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Torino-Juventus, cosa rischia Madama per derby sospeso e trattativa tifosi-Locatelli: precedente inquietante

Il ferimento di un fan bianconero, la richiesta al capitano di non giocare, la minaccia di invadere il campo: diverse le analogie con "Genny 'a carogna", ecco come andò a finire.

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Gli scontri lontano dallo stadio, lo sgomento e la paura prima dell’inizio del Derby. La Torino calcistica è ripiombata in un passato che sembrava dimenticato, superato. Fatto di violenze, scontri, persino d’angoscia per le condizioni di un tifoso in lotta tra la vita e la morte. Quel che è accaduto prima di Torino-Juventus è l’amara “ciliegina sulla torta” di una stagione maledetta sotto tanti punti di vista. E l’immagine emblematica di un calcio italiano ancora ostaggio di ultras e curve è quella della trattativa tra la curva bianconera e capitan Locatelli. “Non dovete giocare”, la minaccia che ha fatto saltare la contemporaneità Champions nell’ultima giornata di Serie A.

Il derby tra Torino e Juventus come Napoli-Fiorentina del 2014

Il match dello stadio Olimpico Grande Torino, infatti, è cominciato con un’ora di ritardo rispetto all’orario prefissato: alle 21.45, solo dopo che il Questore di Torino aveva dato il definitivo via libera. A lungo, dopo gli incidenti del pomeriggio, è andato in scena un surreale teatrino che ha ricordato un’altra pagina nera del calcio italiano. Era il 3 maggio 2014, stadio Olimpico di Roma, finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina: dopo il ferimento a colpi di pistola di un tifoso azzurro, Ciro Esposito, da parte di un ultras della Roma, Daniele De Santis, l’inizio del match fu ritardato di oltre un’ora, con capitan Hamsik a “trattare” sotto la curva napoletana con Genny ‘a Carogna, uno dei leader della tifoseria.

La trattativa con Locatelli e quella di Genny ‘a Carogna con Hamsik

Anche allora, la richiesta della curva era volta a ottenere rassicurazioni sullo stato di salute del ragazzo ferito. Solo una volta avuta la certezza che Ciro fosse in ospedale e curato, arrivò l’ok alla disputa del match. Ciro, per la cronaca, sarebbe poi morto dopo oltre un mese e mezzo d’agonia. Lotta per la vita anche Marco Leonardo Basoccu, il 36enne di Casale Monferrato, commercialista a Milano, ferito nel corso degli incidenti avvenuti prima del derby. È in coma farmacologico all’ospedale Molinette, si spera che l’ematoma sia assorbito. In un primo momento sembrava fosse stato colpito da un lacrimogeno, la questura parla di impatto con una bottiglia di vetro. La verità, probabilmente, emergerà dalle immagini di sorveglianza.

Le pressioni dei tifosi ai calciatori: “Ragazzo ferito, non dovete giocare”

Ai fini sportivi, per quanto possa essere importante focalizzarsi sullo sport in una situazione del genere, è rilevante il peso delle “pressioni” esercitate dalla curva bianconera su Locatelli nelle concitate fasi che hanno preceduto l’inizio ritardato del match e che hanno portato alla momentanea sospensione del derby, facendo venir meno il cardine della contemporaneità negli ultimi 90 minuti tra squadre in lotta per la Champions. “Locatelli, non dovete giocare”, l’invito perentorio dei capi del tifo che la questura non dovrebbe aver problemi a identificare. “Se giocate invadiamo il campo”. E ancora: “Non uscite dagli spogliatoi, c’è un ragazzo ferito. A noi della partita frega nulla“.

Serie A, cosa rischia la Juventus per aver fatto saltare la contemporaneità

Minacce e pressioni che hanno alterato il regolare svolgimento della gara, cominciata solo dopo che la curva dei tifosi della Juve si è di fatto svuotata. Anche la curva Maratona, nucleo caldo dei tifosi del Toro, presentava ampi spazi vuoti. Resta l’interrogativo sui provvedimenti disciplinari in arrivo. Dopo il più volte citato Napoli-Fiorentina di dodici anni fa, quello con Genny ‘a Carogna a dettare le condizioni per la disputa del match allo stesso modo di quanto hanno provato a fare gli ultras juventini per il derby col Toro, lo stadio partenopeo fu punito con due turni a porte chiuse, successivamente ridotti a uno. Per l’ultima di campionato contro il Verona fu consentito a diecimila ragazzi delle scuole di assistere al match dai Distinti.

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