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Piccinini: Ecco chi amo tra allenatori e telecronisti d'oggi

Tutti i segreti del suo successo tra aneddoti e curiosità

Tra un po’ finirà l’anno sabbatico di Sandro Piccinini, una delle voci più famose del calcio («La storia d’ amore con Mediaset è stata una favola. Da ragazzo, avevo cominciato facendo una radiocronaca appeso a un albero, e sono arrivato a raccontare una finale mondiale. C’ era bisogno di uno stacco. Dopo 30 anni di matrimonio, non ti fidanzi di nuovo in una settimana. Ora è probabile che mi torni un po’ di voglia. Aspetto un’ occasione divertente, un direttore seduttivo») e intanto il telecronista si confessa a “La Verità” dove dice la sua su tutto. A partire dai colleghi: “Non mancano telecronisti bravissimi, come Massimo Callegari (Mediaset e Dazn), forse il migliore in circolazione. E al di là di quelli più noti, mi piace segnalare Stefano Borghi e Alessandro Iori di Dazn e Federico Zancan di Sky. Fossi un direttore, questi quattro me li terrei molto stretti. Quando ho cominciato, i riferimenti erano Nando Martellini e Bruno Pizzul: per carità, voci bellissime, esperti di calcio, gran signori, da parte mia tutto il rispetto. Però, ecco: per il mio gusto personale, quel tipo di telecronaca non mi piaceva molto. Invece mi emozionava moltissimo Enrico Ameri alla radio: fu il mio primo modello. E quella fu la mia intuizione: ferma restando la differenza tra radiocronaca e telecronaca, portare anche in tv il pathos della radio».

NON VA – E’ importante la pausa nella telecronaca: «È fondamentale. Vedi, negli anni si è passati da un eccesso all’ altro. All’ inizio c’era una sola telecamera e una sola voce. Adesso hai venticinque telecamere, replay infiniti, la seconda voce, il bordocampista. Tutti che parlano, e a volte urlano. Ecco, forse, dopo tanto “aggiungere”, è venuto il momento di “togliere”. E il primo a togliere dev’ essere il telecronista. Dire “non va” significa con due parole descrivere quello che prima ne richiedeva dieci: “Il tiro va sul fondo e non impensierisce il portiere: il telecronista deve sapere tutto, ma non deve dire tutto. Quando prepari una partita, raccogli mille informazioni, ma poi ne devi trasferire solo una piccola parte. Altrimenti diventi come il secchione che deve far vedere quanto è bravo. Questi aspetti vanno calibrati come alchimisti» L’ equilibrio con la seconda voce è difficile da raggiungere: «Sono stato fortunato a lavorare con persone squisite, da Aldo Serena ad Antonio Di Gennaro, fino a Roberto Cravero. Purtroppo alcuni ora pensano che la seconda voce debba “entrare” alla fine di ogni azione: ma allora vuol dire che parla quattrocento volte!

LA VOCE – «Altra cosa decisiva. Se trasmetti l’ amichevole estiva Milan-Varese davanti a cento spettatori e urli, sei un pazzo. Altra cosa se sei alla finale di Champions in uno stadio da 100.000 persone. Poi dipende anche da quali tifosi stiano urlando. A volte alcuni si arrabbiano se si tratta di una squadra italiana in trasferta e tu alzi la voce al gol degli altri: ma se tutta Wembley urla, anche tu devi farti sentire. È una questione di sync musicale».
elementi: scelta degli ospiti, selezione degli argomenti, capacità del conduttore».

GLI ALLENATORI – «Il mio preferito è Carlo Ancelotti: ironico, distaccato, mai aggressivo, mai teatrale. Ha vinto tutto ed è ancora normale: e i giocatori lo adorano. Invece altri cercano il salto verso lo spettacolo: ma non c’ è una scuola di “mourinhismo”».

SPORTEVAI | 22-01-2019 09:32

Piccinini: Ecco chi amo tra allenatori e telecronisti d'oggi Fonte: Ansa

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