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Tennis Toronto, Berrettini-Sinner preview: perché Matteo, perché Jannik

Dal servizio di Berrettini alla risposta di Sinner: analisi dell'attesissimo derby inedito che andrà in scena al secondo turno del Canada Open, sesto Master 1000 stagionale

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Matteo Morace

Matteo Morace

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Oggi mercoledì 9 agosto, al secondo turno dell’ATP Master 1000 di Toronto, va in scena il derby azzurro tra Matteo Berrettini e Jannik Sinner, un match che mette per la prima volta di fronte gli ultimi due tennisti del Bel Paese a essere entrati in top 10. Una sfida che si preannuncia molto affascinante, soprattutto tatticamente, viste le caratteristiche dei due giocatori, che hanno uno nel servizio, il romano, e l’altro nella risposta, l’altoatesino, i principali punti di forza del loro gioco.

Perché può vincere Berrettini

Fondamentale per Berrettini sarà il rendimento al servizio, che quando è in giornata ha poco da invidiare anche ai Big Server statunitensi come Isner e Opelka. Abbiamo già visto in passato come il servizio di Matteo possa mettere in difficoltà anche i migliori giocatori in risposta del circuito, categoria alla quale appartiene anche Sinner e riuscire a sbarazzarsi il più velocemente possibile dei propri turni di battuta potrebbe rivelarsi fondamentale anche dal punto di vista psicologico, caricando di fiducia il tennista romano e, magari, minando le certezze dell’altoatesino in ribattuta.

Altro aspetto fondamentale sarà l’utilizzo dello slice sulla diagonale del rovescio, quella che rischia di creare più difficoltà all’attuale n°38 del mondo. Più volte si è visto Sinner andare fuori giri o tirare direttamente a rete quando affrontava degli slice tenuti bassi e quello di Berrettini è uno dei più efficaci del circuito, cosa che gli ha permesso di sopperire a un rovescio spesso non all’altezza degli altri suoi colpi.

Un’altra opzione interessante a disposizione del tennista Romano sarà quella di chiamare spesso a rete Sinner. Questo perché a livello di tocco, di mano, Berrettini è secondo a pochi e potrebbe sfruttare la sua abilità nel giocare la palla corta per mettere in difficoltà il suo avversario; l’altro motivo è che, per quanto sia migliorato molto nell’ultimo anno, Jannik non appare ancora troppo sicuro quando si trova nei pressi della rete, luogo dove invece Matteo si trova perfettamente a suo agio.

Perché può vincere Sinner

Partiamo dalla superficie. Il cemento, soprattutto quello veloce, appare da sempre quella preferita da Sinner, che infatti ha vinto sei dei suoi sette titoli ATP proprio sul duro, mentre Berrettini, al contrario, ha maggiori difficoltà su questi campi, non a caso è l’unica superficie dove non ha ancora conquistato un titolo nel circuito maggiore.

Altro aspetto di primo piano sarà la risposta. Sinner dovrà essere bravo a far partire lo scambio e a sfruttare tutte le occasioni che Berrettini gli offrirà, anche per provare a stancarlo, visto che, a livello di tenuta fisica, il classe ‘96 appare leggermente più indietro di lui. Fondamentale sarà anche reggere in difesa per allungare gli scambi e magari cercare di far muovere il più possibile il suo avversario che, vista anche la corporatura ben più robusta, non ha negli spostamenti laterali il suo punto di forza.

Ultimo, ma non meno importante, Sinner dovrà cercare di chiudere Berrettini nella diagonale di rovescio, non permettendogli di girarsi su quel dritto capace di tirare carrelli della spesa pieni di casse d’acqua e magari cercare anche un errore con il colpo che è da sempre il meno efficace del suo repertorio.

Tennis Toronto, Berrettini-Sinner preview: perché Matteo, perché Jannik Fonte: IMAGO

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