La Vuelta è di Jonas Vingegaard. Che ha voluto ribadirlo a caratteri cubitali sull’arrivo più iconico, perché le rampe finali della Bola del Mundo sono qualcosa che nel ciclismo moderno non hanno praticamente eguali (o ben pochi simili). Vince Vingegaard perché ha dimostrato di essere il più forte, senza se e senza mai: ammirevole la resa di Joao Almeida, che nulla ha potuto negli ultimi 1.200 metri di tappa. Peccato però per Giulio Pellizzari, che paga una giornata no e saluta quinto posto e maglia bianca di miglior giovane.
- Assolo finale, giusto per rimarcare chi era davvero il più forte
- Pellizzari, la crisi che non ci voleva: Riccitello ne approfitta
- Ciccone, messaggi per Kigali. Domani si chiude a Madrid (senza proteste?…)
Assolo finale, giusto per rimarcare chi era davvero il più forte
Ci teneva tanto Vingegaard a lasciare il segno nell’ultimo arrivo in salita, anche per rispondere indirettamente a qualche critica di troppo arrivata negli ultimi giorni (si rimproverava al danese di essere arrivato alla Vuelta scarico dopo le fatiche del Tour e di non aver chiuso i conti con largo anticipo, come le forze in campo potevano lasciar presupporre).
La prova sulla Bola del Mundo è servita per porre l’accento su un finale di Vuelta decisamente importante. Prima Vingo ha lasciato sfogare gli UAE, con Jay Vine che ha tirato per molti chilometri Almeida e il danese immancabilmente a ruota (come in tutta la corsa spagnola, del resto: la tattica, prima di tutto). Poi quando si è entrati nei tre chilometri finali, quelli lastricati con l’arrivo posto in cima, ha cominciato a mandare segnali: prima ha seguito come un’ombra il lusitano, che ha provato una timida accelerazione. Poi è saltato sulle ruote di Hindley, che ha tentato l’affondo ma senza sortire effetto. Infine ha preso il largo da solo, a 1200 metri dall’arrivo, e quando si è voltato ai -100 ha visto che non c’era dietro nessuno.
Alle sue spalle ha chiuso addirittura il compagno di squadra Sepp Kuss, staccato di 11 secondi, poi Hindley a 13, un monumentale Pidcock a 18 (che ha mantenuto così la terza piazza finale nella generale, rispondendo agli assalti di Hindley) e Almeida a 22.
Pellizzari, la crisi che non ci voleva: Riccitello ne approfitta
L’altro vincitore di giornata è stato però Matthew Riccitello: il giovane americano della Israel ha tenuto botta sulle rampe terribili (quasi al 20%) del finale di tappa, arrivando a soli 24 secondi da Vingegaard ma soprattutto rifilando due minuti e 26 secondi a Giulio Pellizzari, che era il vero rivale dello statunitense nella corsa alla maglia bianca di miglior giovane.
Pellizzari, che in salita appariva sicuramente più forte rispetto a Riccitello, ha pagato a caro prezzo gli sforzi degli ultimi giorni e si è sfilato dal gruppo della maglia rossa già prima degli ultimi tre chilometri, quando cioè le pendenze non erano così proibitive. Il forcing degli uomini UAE gli è costato caro: è entrato sul lastricato con una trentina di secondi da recuperare sui big, ma nei 3000 metri finali ha incassato altri due minuti abbondanti, cedendo la maglia bianca a Riccitello e scivolando al sesto posto nella generale, di fatto eguagliando il piazzamento ottenuto al Giro lo scorso maggio.
Ciccone, messaggi per Kigali. Domani si chiude a Madrid (senza proteste?…)
La tappa aveva vissuto la solita fuga da lontano, con un terzetto che nel finale aveva pregustato di poter arrivare anche al traguardo composto da Egan Bernal, Mikel Landa e Giulio Ciccone. Quest’ultimo è stato l’ultimo ad attendersi, poco prima dell’ingresso nel tratto lastricato: ha chiuso comunque ottavo a poco più di un minuto da Vingegaard, lasciando intendere che la condizione in vista del mondiale di Kigali in programma tra 15 giorni non è poi cosi malvagia.
La Vuelta, insomma, s’e chiusa un po’ come tutti immaginavamo: Vingegaard ha centrato il terzo GT in carriera e chissà se tra un anno (o più avanti) non gli verrà voglia di venire al Giro d’Italia e completare la tripla corona, magari cambiandosi i numeri sulla schiena con Pogacar, che alla Vuelta deve ancora tornare (unica apparizione nel 2019, e chiuse terzo) per completare a sua volta la tripletta.
Da segnalare anche l’ennesima protesta dei manifestanti pro-Pal che hanno cercato di fermare la corsa poco prima dell’ascesa finale, rimbalzati però a bordo strada dalle forze dell’ordine, con i corridori che si sono fatti strada senza troppi complimenti. Domani a Madrid però sarà un’altra giornata di tensione: la speranza è che si possa parlare solo di ciclismo e celebrare il trionfo (meritato) del Re Pescatore.
