Se l’estate non è una stagione, ma piuttosto uno stato d’animo (parola di Jerry Calà), la carta d’identità non è che un foglio sopra stanno scritti dei numeri buttati là a casaccio. Almeno quella di Novak Djokovic, che più di ogni altro tennista nella storia continua a infrangere record e a far crescere un’aurea che profuma di leggenda. Perché battendo Auger-Aliassime al quinto set il serbo s’è preso l’ennesima semifinale, la numero 55 di una carriera unica e inimitabile. E poco importa se davanti si ritroverà quello Jannik Sinner col quale è sotto 6-5 nei confronti diretti, ma che ha battuto nell’ultima sfida incrociata, quella disputata a gennaio a Melbourne, col quale interruppe una striscia di 5 ko. consecutivi.
- Infinito Nole: "Ho paura di sapere come starò domani..."
- Nole fa la lepre, poi nel finale scappa definitivamente
- Con Sinner per prendersi la rivincita, un anno dopo
Infinito Nole: “Ho paura di sapere come starò domani…”
Spendere aggettivi per l’ennesima impresa di Djokovic è oggettivamente superfluo. Una vittoria ogni oltre logica: frenato da problemi muscolari a metà partita, il serbo non ha mai mollato l’osso e non s’è abbattuto neppure quando il canadese gli ha portato via il quarto set, dove all’inizio Nole aveva trovato un break che sembrava aver fatto scendere i titoli di coda in anticipo. E invece la coda è stata lunghissima, con l’ultimo punto arrivato a 5 minuti dalle 23 di Londra, quando tanti bambini erano già andati a letto.
È la quinta partita più lunga di sempre giocata sul Centrale, ma è l’ennesima dimostrazione di forza e resilienza di un Djokovic infinito. “Ho dovuto gestire la tensione e la fatica, alla fine potevamo vincere entrambi”, le prime parole dell’ex numero uno del mondo. “Sapevo che sarebbe potuta andare in questa maniera, sapevo che avrei potuto dover affrontare molti tiebreak.
Avrei voluto che questa fosse già la finale, perché ho paura in che condizioni sarà il mio corpo domani… ma è uno dei traguardi più prestigiosi raggiunti nella mia carriera. Avrei solo preferito che i miei bimbi fossero andati a letto dopo il quarto set per non sentire tutte le parolacce che ho detto, ma va bene così… è andato tutto come doveva andare, i numeri li guarderò a fine carriera, adesso mi godo solo il momento e penso a riposare, perché poi mi attende il migliore al mondo”.
Nole fa la lepre, poi nel finale scappa definitivamente
Quella con Auger-Aliassime non è stata una partita, piuttosto è stato un romanzo. Col serbo che l’ha spuntata dopo 374 scambi, con 189 punti vinti contro i 185 del rivale. Che s’è fatto sorprendere in coda a un primo set infinito, dove Nole ha collezionato palle break (a fine serata Auger gliene ha annullato 11 delle 13 concesse) e ha vinto un tiebreak infinito, spuntandola sul 12-10 (e dopo aver chiesto il MTO sul 4-4).
A quel punto però sono cominciati i primi scricchiolii: il canadese di palle break ne ha collezionate appena 4 in tutta la partita, ma se n’è fatta bastare una nel secondo parziale per rimettere le cose a posto. Il mal tolto però Nole gliel’ha ridato nel terzo set, dove nonostante qualche problema fisico affiorato strisciando ha tenuto botta e s’è preso con grande caparbietà, tanto da consegnarsi un’autostrada per la vittoria col break ottenuto in apertura di quarto set.
Tavola apparecchiata per un finale in carrozza, e invece Auger ribalta tutto: adesso è il serbo alle corde, e nel tiebreak è illusorio il primo minibreak, perché il canadese s’impone per 7-4 e rimanda la decisione al quinto. Dove dominano i servizi (29 ace per Auger, 14 per Nole), con il serbo più lineare con la prima (73% di percentuale di entrata e di raccolta punti contro 66% e 80%) e soprattutto più ficcante con la seconda (64% contro 43%, anche se in realtà i punti raccolti sono gli stessi, perché Djokovic ne ha servite 20 in più). La soluzione più logica è al match tiebreak, dominato dal serbo che va sul 4-2, poi sale sul 7-4, quindi chiude con tre punti consecutivi nell’apoteosi del Centrale.
Con Sinner per prendersi la rivincita, un anno dopo
Venerdì insomma sarà ancora Sinner contro Djokovic. Come un anno fa sempre in semifinale, sempre sul Centrale, con l’altoatesino apparso di un altro pianeta (6-3 6-3 6-4). E sarà la sesta volta che i due si ritroveranno di fronte in una semifinale slam, la terza sull’erba londinese (nel 2023 vinse il serbo), con Nole complessivamente avanti 3-2 nei confronti diretti.
Per come c’è arrivato, per la straordinaria caparbietà mostrata anche al cospetto di una delle migliori versioni di Auger-Aliassime, Djokovic merita di stare su un palcoscenico tanto prestigioso. Perché anche se la carta d’identità dice che ha 39 anni, in realtà nel corpo e nella mente continua a sentirsi un ragazzino.
Per Sinner, motivazioni extra sulla strada che conduce al bis sui campi di Church Road. Ma venerdì dovrà davvero alzare l’asticella (come ammesso dopo il match con Struff) se non vorrà finire una volta in più nei libri di storia dalla parte preferita da Nole, salito a quota 107 vittorie a Wimbledon (a fronte di sole 13 sconfitte). Numeri irreali.
