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Morto Sconcerti, il ricordo del direttore colto che amava genio e scrittura

Il giornalista del Corriere della Sera è stato un innovatore ovunque abbia lavorato, lascia un'eredità di insegnamenti straordinari

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

“Ho perso il treno per diventare direttore di Repubblica, ero nella lista dei tre per sostituire Scalfari, sarebbe stato il mio sogno”. Mario Sconcerti i suoi sogni li aveva realizzati quasi tutti, compreso quello di diventare dirigente della sua Fiorentina, la squadra del cuore e di quella città dov’era nato respirando arte e sport, visto che il padre Adriano era procuratore di pugilato. L’amore per il giornalismo lo ha portato ovunque, dal Corriere dello sport alla Gazzetta, da Sky alla Rai fino a Mediaset, da La Repubblica al Secolo XIX dove chi c’era ricorda ancora le sue riunioni di redazione infinite. In cui Sconcerti, morto oggi a 74 anni, di tutto parlava fuorché di cosa si sarebbe dovuto occupare il giornale, tra evocazioni storiche e ricordi personali fin quando non arrivava il suo rompete le righe: “E ora andiamo tutti a mangiare”.

Sconcerti fu direttore anche dell’agenzia Chilometri

Dopo l’esperienza alla Fiorentina, dove era riuscito a litigare anche con il suo idolo Antognoni, Sconcerti divenne il direttore dell’agenzia di stampa sportiva Chilometri. Due anni dal 2002 al 2004 dove incrociò il vecchio amico Giorgio Dell’Arti, editore di Vespina e di Chilometri, e provò a reinventarsi per l’ennesima scommessa. Si presentò in redazione sottolineando una cosa su tutte: “Io sono molto colto, ricordatevelo”. Presentò un piano editoriale fantasioso, in cui cercò di abbinare le sue esperienze infinite alle dimensioni di un’agenzia di stampa. Non aspettò il voto e concluse dicendo: “Di solito è un applauso a sancire che il mio piano è stato approvato”.

Sconcerti si sentiva sempre il numero uno

Non aveva manie di grandezza, Sconcerti. Era grande di suo. Lo sapeva e non lo nascondeva. Chi aveva il privilegio di passare notti lunghissime dopo il lavoro con lui sapeva bene cosa sarebbe successo. A un certo punto, quando i bicchierini di whisky cominciavano a diventare tanti, sarebbe salito su una poltrona a dire a se stesso e al mondo: “Perché io sono il migliore di tutti”. E lo era. Perché con la sua penna sapeva trasformare le cose, perchè sapeva rendere un mito delle favole anche il più sconosciuto dei calciatori se solo s’incapricciava così. Perché echi eterni di letture e classici entravano docilmente nella sua scrittura anfibia.

Amava il diverso, Sconcerti. Confessò una volta che in gioventù al Corriere dello sport si era inventato un’intervista a Pierino Prati perchè gliel’avevano assegnata ma lui non era riuscito a realizzarla dal vivo. Forse, però, venne ancor meglio di fantasia quell’intervista, nessuno si arrabbiò. Amava la differenza che scatta fuori dal piatto, dall’anonimo. All’agenzia Chilometri scoprì che il capo del calcio lavorava a Napoli e non a Roma, sede centrale. La cosa gli piacque: “O è una follia o è una grande scommessa”. Divenne una scommessa vinta.

Sconcerti amava leggere e passeggiare con i cani

Insonne di costituzione, in mancanza di allegre brigate da Amici Miei, Sconcerti amava fare lunghe passeggiate di notte con i suoi cani, altro grande amore della sua vita. Si svegliava tardi ma quando prendeva posto al lavoro era un turbinìo di idee, articoli, approfondimenti. Il giornale ce l’aveva in testa pagina per pagina, dal titolo della prima che si divertiva a fare e rifare, fino all’ultima delle brevi. Più difficile fu per lui adattarsi ai diversi ritmi dell’agenzia che aveva tempi diversi (“al giornale sapevo benissimo cosa sarebbe successo durante il giorno, se squillava il telefono alle 17 sapevo che era il presidente del Coni, se mi chiama il dg della Juve avevo già la risposta pronta alle sue lamentele”). Ma rimase Sconcerti fino all’ultimo nella sua carriera dorata. Impagabile la sua agenda, conosceva tutti e tutti lo stimavano. Impossibile rifiutargli un’intervista. Lo sa bene anche Allegri, uno degli ultimi scoop di Sconcerti per il Corriere della sera. Con Sconcerti se ne va un Gigante del giornalismo, non solo sportivo. Un direttore umano e a suo modo divino. Che ovunque vada ora magari non potrà dire a tutti quelli che lo circondano: “Io sono il migliore di tutti”. Ma probabilmente lo penserà.

Morto Sconcerti, il ricordo del direttore colto che amava genio e scrittura Fonte: Ansa

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