Si torna a parlare di doping, e ancora una volta dalla parte “sbagliata”: Marketa Vondrousova, 26enne tennista della Repubblica Ceca, salita agli altari soprattutto per aver conquistato il torneo di Wimbledon nel 2023, ha denunciato i metodi decisamente poco ortodossi con i quali gli ispettori antidoping hanno fatto irruzione a casa sua per un controllo a sorpresa, arrivato (parole della giocatrice) “fuori rispetto all’orario previsto dai regolamenti”. Un episodio che ha riacceso i riflettori su una questione della quale si dibatte da tempo, destinata a farlo ancora di più in questo periodo di break dal tennis giocato.
- La frustrazione di Marketa: "A cosa servono le regole?"
- Il diritto ad avere una vita privata: "Ci vuole rispetto"
La frustrazione di Marketa: “A cosa servono le regole?”
Vondrousova con una stories su Instagram ha lamentato di essere stata vittima di una violazione della privacy, dal momento che l’addetto dell’agenzia che si è presentato davanti alla porta di casa ha suonato alle 20,15, cioè durante l’orario della cena.
“Ogni giorno siamo obbligati a tornare a casa entro un orario specifico, dal momento che sappiamo di poter essere contattati per sottoporci a un controllo a sorpresa. Le 20,15 non rientrano in quella fascia oraria, ma il funzionario che si è presentato a casa mia ha detto che in realtà l’orario era del tutto irrilevante e ha preteso che mi sottoponessi immediatamente al test. Mi domando: è normale avere un ispettore dell’antidoping a casa nostra anche in orario serale, aspettando in salotto che io faccia la pipì?”.
In realtà alla giocatrice dell’Est Europa è andata anche bene: una volta Gael Monfils raccontò che, rientrato da una notte “brava” alle 3, venne svegliato poco dopo da un addetto ai controlli a sorpresa che arrivò a casa sua di buon mattino. E di notte ha ricevuto una visita anche Serena Williams, che confidò di aver temuto che si trattasse di un ladro. Le 20,15 sono un orario abbastanza “tollerabile”, ma comunque non previsto all’interno del regolamento. E questo è ciò che ha fatto arrabbiare Vondrousova.
Il diritto ad avere una vita privata: “Ci vuole rispetto”
La giocatrice della Cechia ha cercato invano di far capire al funzionario che s’è presentato a casa sua che in realtà lei non era tenuta a sottoporsi al test, dal momento che la visita era arrivata nell’orario non previsto dal regolamento.
“Quando gliel’ho fatto notare, accusandolo di aver palesemente violato la mia privacy, mi ha detto che un’atleta professionista non può attaccarsi a queste cose e che situazioni come queste fanno parte del suo essere atleta. Al di là di tutto, ho trovato questo comportamento assai irrispettoso della mia persona e dei miei cari che in quel momento erano con me. Dopo una giornata di allenamento, anch’io ho diritto a una vita privata. Non mi sono mai sottratta a un controllo e non l’ho fatto neppure stavolta, ma c’è bisogno che ognuno faccia la sua parte nel rispetto delle regole, che devono valere per tutti”.
