Era nell’aria, e stavolta nulla l’ha fatta saltare come tante volte era capitato in passato. Perché Ben Shelton ha deciso di diventare grande, stavolta per davvero: superando in rimonta Karen Khachanov (6-7 6-4 7-6) il figlio di Byron ha conquistato a Toronto il primo Masters 1000 in carriera, gettando le basi per lanciare il guanto di sfida a Sinner e Alcaraz in vista dei prossimi appuntamenti di Cincinnati e Flushing Meadows. Ma è una vittoria che va oltre il lato simbolico: per la prima volta Shelton sale alla numero 6 del ranking, mettendosi alle spalle nientemeno che Novak Djokovic. Sono tutti segnali chiari di un’ascesa che Ben non vuole più vedere arrestata.
- Khachanov da applausi, ma questa era l’ora di Shelton
- Shelton nervoso, ma efficace: il russo spreca troppo
- Il secondo tiebreak è quello buono: Ben… fatto
Khachanov da applausi, ma questa era l’ora di Shelton
Khachanov ha fatto quello che poteva fare, anche se forse avrebbe potuto spingersi anche un po’ più in là. Non vinceva un Masters 1000 da quasi 8 anni (Parigi-Bercy 2017, battendo Djokovic) e c’è andato molto più vicino di quanto si possa immaginare. Trovando risposte al servizio e risorse spesso inesauribili con dritto e smash, cercando di accorciare il più possibile gli scambi.
Il break ottenuto nel settimo gioco del primo set ha subito costretto Shelton a replicare, con l’americano bravo a riprendere per i capelli il parziale quando il russo è andato a servire per il set sul 5-4. Arrivano anche tre palle set nel dodicesimo gioco ma Khachanov non demorde, risale la corrente e nel tiebreak si mostra più lucido, al netto della sfilza di mini break che vengono mandati a referto da ambo le parti (il russo risale da 4-5 a 7-5 con due dritti e una prima di sostanza).
Shelton nervoso, ma efficace: il russo spreca troppo
A complicare i piani dei giocatori in avvio di secondo set contribuisce il blocco dell’audio del sistema di chiamata. Shelton soprattutto sembra infastidito: è nel momento in cui prova ad accelerare per rimettere in piedi le cose, ma Khachanov quando serve si difende con una resilienza encomiabile.
Fino al nono game, quello dove Ben fa tornare finalmente i conti: un dritto a tutti braccio sulla seconda palla break vale il 5-4 e la possibilità di andare a servire per il set, ma nel decimo gioco succede di tutto, con Shelton costretto a recuperare da una situazione di 0-40 prima e poi da una quarta palla break (concessa con un doppio fallo). Non si scompone lo yankee: dritto, passante e servizio e l’1-1 è servito.
Il secondo tiebreak è quello buono: Ben… fatto
Con quasi due ore di gioco nelle gambe, entrambi chiedono un attimo per riprendere fiato (Shelton chiama il fisioterapista, Khachanov va negli spogliatoi). Il terzo set è segnato dalla prolificità dei servizi che rende impossibile anche solo pensare di ottenere una palla break.
Epilogo inevitabile ancora una volta al tiebreak, dove però stavolta è Shelton a menare le danze: si prende un mini break scambiando da fondo campo e alzando i giri del motore, poi con un servizio a 220 km/h mette le cose in chiaro e al cambio campo va avanti 4-2. Una risposta profondissima mette alla berlina Khachanov, capace di annullare soltanto il primo dei quattro match point che Shelton si ritrova sulla racchetta.
Finisce nel tripudio del pubblico canadese, che capisce che questa potrebbe non essere stata solo un’occasione estemporanea: Shelton questa estate ha deciso di alzare l’asticella, e fa bene chi pensa che tra Sinner e Alcaraz possa essere lui il primo reale incomodo. Provare per credere.
