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Top 11 Serie A 25/26: Lautaro e Malen gemelli del gol. Flop 11: Leao-David-Openda tridente da incubo

Finito il campionato di serie A 2025/26, eleggiamo i top 11 e flop 11: la migliore formazione e i peggiori undici della stagione con tanta Inter, Como, Milan e Juventus per motivi diversi

Pubblicato:

Luca Fusco

Luca Fusco

Giornalista

Giornalista multimediale. Quando si accendono i motori, lui sgasa, impenna, derapa. E spesso e volentieri finisce sul podio

Triplice fischio finale, tutti in vacanza, vincitori e vinti. La Serie A va in vacanza non prima di aver emesso gli ultimi verdetti che poi sono i nostri verdetti, attesi come un gelato al Polo Nord: la Top 11 e la Flop 11 del campionato 2025/2026. Tanta Inter, per ovvie ragioni, ma anche Como nei migliori undici della stagione così come le fallimentari annate di Juventus e Milan si prendono per forza di cose la formazione dei peggiori. E allora godiamoci quest’ultimo viaggio tra voti e votacci, pagelle e pagelline, campioni e bidoni di sta rubrichetta che vi augura fin d’ora buon estate e buon Mondiale, quello degli altri.

Top 11 serie A 2025/26 (4-3-1-2)

  • Carnesecchi – la consacrazione arriva nella seconda parte della stagione quando blinda di più la sua porta e si prende un bel po’ di cleen sheets. Una sicurezza per la Dea.
  • Palestra – uno stantuffo, sempre in movimento perpetuo, interessante in entrambe le fasi, arriva a guadagnarsi la Nazionale seppur non per un buon ricordo. Ma col Cagliari contribuisce a una salvezza grande come una casa.
  • Mancini – i due gol nel derby sono solo la ciliegina sulla torta di una stagione che all’inizio lo mette sempre in discussione e che poi lo finisce per considerare un inamovibile, della Roma e non solo-
  • Akanji – se l’Inter ad un certo punto blinda la porta di un Sommer non sempre perfetto, il merito è di questo difensorone che arriva dal Barcellona a caccia di riscatto che a occhio e croce si è preso con gli interessi.
  • Dimarco – ha sfornato assist e gol degni di una seconda punta, i numeri dicono tutto. Poco da aggiungere.
  • Da Cunha – è la mente ma anche il braccio e il polmone del Como di Fabregas, la sua costanza e la sua sostanza rendono quasi di più di Nico Paz. Praticamente è ovunque, fosforo da vendere.
  • Mc Tominay – anche se meno straripante dello scorso anno tricolore ha spostato spesso gli equilibri con la sua potenza unita alla tecnica. Una certezza.
  • Calhanoglu – se la gioca testa a testa con Modric ma alla fine l’esito dei rispettivi campionati di Inter e Milan non può non fare la differenza. Il turco aveva le valigie in mano, Chivu gliele ha fatte svuotare e rimettere in cantina. Lui invece è salito in cattedra come solo lui sa fare. Imprescindibile.
  • Nico Paz – tutti lo vogliono, tutti lo cercano, chissà forse tranne chi ne detiene il cartellino. Questo giocatore è così forte che a volte non sembra… Real. Seconda stagione esaltante, tutto estro e fantasia e un futuro assicurato da grande giocatore. Dove? Non si sa.
  • Lautaro – non sempre al top fisicamente ma quando ha giocato ha fatto la differenza come pochi, un cecchino davanti alla porta ha trascinato l’Inter giocando e segnando spesso per due quando Thuram marcava fisita, in campo e fuori.
  • Malen – arrivato in silenzio o quasi a gennaio ha conquistato tutti a suon di gol, unico vero crack del mercato. Forte, fortissimo!
  • Allenatore Chivu/Fabregas: qui sinceramente non ce la siamo sentita di scegliere. Uno ha vinto lo scudetto con una decina di panchine in serie A sul curriculum e arrivando da seconda, terza scelta proprio dell’altro, di Cesc che era al numero 1 del taccuino di Marotta ma che è rimasto in riva al Lago per fare un’altra impresa. Generazione di fenomeni cantano gli Stadio.

Flop 11 Serie A, i peggiori 3-4-3)

  • Di Gregorio: l’anno scorso così e così, quest’anno decisamente peggiore, ne combina una più di Bertoldo dimostrando di non essere minimamente da Juve.
  • Beukema: inizia benino, poi complici un po’ di problemi cala tantissimo.
  • Tomori: la brutta copia del difensore roccioso e insuperabile che aveva fatto le fortune del Milan tricolore di Pioli.
  • Cambiaso: pensare che un paio di anni City e Real se lo contendevano, ora se lo contendono solo i contestatori. Involuto.
  • Zaccagni: Lotito gli fa un po’ di terra bruciata intorno, resta da solo a predicare nel deserto dell’11 di Sarri e si perde.
  • Samardzic: doveva essere la stagione della consacrazione, con l’Atalanta in Champions, inizia benisno, poi pure lui si perde e pensare che se l’era tirata qualche anno fa per non andare all’Inter. Quando si dice “mangiarsi i gomiti”
  • Pulisic: all’inizio è il solito capitan America, segna, fa segnare e sognare, poi si blocca e non si sblocca più.
  • Koopmeiners: flop dei flop se non foss’altro che si conferma rispetto alla scorsa stagione, un timido sussulto qua e là specie schierato davanti alla difesa, poi il nulla.
  • Openda: più che lui bisognerebbe mettere in formazione dei peggiori chi l’ha presa con quella clausola con obbligo di riscatto. Un paracarro che Spalletti dal suo arrivo non fa quasi giocare più.
  • David: idem con patate anche se arrivato a zero il suo fallimento è più ammortizzabile. Ma per il resto floppa di brutto.
  • Leao: una sola parola, irritante, specie nella seconda metà campionato, roba da far perdere la pazienza anche a un santo. Lo specchio del Milan fuori dalla Champions.
  • Allenatore, Allegri: più di quelli retrocessi e/o esonerati in corso d’opera. Di fatti è retrocesso pure lui perchè uno che in una decina di giornate passa dalla rimonta scudetto all’uscire dalla zona Champions perdendo in casa all’ultima giornata col Cagliari già salvo, è roba da matti. Max stavolta al Min…inimo.

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