Ha fatto il vuoto in salita, sotto la pioggia, lui che da buon danese sa perfettamente come affrontare le intemperie del tempo. Ma Jonas Vingegaard non è il tipo da farsi troppi scrupoli: nella tappa che ha chiuso la prima parte di Vuelta ha deciso di mettersi in proprio e mettere un po’ di distanza tra sé e il resto del mondo, di fatto andando a ipotecare la prima piazza del podio, dove pure al primo giorno di riposo resiste ancora il norvegese Torstein Træen, che lungo la salita di Valdezcaray ha lasciato meno di due minuti rispetto al tempo che aveva al mattino, riuscendo però a tenersene 37 di vantaggio sul capitano della Visma.
- Ciccone paga l'eccesso di generosità: podio un po' più lontano
- Vingegaard, un piano... imperfetto: "Credevo mancasse meno..."
- Classifica in evoluzione: Almeida e Pidcock valgono il podio
Ciccone paga l’eccesso di generosità: podio un po’ più lontano
Il messaggio che doveva arrivare, però, è arrivato forte e chiaro. Vingegaard ha fatto un po’ il bello e il cattivo tempo dopo che per buona parte dell’ascesa finale sono stati gli uomini Lidl Trek a fare il ritmo, evidentemente preparando il terreno per un attacco di Giulio Ciccone. Il quale invece s’è dovuto mettere sulla difensiva quando Jorgenson ha preso la testa del gruppo, lasciando poco dopo lo spazio di manovra all’assolo di Vingegaard, che s’è portato dietro Ciccone e Joao Almeida.
Il portoghese è stato il primo a cedere, l’abruzzese l’ultimo ad alzare bandiera bianca, ma ha pagato il fuori giri nel voler provare a inseguire per forza e per amore le ruote del danese, mentre Almeida ha preferito desistere sulle prime per poi trovare in Tom Pidcock un valido alleato e andare su del proprio passo.
Alla fine il portoghese ha limitato i danni: 24 i secondi di ritardo all’arrivo (30 considerando i 6 secondi di abbuono guadagnati in più da Vingo), con un ritardo complessivo salito a 38 secondi in classifica generale. Pidcock ne paga una ventina di più, e quantomeno può diventare un candidato autorevole a un posto sul podio.
Vingegaard, un piano… imperfetto: “Credevo mancasse meno…”
Ciccone ha pagato lo sforzo nel voler restare con Vingegaard quando ha messo in moto i watt e ha lasciato le ruote del gruppo, e così facendo alla fine ha beccato un minuto e 46 secondi, arrivando in un gruppetto del quale facevano parte anche Bernal, Soler, Hindley, Fortunato e Pellizzari. In mezzo, distante un minuto da Vingo, l’austriaco Felix Gall, a un minuto e due secondi.
Chiaro che adesso la Vuelta diventa una corsa con gerarchie ben definite: Vingegaard ha dimostrato di avere una marcia in più e di poter anche fare il bello e il cattivo tempo, come dimostra l’andatura piuttosto compassata nella parte finale della salita, dove ha pensato unicamente a godersi la vittoria di tappa anziché provare a incrementare ulteriormente sugli inseguitori.
“Mi sentivo bene e a un certo punto ho detto ai ragazzi di accelerare, perché poteva essere una buona giornata per provare a dare uno scossone alla classifica generale. Sono davvero contento perché senza il lavoro dei miei compagni mai sarei stato in grado di guadagnare tanti secondi sui miei rivali. Detto questo, probabilmente ho sbagliato i calcoli, perché pensavo di essere più vicino al traguardo quando sono scattato. Invece avevo ancora 10 km davanti a me e ho dovuto gestire bene lo sforzo”, ha commentato il danese.
Classifica in evoluzione: Almeida e Pidcock valgono il podio
Almeida ha spiegato di aver voluto evitare di andare fuori giri, e tutto sommato i soli 30 secondi lasciati sul campo non sembrano preoccuparlo eccessivamente. Diverso il discorso legato a Ciccone: la sua ambizione maggiore sulle strade di Spagna era puntare alla maglia a pois, ma al momento Jay Vine è lontanissimo (34 punti contro i 3 dell’abruzzese) e servirà un piano ben architettato nelle prossime due settimane per provare a risalire posizioni.
Tanto contro questo Vingegaard pensare di ambire al podio di Madrid è impresa ardua: Træen per ora mantiene la maglia rossa “in affitto”, ma pensare di vederlo resistere tanto a lungo è oggettivamente impossibile. Domani a Pamplona per la Vuelta primo giorno di riposo dopo 9 lunghe tappe di trasferimento tra Italia, Francia e regione dei Pirenei. Ma il Re Pescatore ha già lanciato la canna dove sa che il pesce abboccherà.
