnico sono talmente tanti che anche un club come la Juve, storicamente refrattario al metodo del siluramento del mister, ha dovuto farci ricorso nella speranza di invertire una rotta che sta diventando molto pericolosa.
Adesso è caccia al nuovo timoniere. Ci vuole qualcuno di spessore, carisma, esperienza: insomma, uno “da Juve. I più probabili sono Raffaele Palladino, uscito non troppo bene da Firenze (e sarebbe l’ennesimo rischioso pacco dalla Viola) che ha un passato da calciatore bianconero; Roberto Mancini, fermo da quasi due anni dopo il flop arabo e mai amato dai tifosi bianconeri ma sicuramente un pezzo da 90 del calcio italiano o addirittura Lucio Spalletti, reduce da una serie di figuracce epocali alla guida della Nazionale ma anch’egli abituato a stare in piedi in ambienti difficili come è diventata la Juve di questi ultimi anni. E tanto per non farsi mancare nulla, c’è anche chi lancia la provocazione del ritorno di Thiago Motta che sarebbe il finale più assurdo di uno psicodramma quasi perfetto.
