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Vuelta, Pogacar concede il tris ma si mostra “più umano”: battuto allo sprint Enric Mas e vantaggio aumentato sui big

Stavolta niente fuga solitaria: Pogacar scappa ai big della generale, ma Enric Mas trova risorse insospettabili per andarlo a riprendere e lo fa sudare fino allo sprint. Ma Pogi è sempre più in rosso

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Vince sempre Pogacar, anche quando la strada sotto le ruote comincia a far pagare il conto. Perché versioni così poco dominanti dello sloveno sono una rarità a questi livelli: al Puerto El Bartolo il campione del mondo prima stacca il gruppo dei migliori (e qui, nessuna novità sostanziale), poi però viene raggiunto da Enric Mas e deve fare i salti mortali per arrivare a giocarsi la vittoria allo sprint, riuscendo comunque nell’intento. Alla fine Pogi rafforza la leadership, vince la terza frazione (su 6 tappe), eguagliando quanto fatto alla Vuelta 2019 (l’unica corsa in carriera), ma in qualche modo si mostra più umano. È una volta tanto, così facendo, mette tutti d’accordo.

Mas ha sorpreso anche se stesso: “Col caldo rendo bene”

Chiaramente tutte le attenzioni erano rivolte a quel che avrebbe fatto il leader della generale, che come da copione non ha tradito le attese e ha cercato di fare il suo. Ma quel che è riuscito a combinare Mas è andato oltre ogni previsione: lo spagnolo ha ripreso Pogacar fiondandosi a cannone prima in salita e poi mettendolo alla gogna in discesa, anche se chiaramente allo sprint sapeva di partire battuto. “Avete visto che non c’era molto che potessi fare in volata, perché con uno come Pogi non c’è molto da sperare. Però sapevo che col caldo avrei reso bene e di caldo oggi ce n’era tanto, e questo mi ha aiutato ad andare più forte”.

In un dialogo tra i due, ripreso dalle telecamere, s’è visto Mas anche consigliare al rivale di decelerare prima di una curva. “Sapevo che stava arrivando una curva stretta e gli ho detto di rallentare, anche se poi lui l’ha presa comunque a tutta e si è salvato soltanto per via del grande controllo che ha del mezzo. È andato un po’ lungo, ma ha impiegato poco per venire di nuovo alla mia ruota”.

Adesso in classifica è proprio Mas il primo rivale dello sloveno, distante 3’34”. “Dall’ultima volta che ho fatto un grande giro con l’intento di fare classifica generale sono passati due anni, quindi preferirei andarci cauto, perché mancano ancora 15 tappe…”.

Pogacar, che shock: “Non sapevo stesse arrivando Mas…”

Mas intanto è riuscito però a fare qualcosa che quasi nessuno negli ultimi tempi ha saputo fare: battere Pogacar in salita, perché il GPM del Puerto El Bartolo l’ha conquistato proprio il corridore della Movistar. “Alla radio non mi avevano avvertito che stesse tornando su forte, così quando l’ho visto arrivare come un razzo sono stato colto di sorpresa e sulle prime non ho avuto la prontezza di riflessi per reagire, è stato come uno shock”, ha ammesso la maglia rossa.

“Averlo in discesa è stato un vantaggio, perché sapevo che la conosceva e che mi avrebbe potuto aiutare a interpretarla meglio. Poi negli ultimi 10 chilometri, con tanto vento in faccia e senza acqua nella borraccia, aver avuto Enric che tirava con me è stato un toccasana. Abbiamo dato entrambi tutto quello che avevamo, poi allo sprint me la sono giocata bene, ma gli ho fatto i complimenti per come ha corso”.

Roglic scende al terzo posto, crollano Onley e Widar

La sesta tappa, oltre a vedere ancora una volta Pogacar vincente e a far sapere a tutti che Mas è più vivo che mai, ha sorriso in parte al belga Debruyne, che era con i fuggitivi della seconda ora (incluso Van Aert) e ha chiuso comunque terzo, togliendo a Roglic l’opportunità di prendere 4 secondi di abbuono.

Roglic che con Onley e Carapaz (oltre a Mas) è stato l’ultimo a perdere le ruote di Pogacar a metà dell’ultima salita di giornata, ma sul tratto in sterrato non ce n’è stato per nessuno. Felix Gall, dopo una mini crisi iniziale, è salito costante e alla fine ha ripreso Roglic, ma mostrando comunque una condizione non eccelsa. Onley invece ha perso progressivamente terreno, restando con Kuss e Skjelmose. Carapaz alla fine è rimasto con Roglic, Tejada e Debruyne, giunti al traguardo con 46 secondi di ritardo.

In classifica generale dietro Mas comincia a intravedersi un bel distacco: Roglic è terzo a 4’21”, Carapaz quarto a 4’50”, Gall quinto a 4’55”, mentre Onley è rimbalzato al settimo posto a 5’37” (un secondo alle spalle di Kuss). Crollo totale per il 20enne Jarno Widar, vincitore del Tour de l’Avenir 2025, che ha pagato oltre 4’ ed è finito fuori dalla top ten, distante 8’18”. Filippo Zana, 25esimo a oltre 25′, il migliore degli italiani.

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