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Vuelta, 6a tappa: Ayuso crolla subito sull'Alto de Comella. Vince Jay Vine, Træen nuova maglia rossa. Bene Ciccone

Il primo arrivo in salita sorride ancora alla UAE. con Jay Vine che vince dopo essere andato in fuga. Ma il crollo di Ayuso preoccupa. Ciccone prova a far saltare il banco: Vingegaard risponde

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Il primo arrivo in salita è una sentenza: non dice mai chi vincerà una corsa, ma di sicuro saprà evidenziare chi non la vincerà. Nel caso specifico, Juan Ayuso: lo spagnolo dell’UAE è saltato alla prima vera asperità della Vuelta, e la squadra con capitali mediorientali adesso sa perfettamente che il suo uomo di classifica risponde al nome di Joao Almeida. Che arriva nel gruppo dei migliori nel giorno in cui un altro UAE fa festa: Jay Vine si prende tappa e maglia della classifica degli scalatori, portando a termine un tentativo di fuga intelligente e ben assestato con una decina di corridori. Ma per la UAE, come detto, è una giornata agrodolce.

Træen maglia rossa, che sorpresa: Vingo non si fa problemi

Per l’Italia del pedale invece è decisamente incoraggiante, perché Giulio Ciccone è stato il primo a far saltare il tappo nel drappello dei migliori., obbligando subito Jonas Vingegaard a saltargli sulle ruote. Il danese non se l‘è sentita di concedere troppo spazio allo scalatore della Lidl Trek: subito ha cercato di tenere controllata la corsa e così facendo ha permesso anche agli altri capitani (Almeida e Bernal su tutti) di ripotarsi sulle ruote dell’abruzzese. Che a quel punto ha pensato bene di andare su del suo passo, limitandosi a stare a truota e a rispondere al successivo tentativo (nemmeno troppo convinto) di Joao Almeida.

Con oltre 4’ il gruppo della maglia rossa ha tagliato il traguardo, e così facendo Vingegaard ha dovuto anche lasciare la maglia di leader al sorprendente norvegese Torstein Træen della Bahrain Victorious, che faceva parte dei 10 fuggitivi di giornata e che, pur staccandosi nella salita conclusiva, ha trovato il modo per mettere il naso davanti nella generale, con Armirail secondo a 31 secondi e Lorenzo Fortunato terzo a un minuto. Vingegaard scende in quinta posizione, staccato di 2’33”, ma tutti i distacchi dei migliori sono rimasti inalterati. Meno che quello di Ayuso, andato subito in debito d’ossigeno su una salita (peraltro) nemmeno così pronunciata.

Ciccone accende la miccia, Tiberi e Pellizzari in carrozza

Perché l’Alto de la Comella non può certo essere paragonato ad altre scalate che vedranno protagonista la carovana rossa da qui al prossimo 14 settembre. A questo punto le gerarchie in casa UAE sono ben delineate: lo spagnolo (che pure aveva fatto capire di arrivare alla Vuelta in condizioni non esattamente eccelse) diventerà una pedina preziosa per Almeida nelle tappe di montagna, a patto però che torvi una buona condizione psicofisica per rendersi utile alla causa.

Quanto agli italiani, detto di Ciccone che sembra voler curare anche (se non soprattutto) la classifica generale, oltre che la corsa alla maglia a pois, sia Antonio Tiberi che Giulio Pellizzari non hanno fatto alcuna fatica a tenere le ruote dei migliori, arrivando al traguardo senza eccessivo dispendio di energie. Senza dimenticare la buona performance di Fortunato, entrato nella fuga e salito al terzo posto nella generale, a riprova comunque di una spiccata volontà di provare a lasciare una traccia importante in questa corsa.

Insomma. segnali buoni in una Vuelta che potrebbe realmente anche parlare italiano, anche se sulla carta il duello che dovrebbe andare per la maggiore è quello tra Vingegaard e Almeida. Intanto domani arriva un’altra tappa pirenaica, per cert versi ancora più tosta di quella andata in scena oggi: da Andorra La Vella a Cerler-Huesca, dopo 188 km, c’è da scalare nel finale una salita di 12 chilometri al 6% di pendenza media. Alte possibilità che possa andare ancora una volta in porto la fuga, ma i big non potranno comunque restare a guardare.

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