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Ibra40, il mondo di Zlatan: il fratello morto, la religione e i tattoo

Il centravanti svedese compie oggi 40 anni, tutti i segreti del totem del Milan dall’infanzia ad oggi

03-10-2021 09:30

Quarant’anni e cominciare a sentirli. Quasi all’improvviso dopo una vita da evergreen, capace di sfidare le leggi della natura e dell’età. Zlatan Ibrahimovic oggi forse se li sente tutti sul groppone quei 40 anni che festeggia oggi, senza poter giocare e bloccato ancora da quei problemi fisici che per la prima volta gli hanno fatto ammettere: “Non sono Superman”.

Dio o Benjamin Button, Napoleone o Indiana Jones: tutti i soprannomi di Ibra

Superman forse non più, ma lo stesso Ibra si è paragonato a chiunque in questi anni. Ad Ancelotti disse ai tempi del Psg: “Credi in Dio?” Il tecnico disse di sì e Ibra rispose: ‘Bene, se credi in me allora puoi anche rilassarti”. La storia è però ricchissima di altri aneddotti. Sempre a Parigi: «Come Napoleone in Europa, ho conquistato tutti i Paesi dove sono andato. Allo United Ho vinto ovunque, quindi sono come Indiana Jones». Al Manchester United ripeteva: “Sono nato vecchio e morirò giovane», o anche: «Ho 35 anni ma me ne sento 20: sono un perfetto esempio di vino rosso»

I genitori separati e il fratellastro morto: quanti dolori per Ibra

La storia di Ibra inizia nei quartieri malfamati di Rosengard, in Svezia. Suo padre Sefik era originario di Bijeljina, al confine tra Bosnia e Serbia, ed era un bošnjak, cioè un bosgnacco, termine con cui si identificano gli slavi bosniaci di religione musulmana. Sefik Ibrahimovic arrivò a Rosengard nel 1977 e poco dopo conobbe la sua futura moglie, Jurka Gravic, immigrata da Skabrnja (vicino Zara, in Croazia) di religione cattolica. Sefik aveva già un figlio, nato nel 1973 in Bosnia, Sapko (a cui Zlatan è sempre stato molto legato, e che nel 2014 è morto dopo lunga malattia), e da Jurka ha poi avuto una figlia, Sanela, nel 1979, e poi un figlio, che è appunto Zlatan. Nel 1983, però, la coppia si separò e il piccolo Ibrahimovic andò a vivere con la madre.

Dalla povertà alla gloria, il piccolo Ibra ha conosciuto la fame

Zlatan Ibrahimovic è cresciuto in quartiere sovraffollato e pieno di problematiche sociali, in una famiglia separata e abbastanza povera: il padre faceva il custode, e avrà poi due figlie da una nuova relazione, Monika e Violeta; la madre era una donna delle pulizie. Una delle prime squadre in cui andò a giocare il piccoolo Zlatan era il FBK Balkan, il club degli immigrati slavi di Malmoe e da lì iniziò la leggenda.

La nuova famiglia di Ibrahimovic

Era giovane Zlatan quando si è formato una famiglia tutta sua. Nel 2001, quando aveva 20 anni, si è sposato con la sua compagnia Helena Seger, una modella undici anni più vecchia di lui. Da lei ha avuto due figli, Maximilian (nato nel 2006) e Vincent (nato nel 2008). Conosce cinque lingue diverse: è infatti cresciuto parlando svedese e bosniaco, per via del forte influsso di suo padre Sefik, ma ha presto imparato l’inglese, successivamente ha imparato l’italiano e lo spagnolo, durante il suo anno al Barcellona. Tuttavia, pare abbia sempre avuto qualche difficoltà col francese, nonostante il lungo periodo trascorso a Parigi.

Si sente Dio ma non crede in Dio

Spesso Ibra ha detto di sentirsi come Dio eppure non è troppo credente il bomber. E’ cresciuto come cattolico, avendo vissuto dall’età di due anni con la madre Jurka. Ma ha anche precisato: “Per me non cambia niente, perché mio padre è musulmano e mia madre cattolica. Per me è solo questione di rispetto”. A Vanity Fair fu poi più chiaro: “Io sono il mio Dio. E poi chi sarebbe Dio? Quando mio fratello è morto dov’era Dio per salvarlo? E’ un esempio, ma io credo nel rispetto e nella disciplina. Se tu mi rispetti io ti rispetti, non mi interessa sapere di che fede sei. I miei genitori non mi hanno mai forzato. Non ringrazio il cielo quando segno: allora il portiere che subisce il gol cosa dovrebbe fare? C’è un Dio che favorisce me e sfavorisce lui? Sport e religione non vanno d’accordo, il calcio è una religione a sé e non importi in cosa credi. Devi solo giocare.

Quanti tatuaggi, il corpo di Ibra è una cartina geografica

Re anche nei tatuaggi, Ibra. Il più appariscente è su tutta la schiena: la tigre che ruggisce, un chiaro riferimento al suo carattere forte, indomabile, potente e selvaggio. Al suo interno sono impressi due complessi simboli della cultura buddista, si fondono al viso dell’animale e fanno riferimento alla spiritualità e alla forza interiore. Sulla scapola sinistra si è lasciato imprimere una carpa Koi che nuota tra le onde che, almeno secondo la tradizione giapponese a cui si ispira, è un simbolo di coraggio e di perseveranza. Sul lato destro della schiena, invece, c’è un dragone rosso che, se da un lato in Cina rimanda a qualcosa di “demoniaco” e di “posseduto”, in Giappone è portatore di pace e saggezza. Poco sotto il collo, Ibra si è fatto tatuare un acchiappasogni Tra i tattoo iconici di Zlatan c’è quello sul fianco sinistro all’altezza della vita. Si tratta di un imponente lettering che recita “Only God Can Judge Me”, ovvero “Solo Dio mi può giudicare. Il polso destro lo ha dedicato alla famiglia con quattro anni di nascita: la sua, quella della moglie, della madre e del primogenito Maximilian. Sempre sul braccio sinistro, anche le date di nascita del padre e del secondo figlio Vincent e la scritta Jurka, ovvero il nome della madre. Il nome del papà, Šefik, è invece tatuato sull’avambraccio destro. Sulla spalla, infine, c’è un grande tribale Maori che arriva fino al gomito e che si “fonde” con i nomi dei suoi due figli Vincent e Maximilian.

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