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Allarme Pogacar: tra mal di testa e caldo, lo sloveno non si sente più al sicuro. Finn in Romania più forte degli... orsi

Al Tour va in porto la classica "fuga bidone": il norvegese Traeen è la nuova maglia gialla, ma Pogacar si preoccupa del caldo. Al Sibiu Tour vince il giovane Finn

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

La notizia è di quelle che non passano sottotraccia: Tadej Pogacar che cede la maglia gialla è qualcosa che il mondo del ciclismo ha raccontato poche volte, e non importa se il fatto sia avvenuto soltanto alla quarta tappa. Che a pensarci bene rende la cosa assai più “normale”, anche perché le fughe bidone esistono da sempre e quella che ha portato il norvegese Torstein Traeen a vestire la maglia di leader ricalca tante altre fughe viste nel passato, più o meno recente. Un premio per il coraggio mostrato dal corridore della Uno X Mobility, ma anche una tirata d’orecchie perle squadre dei favoriti di giornata, rimaste a guardare senza colpo ferire.

Allarme Pogacar: “Temevo sarebbe stata una tappa dura”

Pogacar di tenere la maglia gialla nella prima settimana proprio non sapeva cosa farsene. Ha detto che a lui averla lasciata non pesa nemmeno, perché in fondo il Tour deve ancora entrare nel vivo e far spendere energie ai compagni di squadra in questa parte della corsa avrebbe poco senso. Lo sloveno ha peraltro ammesso di aver vissuto una giornata a suo modo complicata:Sono partito che avevo un forte mal di testa, non mi sentivo molto bene e anzi temevo che sarebbe stata una giornata lunghissima”, ha dichiarato il campione del mondo.

“Per fortuna ci siamo rinfrescati con un bel po’ di acqua e siamo riusciti a superare le prime difficoltà legate al caldo. La Lidl Trek ha fatto un gran lavoro mandando tre uomini in fuga e a un certo punto ci siamo detti che non valeva la pena tirare a tutta per tenere la maglia. Alla fine direi però che la squadra ha lavorato bene e c’è da essere soddisfatti.

Nei prossimi giorni avremo meno impegni come squadra e io stesso non dovrò attendere oltre un’ora per le premiazioni dopo l’arrivo. Direi che alla fine va bene così, e penso anche che Traeen terrà la maglia per molti giorni. Quasi 8’ sono tanti, dunque credo che ci potremo concentrare su altro nelle prossime tappe”. Cioè a pianificare il lavoro da fare quando arriveranno le montagne.

Pedersen fuoriclasse vero, Traeen ispirato da Haaland

La Lidl Trek ha giocato bene le sue carte, portando Mads Pedersen nelle condizioni per graffiare in una tappa che per velocisti puri (o quasi) appariva assai complicata. Ma il danese al Tour è andato con un obiettivo chiaro: assente Jonathan Milan, il velocista principe del team, ha deciso di volerlo sostituire nel vestire la maglia verde della classifica a punti, quella portata mirabilmente dallo sprinter friulano sul podio di Parigi. Philipsen, Merlier e tutti i principali rivali nella lotta per la maglia verde faranno bene a drizzare in fretta le antenne, perché contro questo Pedersen il rischio è di ritrovarsi sempre e solo a inseguire.

Quanto a Traeen, nelle interviste post gara ha esaltato la cultura sportiva norvegese, già particolarmente resa illustre dai risultati della squadra di calcio. “Siamo tutti ispirati, e qui in squadra siamo tutti molto amici e ce la stiamo godendo tutta”.

Finn vince al Sibiu Tour: altra prova di maturità

Se l’Italia sulle strade di Francia è praticamente assente (almeno pr ora), al Sibiu Tour c’è chi ha provato a far parlare (e bene) di sé. È Lorenzo Finn, che ha conquistato la vittoria finale nella breve corse a tappe in terra rumena (categoria 2.1), dimostrando una volta di più una crescita costante riferita al mondo professionistico.

Perché è vero che di grandi nomi ce n’erano pochi (i favoriti erano Ivan Ramiro Sosa, Wouter Poels ed Eddie Dunbar), ma Finn ha dimostrato una superiorità totale, riuscendo persino a scappare dalle grinfie di… un orso. Un orso vero, un cucciolo in carne e ossa, che ha attraversato la strada poco prima del suo passaggio sulla salita finale nel corso della terza tappa, quella che praticamente ha permesso al corridore ligure di ipotecare il successo finale.

Insomma, la crescita di Finn continua senza intoppi: non avrà la stessa capacità di competere con i migliori mostrata da Seixas (che ha la sua stessa età), ma di sicuro c’è che il ragazzo sta salendo di colpi senza eccessiva fretta, ma non sbagliando praticamente una mossa.

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