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Boxe, Armando Casamonica vuole conquistare il mondo del pugilato

Armando Casamonica batte per ko dopo 6 riprese Patrizio Santini e, a 23 anni, conquista il titolo mondiale giovanile IBF, categoria superleggeri. La sua storia di rivalsa e voglia di emergere nella boxe

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Quel cognome potrebbe abbattere un elefante, ma per mandare al tappeto Armando Casamonica evidentemente ci vorrebbe ben altro. Lui che su quel ring c’è salito quasi per caso, senza sapere cosa la vita avrebbe potuto offrirgli, dopo che per anni quel cognome così ingombrante gli aveva appiccicato addosso sai quante etichette. Ma per dimostrare al mondo che si può essere eroi anche dalla parte giusta della storia, Armando ha deciso di seguire solo e soltanto il suo istinto.

E la boxe in qualche modo gli ha dato la fama di cui aveva bisogno, col merito di poter dire di avercela fatta per davvero: battendo per ko dopo 6 riprese Patrizio Santini, a 23 anni ha conquistato il titolo mondiale giovanile IBF, categoria superleggeri. Cintura che era vacante e che da qualche giorno è entrata a far parte della vetrina di casa, assieme a tante altre cinture appartenute alla “Furia del Quadraro”, che in passato è stato campione italiano junior e che nei primi 15 combattimenti da professionista ha sempre vinto, tre volte (inclusa l’ultima) prima del limite.

Le radici

La storia di Armando, pur non avendo nulla a che fare con il clan criminale, s’intreccia giocoforza con il fardello di quel cognome, col quale il neo campione mondiale giovanile ha dovuto convivere a lungo, anche se il suo credo è sempre differente dalle etichette che s’è sentito attaccare sulla schiena: Mi alzo presto la mattina, sudo e faccio sacrifici in palestra, lavoro più duramente che posso e poi la sera vado a letto distrutto, ma soddisfatto”, ha dichiarato.

Quella soddisfazione che ha trovato nella boxe in quel garage abbandonato del quartiere Quadraro, a Roma, che dal 2009 è stato rigenerato, dando a tantissimi giovani l’opportunità di sfruttare la nobile arte per evadere una volta per tutte dai dolori e dai problemi della vita di tutti i giorni. Un luogo divenuto mistico, che grazie anche alle conoscenze del maestro Silvano Setaro ha saputo sfornare atleti di valore assoluto, due dei quali (Casamonica e Giacomo Micheli) hanno saputo conquistare titoli italiani e il rispetto dell’intero ambiente. E il loro esempio potrebbe favorire l’ascesa di altri pugili in erba che alla Quadraro Gym hanno trovato una valvola di sfogo e una strada da seguire.

Un piccolo capolavoro

La vittoria sul “The Prince” Santini ha aperto nuovi orizzonti ad Armando, che il prossimo 19 dicembre compirà 23 anni: una scarica di dodici colpi consecutivi ha mandato letteralmente ko un rivale che pure sapeva il fatto suo (9 vittorie e due sconfitte in 11 incontri da pro), ma che a metà del sesto round ha visto oscurarsi la vallata, sommerso dai colpi precisi e potenti portati dalla “Furia del Quadraro”, che già nelle precedenti 5 riprese (tutte vinte) aveva dimostrato di averne di più, trascinato anche dal calore del pubblico accorso al Teatro Italia di piazza Bari a seguire l’intera riunione organizzata dalla OPI Since 82, e trasmessa in diretta sui canali social della Federazione Pugilistica Italiana.

Un match preparato nei dettagli, dove Casamonica ha mostrato grande attenzione ai dettagli: ha boxato corto, sfruttando le sue leve più lunghe e la maggiore propensione a muovere velocemente le gambe, e di tanto in tanto ha aperto un po’ la guardia, quasi a “ingolosire” il rivale, dandogli come l’impressione di poter entrare. Illusione dissolta grazie a una perfetta sequenza con la quale ha chiuso i conti, prendendosi con merito il primo titolo internazionale. Una vittoria che potrebbe davvero cambiargli la vita, dentro e fuori dal ring.

Orgoglio e pregiudizio

A casa, ad aspettarlo dopo il match, al solito c’erano la mamma, la sorella, il nonno Armando, dal quale ha ereditato il nome. E il papà Luciano, che lavora nella sicurezza a Cinecittà, talvolta anche con turni piuttosto lunghi di 16 ore, e che detesta quei tatuaggi e quella barba lunga che (parole sue) gli fa sembrare il figlio “poco pulito”. Ma a quel figlio ha trasmesso il valore della famiglia, del rispetto e del sacrificio.

Con i Casamonica, “quei” Casamonica, loro non hanno nulla a che spartire. Non rinnegano le loro origini, anzi ancora oggi rimpiangono quella notte in cui le ruspe inviate da Virginia Raggi demolirono le loro abitazioni al Quadraro, costringendoli a trasferirsi alla Romanina, quartiere molto più tranquillo e periferico. Un altro momento che ha fortificato l’animo di Armando, che grazie anche alla boxe ha trovato una strada per provare a costruirsi una vita migliore. Lui che ha ammesso quanto quel cognome sia pesante, come quando a un colloquio di lavoro nemmeno l’hanno fatto sedere dopo aver letto quelle 10 lettere messe in fila, che per qualcuno suonano alla stregua di un qualcosa da cui tenersi a debita distanza.

Futuro tutto da scrivere

Adesso però cominceranno a guardarlo tutti con occhi diversi: quando vinci, e soprattutto con merito, i giudizi cambiano. Come quelli di chi, pagando un biglietto e prendendo posto in tribuna o su una sedia, pensa di poter sapere tutto sulla vita di un pugile, autorizzato a riversargli contro ogni tipo di giudizio, di insulto o di critica. Armando grazie anche a quella gente s’è fatto le spalle larghe, e adesso tira dritto per la sua strada. Avrebbe potuto scegliere di restare dilettante, con uno stipendio garantito, ma lui voleva e vuole arrivare in alto: “La boxe autentica è nei professionisti, senza nulla togliere ai dilettanti che sono bravissimi e meritano tutto il mio rispetto. Ma la storia la fai con i titoli mondiali. E poi la mentalità rigida del gruppo sportivo non fa per me”. Già è difficile tenersi a dieta da soli: le regole meglio darsele per conto proprio.

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