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Che fine ha fatto Blanchard, si credeva fosse Deschamps e invece era un flop

L’ex centrocampista della Juventus voleva stupire tutti come Zidane ma fece bene solo in Austria

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Che la sua crescita calcistica quand’era giovane e il suo presente da ex giocatore abbiano avuto come base Dunkerque, dove gli alleati si illusero di essere sfuggiti alla furia dei nazisti tedeschi, sa quasi di metafora. Perchè la carriera – soprattutto in italia – di Jocelyn Blanchard ha tutto il sapore della grande illusione. Debutto a 18 anni nel Dunkerque, poi il boom con il Metz dove finisce con l’imporsi tra le più belle promesse francesi ed ecco la chiamata della Juve.

La Juve prende Blanchard sperando nella grande tradizione dei francesi

Su di lui i bianconeri investono 7 miliardi dell’epoca, convinti di aver pescato l’ennesimo francese fenomeno e lui autorizza i sogni dicendo: Se non sbaglio, anche quando è arrivato Zidane non tutti erano convinti. È vero, non sono un nazionale, ma neppure uno sconosciuto. Sono un centrocampista difensivo con un sogno e una certezza: spero di giocare accanto a Deschamps e sono sicuro di aver fatto la scelta giusta venendo alla Juve. E non sono qui per guardare gli altri».

Insieme ai connazionali, promette di formare un trio tutto potenza e classe: «Anche se non li conosco personalmente, so benissimo che si tratta di due grandi campioni. Giocare al loro fianco sarà bellissimo, così come avere per compagno di squadra un fuoriclasse del calibro di Del Piero».

Blanchard: Un eurogol in amichevole illude tutti, poi il vuoto

L’avventura in bianconero comincia bene; realizza un bellissimo gol, al termine di una grande partita, nell’amichevole contro il Newcastle, in agosto. Poi più nulla; 12 apparizioni, alcune delle quali molto fugaci, in campionato, sei in Coppa Italia, tre in Champions League, ma nessun gol all’attivo, tante insufficienze in pagella e la cessione, nell’estate del 1999, al Lens.

Tornato in Francia, contribuisce subito a un’ottima stagione del club che arriva alla semifinale di Coppa UEFA. Si laurea nuovamente vicecampione della Ligue nel 2002 dietro all’Olympique Lione e l’anno successivo, dopo quattro stagioni con Les Sang et Or, firma per l’Austria Vienna, club con cui vince un campionato nel 2005-2006 e tre Coppe d’Austria nel 2005, 2006 e 2007. Nel 2009, dopo circa 200 partite disputate con l’Austria Vienna, viene acquistato dall’Austria Kärnten con quest’ultima formazione, il 30 maggio 2011 chiude la carriera da giocatore. Intraprende quindi la carriera da dirigente tornando al Lens, nel frattempo retrocesso in Ligue 2, venendo nominato direttore sportivo, carica che ricopre in due differenti periodi dal 2011 al 2017.

Juventus: Il rimpianto di Blanchard

Blanchard non ha mai dimenticato l’esperienza in bianconero: “Penso che quando arrivi alla Juventus, c’è una forma di apprendistato: devi osservare, studiare ed imparare. La Juventus è un club con una grande cultura e con una filosofia a sé stante. Il tempo di apprendimento può essere leggermente più lungo rispetto ad altri club. Ci sono state due stagioni in una, con due allenatori diversi tra di loro. Diciamo che quando sei un nuovo giocatore in questo contesto, le difficoltà vengono raddoppiate.

“Il nuovo tecnico ha bisogno di mesi per scoprire le tue qualità e questo, inevitabilmente, ti fa perdere tempo. Chi subentra durante la stagione deve ottenere dei buoni risultati rapidamente. Ho giocato 20 partite, avevo 25 anni e ho voluto andar via per giocare di più. Col senno di poi ho sbagliato, dovevo restare. E accettare il fatto che la prima stagione fosse quella dell’apprendistato”.

A Tmw di recente rivelò: “Sono a Dunkerque, dove vi ho giocato fino a 38 anni. Una volta ritiratomi mi sono reso conto che era troppo tardi per fare l’allenatore, perché avrei dovuto perdere tempo a seguire corsi, prendere il diploma. Per questa ragione ho optato per la carriera dirigenziale e sei mesi dopo aver smesso il Lens, col quale ho giocato per 4 anni, mi ha proposto di essere direttore sportivo. Ho ricoperto questo incarico per 5 anni. Poi è arrivata la chiamata del Dunkerque, dove sono il direttore per lo sviluppo della struttura”.

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