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Svindal ammette: "Lavorare ancora con Vonn? Credo abbia più bisogno di un team di medici e fisioterapisti..."

Aksel Lund Svindal fa capire che davvero la carriera di Lindsey Vonn sia giunta a conclusione. "Non credo che torneremo a lavorare assieme. Il mio futuro? Deciderò con la mia famiglia cosa fare"

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Nella vita tutto si può fare, meno che scommettere “contro” Lindsey Vonn. Che a 40 anni suonati è tornata a suonarle alle avversarie, alcune più giovani di quasi una ventina d’anni (avrebbero potuto essere le sue figlie), ma che dopo la sfortunatissima sequenza di cadute sull’asse Crans Montana (con rottura parziale del crociato sinistro) e Cortina (frattura di tibia e perone, con annessa sindrome compartimentale durante gli interventi subiti) potrebbe dover suo malgrado rinunciare a ogni velleità di tornare nel circuito. Una convinzione radicata in molti, anche in Aksel Lund Svindal, il tecnico col quale ha collaborato assai proficuamente a partire dall’estate passata.

Il racconto del tecnico: “Ora sto rivedendo la “vera” Lindsey”

Parlando alla testata VG, l’ex sciatore norvegese ha provato a raccontare quelle che sono le sue sensazioni, oggi che sono trascorsi ormai quasi due mesi dal terribile infortunio nella discesa olimpica. E la prima domanda ha di fatto scoperchiato il vaso di Pandora: “Molti mi chiedono se continuerò a lavorare con Lindsey, ma temo che la nostra collaborazione si sia conclusa per ovvie ragioni. Perché ho il sentore che Lindsey avrà più bisogno di un team di fisioterapisti e medici, piuttosto che di un allenatore che possa aiutarla a progredire ancora sugli sci”.

Parole che lasciano presupporre una presa di coscienza piuttosto evidente: la carriera di Vonn è da considerarsi conclusa, perché a 41 anni abbondanti pensare di rientrare dopo quello che ha dovuto subire è veramente troppo. “Dal punto di vista del morale, Lindsey ora sta abbastanza bene. Chiaro che è stata dura per lei dover affrontare le prime settimane di degenza, perché ha sofferto tanto ed è stata lei stessa a raccontarlo. In quei giorni mi mandava messaggi molto brevi e stringati, si capiva perfettamente quanto non avesse voglia di parlare. Adesso mi pare che abbia ritrovato il suo equilibrio interiore e la cosa non può che farmi piacere”.

Futuro da scrivere: “L’idea era di allenare per una sola stagione”

Non sapendo se ed eventualmente quando Vonn potrebbe tornare, Svindal oggi può considerarsi suo malgrado un allenatore disoccupato. “Sinceramente non so ancora quello che farò nei prossimi mesi. Con la federazione norvegese siamo in contatto da tempo: si è parlato di un mio coinvolgimento nel team di velocità, ma la cosa mi richiederebbe tanti viaggi e continui spostamenti, e sinceramente ho voglia di trascorrere un po’ di tempo con la mia famiglia.

Ho un figlio di tre anni e quando Lindsey mi ha chiamato, l’idea era di trascorrere assieme una sola stagione, quella che l’avrebbe portata a Milano-Cortina, e mia moglie Amalie era d’accordo con il nostro piano. Adesso dovrei rimettere tutto in discussione e valuteremo assieme cosa fare”.

Chiaro però che i risultati ottenuti da Vonn hanno posto Svindal sulla scena come un tecnico “vero”, e non solo come un nome buono da spendere in virtù del suo passato illustre nel circo bianco. E chiaramente le offerte da qui agli anni a venire non tarderanno ad arrivare.

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