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Vagnozzi il "cattivo" fa chiarezza su Sinner, Madrid, Cahill, Alcaraz e numero 1: "Ha un solo obiettivo"

Il coach di Jannik senza filtri sul presente, sul futuro e sul suo rapporto col rosso di San Candido: "Sono il rompiballe della situazione, Darren invece è più allegro".

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

A vederlo dal di fuori non si direbbe, eppure Simone Vagnozzi assicura d’essere un “cattivo”. Di più: un “rompiballe”. Almeno con Jannik Sinner. In una lunga e interessante intervista pubblicata sull’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, il coach – insieme a Darren Cahill – del numero 1 della classifica ATP fa il punto della situazione sul presente e sul futuro del campione altoatesino. Ma non solo. Svela chicche e retroscena sul suo rapporto con lui, col tecnico australiano, sulla decisione di giocare il Masters 1000 e sulle sfide che s’annunciano sempre più avvincenti ed entusiasmanti con Carlos Alcaraz. Tante le rivelazioni a sorpresa.

Perché Sinner ha deciso di giocare anche a Madrid

Il Sunshine Double statunitense, coi trionfi in successione prima a Indian Wells, poi a Miami. Subito dopo, Montecarlo. Quindi Madrid. In tanti temono che il tour de force possa rivelarsi controproducente per Sinner, soprattutto in ottica Roma e Parigi. Ma per Vagnozzi la scelta non ha controindicazioni. “Abbiamo avuto tanto tempo per allenarci a Indian Wells e siamo preparati. Jannik già durante Montecarlo è sempre stato meglio col passare del tempo. Se non fossimo venuti a Madrid sarebbe passato troppo tempo tra quel torneo e Roma. Lui sta bene, non c’è da preoccuparsi”.

L’obiettivo numero 1 di Jannik e le sfide con Alcaraz

Jannik ha dichiarato che per lui conta vincere titoli, non essere in cima al ranking. Vero, ma solo in parte. Vagnozzi, infatti, assicura che “quello che conta è la fine dell’anno, ma tornare numero uno dopo i tre mesi senza giocare è stato importantissimo. E poi la festa del pubblico italiano, che era la quasi totalità. Tutto questo ha reso il momento (del trionfo a Montecarlo, ndr) molto emozionante per tutti”. A Madrid mancherà Alcaraz: “Vincere una finale con Carlos in un torneo importante dà una sensazione diversa. Poi è sempre successo nelle rivalità che qualcuno abbia acciacchi, anche con i Big Three”. Toccando ferro, Jannik è sempre stato al top: “Siamo partiti da una buona base, poi un team di altissimo livello e magari anche un pizzico di fortuna“.

Le condizioni di Sinner, il rapporto con Cahill e il futuro

Nel team c’è piena sinergia con Cahill: “Penso che si stato fondamentale che tra noi non ci sia mai stato un numero 1 o 2. All’inizio ci siamo conosciuti, poi abbiamo condiviso la stessa visione su Jannik. Abbiamo capito dove lavorare ognuno nel proprio ambito”. Quindi l’ammissione: “Io sono il rompiballe… Sono quello che deve dire le cose scomode. Il poliziotto cattivo, diciamo. Darren è più allegro, quello che stempera le tensioni“. E sul futuro: “Magari Jannik potrebbe aver voglia di cambiare prima o poi, di non sentirsi dire le cose sempre dalla stessa persona. E comunque penso che i grandi coach siano quelli capaci di ottenere grandi risultati con diversi giocatori. Come Darren, ad esempio”.

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