La grandine di Font Romeu è passata, ma un’altra grandine s’è abbattuta sulla Vuelta. Arriva dalla Slovenia, è vestita di rosso e ha il volto, anzi, il ciuffo biondo di Tadej Pogacar. Che quando alla fine della corsa spagnola mancano ancora 17 tappe ha praticamente chiuso il discorso per la vittoria finale: non dovesse mettersi di mezzo qualche inciampo (cadute, crisi di fame, fuga bidone o più probabilmente un’invasione aliena), il terzo grande giro stagionale è già pronto per essere consegnato alla storia. Non che qualcuno possa dire di essere sorpreso, perché quando di mezzo c’è Pogacar è lecito attendersi di tutto. Soprattutto vincere con una fuga solitaria di 50 chilometri.
- Altra fuga da lontano: "Volevo solo difendermi..."
- Roglic sta bene e lo dimostra, Carapaz cede qualcosa
- Il saluto a bordo strada con Adam Yates e le tre maglie
Altra fuga da lontano: “Volevo solo difendermi…”
Partire da lontano è divenuto ormai un marchio di fabbrica per il campione del mondo, sempre più dedito a concedersi lunghe fughe per involarsi senza ostacoli né rivali verso il traguardo. Roba più consona alle corse di un giorno, ma per Tadej ogni tappa di un grande giro somiglia a una classica. Soprattutto quella odierna, appena 104 chilometri, con 5 GPM e un mare di possibilità per far saltare il banco.
Quando decide di farlo Pogacar, all’arrivo mancavano 50 chilometri esatti: Felix Gall è stato l’ultimo che ha provato a tenergli le ruote, poi però ha dovuto fare spallucce e lasciare che l’alieno spiccasse il volo. “Non volevo restare isolato con gli altri uomini di classifica, visto che Visma e Decathlon hanno fatto un bel forcing nella prima parte di gara”, spiega la maglia rossa a fine tappa. “Ho cercato di difendermi e quando sono partito non ho badato troppo alle distanze e nemmeno a fare calcoli. Mi sono detto che dovevo andare, e sperare soltanto di fare presto per alleviare la fatica fin sull’arrivo. Sapevo che era lunga, ma posso dire che è stata una gran bella giornata”.
In realtà Pogacar conosceva bene questa salita: in inverno ha trascorso un periodo di ritiro in altura in queste zone, e qualcuno aveva anche sottolineato che, avendolo visto provare il finale di questa tappa, lo stava facendo pensando a una partecipazione alla Vuelta (all’epoca non ancora nei programmi ufficiali). Insomma, Pogi sapeva quello che l’aspettava, e non ha indugiato oltre quando s’è presentata l’occasione di andare.
Roglic sta bene e lo dimostra, Carapaz cede qualcosa
Vuelta dunque già finita? Se non succede nulla di eclatante, decisamente si, e a doppia mandata. Come al Tour (o come al Giro due anni fa), l’unico vero interesse nelle 17 tappe a seguire riguarderà la lotta per i due gradini bassi del podio.
E nella bagarre s’è inserito da subito anche Primoz Roglic: lo sloveno ha fugato molti dei dubbi legati alla condizione fisica, complice la caduta in allenamento a inizio agosto che ne ha pregiudicato tutte le tappe di avvicinamento alla Vuelta. Ha chiuso nel primo gruppetto inseguitori, giunto a 2’39 e regolato da Jarno Widar, presenti anche Gall, Onley, Kuss e Mass. Carapaz ha pagato qualcosa nel finale chiudendo a poco meno di 3’ da Pogacar, mentre Skjelmose ha ribadito di non attraversare un gran periodo di forma, pagando all’arrivo 3’17”.
In classifica generale è Roglic in seconda posizione, distanziato già 3’21” dal suo connazionale. Enric Mas è terzo a 3’32”, una decina di secondi meglio rispetto a Kuss, Onley, Carapaz, Gall e Skjelmose, tutti attardato intorno ai 4 minuti dal campione del mondo. Che ancora una volta ha fatto sembrare tutto maledettamente facile, come se lui facesse davvero un altro sport.
Il saluto a bordo strada con Adam Yates e le tre maglie
Un Pogacar rilassato e senza tutto lo stress che di solito si accumula e si avverte al Tour: a 22 km dall’arrivo ha persino trovato il tempo per concedersi un breve saluto in movimento con Adam Yates, presente a bordo strada a incitare il compagno di squadra.
Insomma, una competizione impari, per tutti: Pogacar attuale indossa tre maglie, la rossa di leader della generale, quella a pois degli scalatori e quella verde della classifica a punti, e magari ora potrebbe anche decidere di cominciare ad andare in modalità risparmio energia, pensando alle classiche di fine stagione (e soprattutto al mondiale di Montreal).
Chi sperava di assistere almeno a un po’ di incertezza s’è dovuto ricredere in fretta. E dire che dopo i primi arrivi dislocati tra Monaco, Francia e Andorra ancora in Spagna ci si deve entrare
