Le volate al Tour sono diventate come la Germania di un tempo nel calcio, per dirla alla Gary Lineker. “Il calcio è un gioco semplice: lotti per 90’ o 120’, poi alla fine vincono i tedeschi”. Adattato al Tour 2026, si potrebbe dire che gli sprint sono a loro volta una faccenda semplice, dove tanti si sbattono per mettere la propria ruota davanti a quella degli avversari, ma alla fine vince (quasi sempre) Tim Merlier. Che cala il tris nella 12esima tappa e manda altri segnali bellicosi al connazionale Jasper Philipsen, che per una volta ammette di aver fatto tutto bene, “ma non è comunque bastato per vincere”. Ammissione (pericolosa) di resa: per il velocista principe di casa Alpecin questo Tour si sta rivelando alla stregua di un incubo.
Tim prende sempre bene: Merlier è una sentenza
Merlier vince anche quando non fa le cose perbene, come lui stesso ha ammesso nel dopo tappa. “A un certo punto ci siamo persi, però siamo comunque riusciti a mantenere la calma”, ha spiegato l’ex campione nazionale belga.
Che è tornato in corsa anche per la maglia verde, sebbene Mads Pedersen tra un sprint intermedio e l’altro continui a raccogliere tanti punti. “Da domani comincia un altro Tour, perché ci saranno molte salite e poche tappe adatte ai velocisti, e dunque so perfettamente quale dovrà essere il mio compito, quello di cercare di vincere quanti più traguardi intermedi possibili per incrementare il mio vantaggio”, spiega il danese.
Che ha 40 punti su Girmay, sempre piazzato in questo Tour (oggi ad esempio quarto) ma mai vittorioso. Philipsen comunque tra un piazzamento e l’altro è a 46 punti dal leader, Merlier nonostante le “sole” tre vittorie secche a 50 punti. Insomma, bagarre totale per la classifica a punti, e almeno nessuno dirà che a questo Tour ci si annoia e basta, pensando allo strapotere di Pogacar in classifica generale (e non solo).
Pogacar si nasconde, Ganna si testa per la crono
Le montagne vere in corsa devono ancora arrivare, anche se difficilmente lo sloveno deciderà di inventare qualcosa domani, quando si arriverò a Belfort dopo aver scalato il Ballon d’Alsace, salita di prima categoria. “Oggi abbiamo controllato bene, sebbene i Lidl Trek abbiano fatto un ritmo forsennato. La tappa di domani è atipica e sinceramente non vorrei prendermi troppi rischi, perché a noi interesano soprattutto quelle di sabato e domenica”. Quando il vantaggio sui diretti inseguitori potrebbe ampliarsi ulteriormente, dando la sensazione di un dominio ancora più netto e marcato.
Di sicuro c’è che Pogacar non ha alcuna intenzione di prendersi rischi, e qualche rischio oggi s’è corso nel finale, con la caduta innescata involontariamente da Vlad Van Mechelen (sanzionato dalla giuria, anche se lui s’è difeso dicendo di non meritare la punizione) che ha portato ai ritiri di Gaviria e Berckmoes (entrambi con la clavicola rotta).
Capitolo (fugace) italiani: Ganna oggi è andato all’attacco, ma ancora una volta la fortuna non gli ha sorriso (foratura nel momento chiave, e nessuna chance per riprovarci nel finale). La gamba è buona e a cronometro, dove sarà sfida nella sfida con Remco Evenepoel, magari qualcosa di grosso ci potrebbe anche scappare.
