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Massimo Taibi: dal Manchester United allo storico gol

Massimo Taibi oggi fa il direttore sportivo, ma da giocatore passò alla storia per un trasferimento e un gol segnato da portiere.

09-02-2023 16:26

Claudio Cafarelli

Claudio Cafarelli

Giornalista

Classe 1985: SEO, copywriter e content manager. Laurea in Economia, giornalista pubblicista.

Massimo Taibi: dal Manchester United allo storico gol Fonte: Imago Images

Un pomeriggio di un comunissimo weekend di Serie A squarciato da una rete sconvolgente. In sé, sarebbe un classico gol di testa su calcio d’angolo, e neppure tanto bello, perché il goleador non si coordina neppure troppo bene, ma riesce a colpire indisturbato per colpa della difesa avversaria. A rendere storico il momento, non è neppure il fatto che con questa rete la Reggina pareggi allo scadere contro l’Udinese, ottenendo un punto importante in chiave salvezza. Tutto dipende da lui, Massimo Taibi, 31 anni, eroe del giorno alla prima rete in Serie A. Massimo Taibi che di mestiere fa il portiere.

Massimo Taibi prima del gol: le origini del portiere bomber

Che i portieri non facciano mai gol è solo un luogo comune, bisogna dirlo. Ai tempi in cui segnò Taibi, già da tempo imperversava per il Sudamerica José luis Chilavert, il corpulento estremo difensore paraguayano con un piede vellutato, artefice di punizioni e rigori perfetti. Meno noto all’epoca, ma in Brasile, c’era Rogero Ceni. E in Germania c’era Hans-Jorg Butt. Tutta gente diversa da Massimo Taibi, però: loro erano cresciuti allenando i propri piedi come fa un centrocampista, mentre il numero 1 siciliano aveva avuto una formazione del tutto diversa.

Nato a Palermo il 18 febbraio 1970, a 12 anni iniziò a giocare nella squadra della municipalizzata locale AMAT, dove per via dell’altezza e del fisico decisero di metterlo centravanti. Fu un’esperienza breve, ma quel poco che doveva imparare sui colpi di testa – storicamente un tabù per i portieri – li apprese in quel periodo. Poco dopo, infatti, il suo allenatore Natale Alamia pensò che, con la tecnica non eccelsa che aveva, Massimo Taibi sarebbe potuto essere trasformato in un buon portiere.

Per la verità, a 14 anni ebbe ancora un’occasione, in un campionato CSI, di venire schierato da attaccante alla bisogna, ma ormai la sua strada era tracciata, e sarebbe stata tra i pali. Nel frattempo si faceva le ossa nel vivace circolo delle squadra giovanili palermitane: passò dalla Mediatrice e dal Cosmos Palermo, fino a che nel 1986 non entrò nel settore giovanile del Licata, che all’epoca era sorprendentemente asceso fino alla Serie C1.

Un’ascesa rapidissima, sintomo di un talento che nella provincia siciliana non si vedeva spesso. Nel 1987, sedicenne, Massimo Taibi era già in prima squadra, secondo portiere alle spalle di Emilio Zangara nell’annata della clamorosa promozione in Serie B, e l’anno seguente, a fine stagione, Francesco Scorsa lo fa addirittura esordire tra i professionisti. Le qualità ci sono, e il Licata lo manda in prestito in C1 al Trento per la stagione seguente, ma quanto Taibi ritorna in Sicilia dal lontanissimo Nord, la squadra gialloblù è retrocessa, così decide di trovarsi un’altra squadra. In questo momento, Taibi è considerato tra i giovani portieri più interessanti in Italia, ma di certo non si aspetta una chiamata come quella che gli sta per arrivare.

La carriera di Massimo Taibi: il grande salto

È il 1990, e a volerlo è il Milan di Arrigo Sacchi e Silvio Berlusconi, campione d’Europa in carica. È ovvio che, a 19 anni, Taibi non può ambire a fare chissà cosa in rossonero, ma è nella prima squadra come terzo portiere, alle spalle di Sebastiano Rossi e Andrea Pazzagli. Passa un anno intero accanto a gente come Maldini, Tassotti, Costacurta, Baresi, Albertini, Ancelotti, Donadoni, Gullit, Rijkaard, Van Basten… insomma, un anno nella miglior squadra del mondo, che infatti conquisterà Supercoppa europea e Coppa Intercontinentale.

Il Milan, su di lui, ha investito una bella cifra: ben 6 miliardi di lire, segno di una certa fiducia. Ma per l’anno seguente – con l’arrivo di Fabio Capello in panchina e di Francesco Antonioli come vice di Rossi – Massimo Taibi viene prestato al Como, in Serie C1, dove disputa una grande annata da titolare, subendo appena 18 gol e portando il club lacustre fino al terzo posto. Il nuovo prestito è dunque nella categoria superiore, al Piacenza allenato da Gigi Cagni, in cui diventa subito un leader, sebbene abbia solo 21 anni.

Piacenza sarà il club della carriera di Massimo Taibi in cui il portiere siciliano trascorrerà più tempo: cinque stagioni molto positive, che saranno tra le migliori della sua esperienza come portiere. Dopo la prima, conclusa con la promozione in Serie A, il club emiliano vuole tenerlo, e così lo acquista dal Milan. L’annata non va benissimo, il Piacenza chiude quindicesimo e retrocede, ma Taibi rimane, ormai legatissimo al mister Cagni, mai messo in dubbio dalla dirigenza. Nell’annata 1994/1995, con il siciliano tra i pali e il ritorno dal prestito a Verona del gioiellino Filippo Inzaghi, i Papaveri vincono il campionato e tornano immediatamente in Serie A.

Inzaghi viene ceduto al Parma, ma la sua partenza viene compensata da altri importanti investimenti (Mirko Conte, Angelo Carbone, Eusebio Di Francesco, Nicola Caccia, Massimiliano Cappellini), e dalla promozione del fratello minore del bomber, Simone Inzaghi, rientrante dal prestito al Carpi. Trascinato dalle parate di Taibi e dai gol di Caccia, il Piacenza ottiene la salvezza. Cagni, concluso il suo ciclo, lascia per andare al Verona, e viene sostituito da Bortolo Mutti. In rosa cambiano un po’ di cose, a partire dall’addio di Caccia (passato al Napoli), ma il suo sostituto Pasquale Luiso non lo fa rimpiangere, e ancora una volta i biancorossi mantengono la categoria.

A 25 anni, Massimo Taibi è tra i migliori portieri della Serie A, e Fabio Capello – tornato al Milan dopo un anno positivo al Real Madrid – si ricorda di lui. La formazione rossonera dev’essere rinnovata, e tanti veterani alla fine lasciano: Baresi, Vierchowod, Tassotti, Eranio, e perfino Roberto Baggio, che aveva convinto poco a Milano. Tra le novità arrivano Ba, Ziege, Kluivert, Leonardo e appunto Taibi, che dovrebbe prendere il posto del 33enne Seba Rossi. In realtà, però, dopo un buon inizio il portiere siciliano vive un momento di difficoltà, e il veterano rossonero si riprende il posto da titolare. Il Milan delude e cambia in panchina, chiamando Alberto Zaccheroni, e tra le varie novità c’è anche un portiere, il 21enne Cristian Abbiati del Monza. Per Massimo Taibi è il momento di cambiare aria.

Massimo Taibi ad un torneo di beneficenza Fonte: Imago Images

Massimo Taibi e il Manchester United: una storia impossibile

Il Milan lo presta al Venezia neopromosso, allenato da Walter Novellino, con Sergio Volpi a tirare le fila del centrocampo e Filippo Maniero a buttarla dentro. L’annata è ottima: la squadra gioca bene e ottiene buoni risultati, e quando nella sessione del mercato di riparazione arriva in prestito dall’Inter Alvaro Recoba, il Venezia diventa una delle realtà più interessanti della Serie A. La stagione si concluderà con un ottimo undicesimo posto.

L’idea di Massimo Taibi fu di restare al Venezia un altro anno, e infatti il club lo acquistò dal Milan a titolo definitivo. Ma a settembre del 1999 accade qualcosa che, a raccontarlo, appare ancora oggi un’invenzione: Sir Alex Ferguson, allenatore scozzese del Manchester United campione d’Europa in carica, lo voleva nella sua squadra. L’operazione si concluse ovviamente subito, e Taibi volò in Inghilterra, con la promessa di essere il portiere titolare dei Red Devils. Essendo stato registrato a settembre, non era rientrato nella lista UEFA, e quindi fino a gennaio non avrebbe potuto scendere in campo in Champions League, ma questo era un dettaglio da poco.

La decisione di un top club come il Manchester United che va a prendere un portiere di una squadra di medio-bassa classifica in Serie A può sembrare, vista oggi, totalmente assurda, ma in realtà aveva delle motivazioni. La prima era che allo United serviva un portiere: il danese Peter Schmeichel leggenda del club, aveva lasciato in estate a 36 anni, passando allo Sporting Lisbona. Secondariamente, Taibi si era fatto un certa fama, emergendo giovanissimo in Serie A prima col Milan e poi col Piacenza, e in più aveva su di sé l’aura del portiere italiano, un certificato di qualità internazionalmente riconosciuto.

Specialmente in quel periodo, i calciatori italiani anche non di primissimo piano godevano di grande stima e rispetto in Premier League, dato l’alto livello della Serie A. E, in ultimo, Ferguson era un allenatore particolare, che non si faceva problemi a cercare giocatori in un certo senso “esotici”. L’anno prima aveva messo al centro dell’attacco Dwight Yorke, punta di Trinidad & Tobago ex Aston Villa, per fare un esempio. Tra i pali, Taibi se la sarebbe dovuta vedere con l’olandese Raimond van der Gouw, storica riserva dei Red Devils, e l’australiano Mark Bosnich, reduce da alcune buone stagioni all’Aston Villa, ma discontinuo.

Massimo Taibi, dunque, aveva davvero la possibilità di prendersi la maglia da titolare della migliore squadra d’Europa. E l’inizio fu ottimo, perché all’esordio contro il Liverpool le sue parate furono sensazionali. Ma poche partite dopo arrivò una clamorosa papera contro il Southampton su tiro di Matt le Tissier: era fine settembre, e dopo neanche un mese in Inghilterra, il suo status era già incrinato. In realtà, contrariamente a ciò che molti pensano, non fu quell’errore a condizionarne l’esperienza allo United.

Taibi si riprese, anche se Bosnich ne prese il posto, concedendogli appena 4 presenze da lì a gennaio, quando autonomamente decise di chiedere la cessione e tornare in Italia. “L’unico errore che mi rimprovero è stato quello di non aver provato davvero a restare lì più tempo e di voler affrettare il ritorno in Italia – ha spiegato di recente, in un’intervista al sito Fanpage.it – Ma in quel periodo ebbi un problema personale che non seppi risolvere da lontano e decisi di tornare in Italia”. Sei mesi dopo, a Manchester arrivò Fabien Barthez, ma Massimo Taibi era ormai stato ceduto alla Reggina.

Massimo Taibi durante una partita di beneficenza Fonte: Imago Images

Massimo Taibi: il gol che segna una carriera

Poteva tranquillamente essere questo, il suo destino: il gol di Le Tissier come spartiacque tra una carriera tra i migliori portieri del mondo e una nella categoria sotto. Invece, il gol per cui è ricordata la carriera di Massimo Taibi non l’ha preso, ma segnato.

Succede il 1° aprile 2001, giorno per tradizioni riservato agli scherzi, ma Taibi il gol lo fa sul serio. Gioca nella Reggina, che nel gennaio dell’anno precedente lo ha preso dal Manchester United e, anche grazie alle sue parate, ha raggiunto una bella e comoda salvezza. Allena Franco Colomba, e in campo ci sono anche Cozza, Marazzina, Bogdani e Mamede. Ma ora la Reggina è penultima, sta perdendo in casa con l’Udinese, e con Bari e Brescia che stanno pareggiando le loro sfide, vede avvicinarsi l’ultimo posto e allontanarsi la salvezza. Verso il finale c’è un calcio d’angolo, batte Cozza, Taibi si porta dentro l’area, stacca e colpisce di testa… ma la palla esce, deviata. Nuovo angolo, e tutto si ripete identico, solo che stavolta la palla va in rete.

È un momento incredibile della storia di Massimo Taibi e della Reggina, che tiene vive le speranze dei calabresi di evitare la retrocessione. In realtà, le due partite successive saranno due pesanti sconfitte, ma da lì la squadra si riprende, e a fine stagione sarà quart’ultima alla pari con Lecce e Verona, anche se non riuscirà a vincere lo spareggio salvezza. Tuttavia, quel periodo è fondamentale per la carriera di Taibi: la Reggina resterà nel suo cuore. al punto di tornarci nel 2018 come direttore sportivo, assumendo poi, dal 2021, anche il ruolo di responsabile del settore giovanile.

Il finale di carriera di Massimo Taibi

A 30 anni compiuti, il portiere palermitano inizia un’avventura destinata a diventare un’altra delle più importanti della sua vita nel calcio: all’Atalanta passerà quattro stagioni, di cui tre in Serie A, anche se subendo due retrocessioni. Una Dea molto diversa da quella attuale, che lotta per i primi posti in classifica. Ma comunque una squadra in cui può giocare accanto a gente come Cristiano Doni, Rolando Bianchi, Simone Padoin, Riccardo Montolivo e Giampaolo Pazzini.

Massimo Taibi disputerà poi due stagioni al Torino, una in Serie B da titolare con De Biasi in panchina, e quella successiva in A come riserva (di nuovo) di Abbiati. Poi scenderà ancora di categoria, per chiudere la carriera con due anni ad Ascoli. Si ritirerà nel 2009, restando nella storia come il secondo portiere della storia della Serie A ad aver segnato un gol su azione, dopo un altro siciliano, Michelangelo Rampulla.

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