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Anche nel volley si litiga: l'ira della Lega Femminile per il ripescaggio del Club Italia di Velasco

Una polemica scuote il mondo della pallavolo femminile: la FIPAV ha modificato il format dell'A2 ripescando il Club Italia (voluto da Velasco) che sul campo era retrocesso

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Non è solo il calcio ad avere problemi quando c’è da mettere allo stesso tavolo lega e federazione. Anche il volley, al netto dello straordinario momento di crescita che vive il settore, si ritrova a fare i conti con qualche lotta interna. E se ad aizzare il fuoco ci pensa direttamente la federazione, magari per non far torto a quella che è attualmente l’eminenza massima di tutto il movimento (leggi Julio Velasco), inevitabilmente la cosa non può passare sottotraccia. Anche perché stavolta la Lega Pallavolo Serie A ha risposto per le rime, alimentando una polemica di cui non si sentiva certo il bisogno, al netto della particolarità della vicenda.

Dalle rassicurazioni al ripescaggio: il Club Italia resta in A2

A scatenare il contrasto tra il presidente di lega Mauro Fabris e i vertici federali è stata la decisione della FIPAV di modificare il format del prossimo campionato di A2, senza consultare preventivamente gli organismi di lega. L’accordo stipulato lo scorso anno era quello che prevedere, a partire dal 2026-27, di ridurre a 16 il numero delle squadre, con il varo anche della Serie A3, fortemente voluta dalla FIPAV (e sposata in pieno dalla Lega Pallavolo Serie A).

Ma nella Guida Pratica per la prossima stagione, appena redatta dalla federazione, c’è scritto che l’A2 potrà essere organizzata fino a un massimo di 17 squadre. La motivazione è fin troppo semplice: così facendo verrebbe “ripescata” (o riammessa, fate voi) la formazione che fa capo alla FIPAV, cioè il Club Italia, rilanciata da un’idea di Velasco all’inizio del 2025 e affidata a Juan Manuel Cichello e Moncia Cresta.

La squadra era stata inserita lo scorso anno in sovrannumero nel torneo di A2, ricalcando nella forma e nella sostanza l’esperimento che tanti talenti alla nazionale azzurra aveva offerto nel decennio passato (tra gli altri Egonu, Danesi, Fahr, Orro, Lubian e Spirito, ma non solo). Composta da giocatrici nate tra il 2006 e il 2009, sul campo non è riuscita a evitare la retrocessione in A3. Ma pochi giorni dopo il verdetto maturato, ecco il “colpo di scena” che le consentirà di giocare ancora in A2.

Fabris attacca Manfredi: “Tradita ogni intesa, più rispetto per i club”

Mauro Fabris ha commentato con forte disappunto quanto stabilito a priori dalla FIPAV, senza passare per un confronto con i vertici di lega. “Da anni parlavamo di ridurre l’A2 a 16 squadre, evitando anche la ripartizione in due gironi, complice anche la nascita della Serie A3 alla quale ben volentieri abbiamo dato il nostro contributo. La Guida Pratica 2025-26 includeva il percorso che avrebbe portato al nuovo format e tutte le società si sono adeguate, pur se tra mille difficoltà legate a classifiche avulse e quant’altro.

Ora però ci ritroviamo a fare i conti con un nuovo documento che non è stato condiviso con il nostro organismo, e che prevede il Club Italia ancora in A2, nonostante le rassicurazioni ricevute dalla FIPAV e dallo stesso Velasco sul fatto che un’eventuale retrocessione del Club Italia sarebbe stata accettata come se si fosse trattato di una società gestita da privati. È stata tradita ogni intesa e così viene meno quella necessaria, leale e trasparente collaborazione che serve per far crescere tutto il movimento.

Così non vengono rispettati i sacrifici i tantomeno il lavoro di tutti i club della lega volley, e non è accettabile! Sono i club che tengono in piedi l’ecosistema della pallavolo femminile italiana di vertice, incluse le nazionali, anche se le giocatrici restano a disposizione per poco più di 6 mesi all’anno. Ci sobbarchiamo rischi legati a integrità e salute, tutti a nostro carico, poi ci ritroviamo con accordi disattesi in questa maniera. Siamo i primi a sapere che il Club Italia può rappresentare una grande fucina di talenti, ma allora bisogna rimettere tutto in discussione, dagli obblighi sulle straniere alla ripartizione dei calendari, perché non si può solo chiedere ai club e mai dar loro qualcosa”. In attesa della replica da parte della federazione, gli animi appaiono piuttosto caldi, col rischio di andare incontro a un clamoroso strappo.

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