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Sport,la svolta: calciatrici e atlete diventeranno professioniste

Decisione storica quella della Commissione Bilancio che equipara nello sport lavoro femminile a quello maschile e accesso al professionismo

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Sport,la svolta: calciatrici e atlete diventeranno professioniste Fonte: ANSA

La causa, abbracciata e seguita, curata dalla giocatrice simbolo Sara Gama, capitana della Juventus e della Nazionale, si è tradotta in una realtà che segna finalmente equità di trattamento tra uomini e donne. L’11 dicembre 2019 sarà ricordata come la data della svolta: le donne – non solo calciatrici – che vivono di sport potranno accedere al professionismo, sancendo una evoluzione rispetto alla legge che regola il lavoro nello sport in Italia, datata 1981.

La commissione Bilancio del Senato ha appena approvato l’emendamento alla manovra finanziaria che equipara le donne ai colleghi maschi, estendendo le tutele previste dalla legge sulle prestazioni di lavoro sportivo, e che, per promuovere il professionismo nello sport femminile, introduce un esonero contributivo al 100% per tre anni, per le società sportive femminili che stipulano contratti di lavoro sportivo.

Calciatricie non solo

Quanto fissato assorbe una discrepanza iniqua, sul piano formale, tra i professionisti in base al sesso: una situazione contro cui atlete e rappresentanti si sono lungamente battuti, opponendosi a una differenziazione che non riguarda solo il calcio, forte della visibilità ottenuta dai mondiali di Francia 2019. L’emendamento apre al professionismo femminile: non riguarda solo i quattro grandi sport di squadra (calcio, basket, volley e rugby), ma le atlete di tutti gli sport.

“Ormai in gioco una battaglia etica, morale, che tocca i diritti fondamentali, quelli della Costituzione: chi vive di sport deve avere gli stessi diritti e le stesse tutele degli altri lavoratori e delle altre lavoratrici: ogni categoria lavorativa può avere regole diverse, ma c’è uno zoccolo duro di diritti che non si discute e che, invece, nello sport manca”, commenta Maddalena Boffoli, avvocato del lavoro esperta di pari opportunità tra i promotori del convegno “L’importante e pareggiare”, che si è tenuto a Milano il 2 dicembre scorso proprio sul tema del professionismo femminile e a cui hanno partecipato alti dirigenti sportivi, Fieg, Uefa, rappresentanti delle istituzioni e atlete come la capitana della nazionale Sara Gama.

Sara Gama, un simbolo

“In Francia io ero dipendente del PSG e lì il campionato femminile è semiprofessionista. Esistono i contratti federali che le società sono libere di offrire alle atlete”, raccontava Sara Gama. Per la prima volta questo emendamento apre a una strada simile anche in Italia. Anche perché quella dell’obbligo non è priva di insidie. Ad avvertire dei pericoli è stato anche il vicepresidente dell’Uefa, Michele Uva: “Sì al professionismo nello sport femminile italiano, a patto che il sistema non rimanga in piedi solo grazie ai club maschili”

Intanto il governo ci mette del suo e lancia un segnale: Un passo storico e rivoluzionario — ha detto al Corriere della Sera, Katia Serra, responsabile per il calcio donne dell’Assocalciatori —, che risolverebbe il problema della sostenibilità. Gli 11 milioni stanziati sono un tesoretto ampio per le coperture economiche necessarie. Ci tengo a ringraziare il senatore Nannicini, il governo e tutte le parlamentari che si sono spese per questa decisione epocale. Questo è solo un primo step. Ora tocca alle singole federazioni deliberare il professionismo”.

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